Avsnitt
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Il più grande attacco di droni ucraini dall'inizio della guerra ha segnato una svolta nel conflitto. Kyiv ha dimostrato di poter colpire in profondità il territorio russo e infrastrutture strategiche, mettendo sotto pressione il Cremlino e la Crimea, simbolo del potere di Vladimir Putin. La risposta di Mosca non si è fatta attendere: un bombardamento su Kyiv tra i più violenti dall'inizio dell'invasione, arrivato in un momento cruciale della guerra. Ma perché? Ne parlo con Tonia Mastrobuoni.
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A Villa Taverna, a Roma, si sono celebrati i 250 anni dell'indipendenza americana, uno degli appuntamenti diplomatici più importanti dell'anno. Ma, dopo le tensioni tra Donald Trump e Giorgia Meloni, l'assenza della premier non è passata inosservata. Il centrodestra, però, era rappresentato ai massimi livelli. A sorprendere è stata soprattutto l'opposizione: l'unico leader presente era Matteo Renzi, mentre il resto del cosiddetto campo largo ha disertato l'evento. Ma perché? Ne parlo con Pietro Salvatori.
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Saknas det avsnitt?
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Roberto Vannacci è diventato uno dei protagonisti più discussi della politica italiana, dividendo l'opinione pubblica e monopolizzando il dibattito mediatico. C'è chi sostiene che la sua notorietà sia soprattutto il risultato dell'attenzione dei giornali e delle televisioni. Ma si può non parlare di Vannacci? Si può ignorarlo senza rinunciare a raccontare fatti che, oggettivamente, hanno rilevanza pubblica? La risposta, per quanto possa risultare scomoda, è no. Ma perché? Ne parlo con Giovanni Zagni.
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Quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca, molti hanno confidato nei meccanismi di controllo della democrazia americana per limitare eventuali eccessi del presidente. Il sistema dei pesi e contrappesi distribuisce infatti il potere tra esecutivo, legislativo e giudiziario, impedendo che una sola figura possa agire senza limiti. Trump ha più volte cercato di mettere sotto pressione istituzioni indipendenti, ma finora questi contrappesi hanno continuato a funzionare. Lo dimostra anche una recente decisione della Corte Suprema, che ha nuovamente ostacolato i piani del presidente. Ma perché? Ne parlo con Matteo Muzio.
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Il 29 giugno 2009 un treno merci carico di GPL deraglia nella stazione di Viareggio, provocando una devastante esplosione che investe il quartiere circostante. Tra le vittime c'è quasi tutta la famiglia Piagentini: si salva solo il padre, Marco. Il bilancio finale è di 32 morti e decine di feriti. Dopo anni di indagini e oltre 250 udienze, vengono processati 33 imputati, tra cui l'ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, condannato in via definitiva a cinque anni di reclusione il 25 giugno scorso. Ma perché? Ne parlo con Federica Olivo.
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Per anni il cambiamento climatico è stato raccontato quasi esclusivamente come un'emergenza ambientale. Ma il caldo estremo, gli eventi climatici sempre più frequenti e l'impreparazione dei Paesi europei mostrano che le conseguenze vanno ben oltre l'ambiente. Sempre più economisti avvertono che la crisi climatica sta diventando un fattore di rischio per la crescita, i conti pubblici e la competitività. Ma perché? Ne parlo con Edoardo Buffoni.
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L'intelligenza artificiale è una rivoluzione tecnologica già in corso, destinata a trasformare lavoro, istruzione e società. Frenarla sarebbe probabilmente inutile; la vera sfida è governarla con regole capaci di bilanciare innovazione, diritti e sostenibilità. Ma insieme alle opportunità emergono interrogativi sul futuro dell'occupazione, sull'impatto ambientale e, soprattutto, sul modo in cui l'AI potrebbe cambiare il nostro modo di pensare. Sempre più esperti avvertono che delegare alle macchine una parte crescente del nostro lavoro cognitivo, non è una buona idea. Ma perché? Ne parlo con Giulio Costa.
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Negli ultimi anni Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron sono stati protagonisti di una lunga serie di scontri diplomatici e politici, dall'immigrazione all'Ucraina, passando per aborto e futuro dell'Unione Europea. I loro rapporti sono stati spesso segnati da tensioni, esclusioni reciproche e dichiarazioni al vetriolo. Eppure, dopo anni di diffidenza, qualcosa sembra essere cambiato. Tra Roma e Parigi è nata un'intesa che fino a poco tempo fa sembrava improbabile. Ma perché? Ne parlo con Claudio Cerasa.
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L'Europa sta registrando temperature mai viste prima, con record, blackout e infrastrutture messe in crisi dal caldo estremo. Eppure, ogni estate ci preoccupiamo e poi dimentichiamo tutto fino all'anno successivo. Forse il problema è anche il modo in cui lo raccontiamo. Dovremmo smettere di parlare di "cambiamento climatico" e iniziare a parlare di "crisi climatica". Ma perché? Ne parlo con Antonello Pasini.
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La lite tra Trump e Meloni ha riportato l'attenzione su una verità spesso dimenticata: la politica la fanno le persone, non meccanismi impersonali. Pur esistendo interessi, lobby e gruppi di pressione, sono i leader a prendere le decisioni finali, talvolta in modo imprevedibile. Episodi come lo scontro con Zelensky o quello con Meloni mostrano come carattere, convinzioni e rivalità personali possano influenzare la politica internazionale. Tuttavia, se i governi cambiano e le scelte possono mutare rapidamente, esiste una dimensione più stabile che tende a sopravvivere ai leader e alle crisi del momento. Anche a quella in corso tra Trump e Meloni. Ma perché? Ne parlo con Mario Del Pero.
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Dopo quattordici anni di egemonia conservatrice e le profonde lacerazioni della Brexit, il Partito Laburista era finalmente tornato al governo del Regno Unito con grandi promesse di stabilità. Il nuovo esecutivo si è però ritrovato subito a fare i conti con un paese logorato da una dura crisi economica, dal declino della sanità pubblica e da pesanti polemiche interne. In questo clima di altissima tensione, l'attuale primo ministro ha appena annunciato le sue dimissioni. Ma perché? Ne parlo con Lorenzo Santucci.
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A Bürgenstock, in Svizzera, Iran e Stati Uniti stanno cercando di costruire un accordo su programma nucleare, sanzioni e sicurezza dello Stretto di Hormuz. Washington parla di progressi, ma il memorandum preliminare continua a dividere analisti e osservatori. A rendere tutto più fragile sono però le tensioni sul terreno: l'Iran continua a rivendicare la capacità di controllare Hormuz, mentre i nuovi scontri nel sud del Libano rischiano di compromettere il cessate il fuoco previsto dall'intesa. Poiché Hezbollah è il principale alleato regionale di Teheran, il successo dei negoziati dipende anche da ciò che accadrà lungo il confine libanese. Resta però un'incognita decisiva: Israele difficilmente accetterà di interrompere le proprie operazioni nel sud del Libano. Ma perché? Ne parlo con Giuseppe Dentice.
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Kevin Warsh è diventato il nuovo presidente della Federal Reserve dopo Jerome Powell, spesso criticato da Donald Trump per non aver ridotto i tassi d’interesse con sufficiente rapidità. Durante il suo mandato, Powell ha mantenuto una politica monetaria prudente per contrastare l’inflazione, difendendo l’indipendenza della Fed dalle pressioni politiche. Trump avrebbe voluto una politica più espansiva per sostenere crescita, investimenti e consumi, ma non aveva il potere di rimuoverlo per divergenze sulle decisioni monetarie. Con l’arrivo di Warsh molti si aspettavano un cambio di rotta, ma il nuovo presidente ha deciso di mantenere invariati i tassi d’interesse. Ma perché? Ne parlo con Raffaele Ricciardi.
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Dopo l’incendio di Crans-Montana nella notte di Capodanno 2025, gli studenti italiani coinvolti, pur avendo trascorso mesi lontani dalla scuola per cure e riabilitazione, sono stati tutti promossi. In Svizzera, invece, i coetanei colpiti dalla stessa tragedia sono stati bocciati per il mancato raggiungimento della soglia minima di frequenza prevista dalla normativa. La vicenda evidenzia due approcci diversi al rapporto tra regole e situazioni eccezionali: applicazione rigorosa delle norme da un lato, valutazione delle circostanze umane dall’altro. Questa differenza riflette una tendenza più ampia che emerge anche nel sistema scolastico italiano, dove le bocciature, anche all'esame di maturità, sono sempre più rare. Ma perché? Ne parlo con Daniele Grassucci.
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La guerra in Ucraina sta cambiando rapidamente, con Kiev che intensifica gli attacchi contro infrastrutture strategiche russe anche in profondità nel territorio nemico. Colpire raffinerie e depositi di carburante significa mettere sotto pressione una delle principali fonti di finanziamento dello Stato russo e dello sforzo bellico di Mosca. L'ultima offensiva, che ha coinvolto centinaia di droni diretti verso diverse regioni russe, è tra le più vaste dall'inizio del conflitto. Questa escalation arriva mentre il tema Ucraina torna al centro del dibattito internazionale e delle dinamiche diplomatiche tra le grandi potenze. In questo contesto, sorprende soprattutto il ritorno di Donald Trump sul dossier ucraino, dopo mesi di relativa distanza dal tema. Ma perché? Ne parlo con Gianluca Pastori.
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Dal 2022 la Procura di Milano ha aperto circa venti procedimenti sull'urbanistica cittadina, tutti legati a una stessa contestazione: secondo i magistrati, molte nuove costruzioni sarebbero state autorizzate come semplici ristrutturazioni. Al centro delle accuse c'è l'utilizzo della SCIA, una procedura più rapida che, per l'accusa, sarebbe stata applicata anche a interventi che avrebbero richiesto iter urbanistici più complessi. Il caso simbolo è quello della Torre Milano di via Stresa, diventato il fulcro del dibattito giudiziario e politico fino alla proposta del cosiddetto “Salva Milano”. Queste inchieste hanno messo in discussione il modello di sviluppo urbanistico della città e bloccato numerosi progetti. Due giorni fa, però, nel primo processo arrivato a sentenza, tutti gli imputati sono stati assolti. Ma perché? Ne parlo con Federica Olivo.
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La guerra tra Stati Uniti e Iran si è conclusa senza aver raggiunto nessuno degli obiettivi dichiarati: né il cambio di regime a Teheran, né una soluzione definitiva alla questione nucleare. Per molti osservatori, incluso lo storico israeliano Benny Morris, l'accordo voluto da Trump rappresenta più una tregua che una vittoria. E se Washington esce dal conflitto con risultati modesti, c'è un alleato che potrebbe avere ancora più motivi per essere insoddisfatto. Israele. Ma perché? Ne parlo con Giuseppe Dentice.
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Trump ha annunciato un’intesa preliminare con l’Iran poche ore prima del suo compleanno, presentandola come un successo storico e personale. L’accordo, confermato da Teheran il giorno successivo, prevede la sospensione delle ostilità dirette e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Tuttavia non si tratta di un trattato di pace, ma di un memorandum d’intesa che rinvia le questioni più delicate. Il tema cruciale del programma nucleare iraniano resta infatti aperto e sarà oggetto di ulteriori negoziati nei prossimi sessanta giorni. Solo allora si potrà capire se l’intesa rappresenterà una vera svolta diplomatica o soltanto una vittoria narrativa per entrambe le parti. Ma perché? Ne parlo con Mario Del Pero.
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In pochi mesi Roberto Vannacci è passato dall'essere una figura controversa a uno dei protagonisti più discussi della politica italiana. Dopo il successo editoriale e il risultato ottenuto alle elezioni europee, il generale ha consolidato la propria presenza nel dibattito pubblico, conquistando consenso soprattutto tra gli elettori che chiedono una destra più identitaria e meno incline ai compromessi. Anche le sue recenti apparizioni televisive hanno confermato la capacità di imporre temi e argomenti all'agenda politica nazionale. Una crescita che non riguarda soltanto la sua popolarità personale, ma che rischia di influenzare gli equilibri dell'intero centrodestra. Vannacci è un problema serio per Giorgia Meloni. Ma perché? Ne parlo con Alfonso Raimo.
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Dopo quasi quattro mesi di guerra, il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran potrebbe essere arrivato a un punto di svolta. Quello che inizialmente sembrava un intervento destinato a provocare il rapido crollo della Repubblica Islamica si è trasformato in un confronto molto più complesso, nel quale Teheran ha dimostrato una capacità di resistenza inattesa. Decisivo è stato il ruolo dello Stretto di Hormuz, la principale leva strategica iraniana, capace di mettere sotto pressione l'economia globale e di allarmare Europa e Stati Uniti. Di fronte al rischio di una nuova crisi energetica e di una ripresa dell'inflazione, l'obiettivo del cambio di regime sembra aver lasciato spazio alla ricerca di una soluzione negoziata. Ora, per la prima volta dopo mesi, Washington e Teheran sembrano davvero vicine a un accordo. Ma perché? Ne parlo con Maurizio Molinari.
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