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Francesco De Carlo è uno dei comici italiani più interessanti in circolazione, e da qualche anno alla sua carriera italiana se n'è aggiunta una statunitense di grande successo: si esibisce regolarmente al Comedy Cellar di New York, il locale più importante al mondo per la stand up comedy, e qualche settimana fa anche al celebre Tonight Show di Jimmy Fallon. La sua storia di successo ci fornisce un punto di vista originale su molte questioni, e non solo per la capacità dei migliori comici di osservare noi stessi e i nostri tic.
In questa puntata di Wilson – registrata dal vivo al Teatro Filarmonico di Verona durante l'ultimo Talk – parliamo con De Carlo di cosa fa ridere noi e cosa fa ridere gli americani, e di cosa vuol dire fare il comico in inglese con un accento italiano in un paese che trova gli stranieri sia affascinanti che minacciosi. Parleremo di stereotipi, di politicamente corretto, di satira politica, di soldi e di lavoro. E di cosa vuol dire di questi tempi vivere e lavorare a metà fra Italia e Stati Uniti. Non mancheranno aneddoti.
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Ogni volta che qualcuno dall'estero sostiene che l’Italia debba fare meglio di così, abbiamo due reazioni. La prima è metterci sulla difensiva: figurati se deve arrivare, boh, un americano a spiegarci cosa non va. La seconda è abbassare le aspettative: certo, sarebbe bello, peccato che qui le cose funzionano così. Ora, c'è effettivamente un americano che pensa che l'Italia abbia quel che serve, ma che da trent'anni lo sprechi per ragioni che non sono immutabili. Si chiama Alec Ross, ha origini italiane, ha lavorato con Barack Obama e Hillary Clinton; oggi insegna a Bologna ed è l'autore del libro The Italian Dream (Feltrinelli).
Ross propone una cosa che a molti di noi viene quasi da respingere per istinto, con imbarazzo: un sogno italiano, addirittura. Un modo per credere nel futuro del nostro paese senza copiare gli Stati Uniti, coerente con quello che siamo, costruito senza raccontarci le solite favole sul cibo, il sole e il mare. Una conversazione su cosa vorrebbe dire essere patriottici senza sentirsi scemi, credere nell’Italia senza ricadere nella retorica dell’Italia bellissima, e provare a cambiare alcune cose che sembrano impossibili da cambiare.
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In questa puntata di Wilson mettiamo insieme cinque storie diverse su cui è il caso di dire cinque cose un po’ antipatiche. Parliamo dell’ipotesi di affidare ad Angela Merkel un ruolo da negoziatrice sulla guerra in Ucraina; di quanto dovrebbero dispiacerci le enormi difficoltà della politica britannica a dieci anni da Brexit; delle elezioni amministrative in Italia e di una legge che andrebbe cambiata; di quello che sembra il segreto delle leadership italiane quando godono di un temporaneo successo, e cioè: non fare niente. E parliamo di come nel nostro paese esista ormai stabilmente un secondo sistema fiscale, ufficiale e parallelo a quello ordinario, per chi le tasse non le paga. Alla fine però, come sempre, una buona notizia.
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Sabato 16 maggio Bernie Sanders è arrivato al Salone Internazionale del Libro di Torino per parlare a quasi duemila persone, durante l’incontro più affollato e atteso di questa edizione del più partecipato evento sui libri in Europa, e dialogare con Francesco Costa, direttore del Post e conduttore di Wilson ma anche curatore della sezione Informazione del suddetto Salone. Sanders era al Salone per parlare di Contro l’oligarchia (Chiarelettere), il suo libro-manifesto sul vasto e crescente potere dei miliardari e delle grandi aziende tecnologiche.
In questa puntata di Wilson ascolteremo la conversazione integrale. Sanders spiega perché secondo lui Trump non rappresenta la maggioranza degli americani, e perché l’oligarchia è diventata il grande problema delle democrazie occidentali. Ci dirà che l’intelligenza artificiale non va combattuta ma governata, e che la resistenza ucraina deve essere finanziata, sostenuta e armata. E poi: cosa hanno sbagliato i Democratici, come si batte Trump, cosa significa oggi essere progressisti, Gaza, Netanyahu, Putin e il futuro della sinistra americana.
Si ringraziano il Salone del Libro e Chiarelettere.Ringraziamo anche Michele Impedovo per il doppiaggio. -
Sabato 16 maggio Bernie Sanders è arrivato al Salone Internazionale del Libro di Torino per parlare a quasi duemila persone, durante l’incontro più affollato e atteso di questa edizione del più partecipato evento sui libri in Europa, e dialogare con Francesco Costa, direttore del Post e conduttore di Wilson ma anche curatore della sezione Informazione del suddetto Salone. Sanders era al Salone per parlare di “Contro l’oligarchia” (Chiarelettere), il suo libro-manifesto sul vasto e crescente potere dei miliardari e delle grandi aziende tecnologiche.In questa puntata di Wilson ascolteremo la conversazione integrale. Sanders spiega perché secondo lui Trump non rappresenta la maggioranza degli americani e perché l’oligarchia è diventata il grande problema delle democrazie occidentali. Ci dirà che l’intelligenza artificiale non va combattuta ma governata, e che la resistenza ucraina deve essere finanziata, sostenuta e armata. E poi: cosa hanno sbagliato i Democratici, come si batte Trump, cosa significa oggi essere progressisti, Gaza, Netanyahu, Putin e il futuro della sinistra americana.Si ringraziano il Salone del Libro e Chiarelettere.
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Ci siamo raccontati a lungo che l’interdipendenza tra le nazioni fosse una premessa della pace: se i paesi comprano gli uni dagli altri, se dipendono gli uni dagli altri per qualcosa, allora saranno costretti a parlarsi e avranno meno voglia di farsi la guerra. Ha funzionato per decenni, finché non ha funzionato più. Oggi quelle dipendenze sono diventate strumenti di pressione e di ricatto, dal gas russo ai dazi di Trump, dai chip alle terre rare fino allo stretto di Hormuz. E tutti vogliono diventare innanzitutto una cosa: più autonomi.In questa puntata di Wilson parliamo con Marco Simoni, nuovo direttore dell’Istituto Affari Internazionali e già familiare ai podcast del Post, di questo nuovo mondo e di come dovremmo starci. Parleremo di difesa europea, di tecnologia, del ruolo delle competenze e del perché diventare più autonomi non debba per forza voler dire rinunciare all’idea migliore dell’Europa.
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Negli ultimi anni i podcast sono cresciuti molto e sono cambiati radicalmente. Raccontati a lungo come uno spazio più lento, intimo e libero rispetto alla tv e ai social network, oggi sono molte cose diverse: audio, video, clip, talk show, branded content, true crime, prodotti giornalistici, intrattenimento, contenuti per video verticali.
In questa puntata di Wilson guardiamo dietro le quinte per capire come funziona l'offerta di podcast che abbiamo attorno: e quindi come si misura il pubblico dei podcast, quali soldi li tengono in piedi, se i video si sono mangiati i podcast, cosa cambia l’intelligenza artificiale. E perché, alla fine, la domanda decisiva resta sempre la stessa: a chi decidiamo di dare la nostra attenzione?
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Quarant’anni fa il più grave incidente nucleare della storia mostrò al mondo qualcosa di enorme, e non solo sui rischi del nucleare: mostrò il funzionamento dell’Unione Sovietica, la menzogna come sistema di governo, il disprezzo per la vita delle persone, la violenza esercitata anche attraverso il silenzio. Ma quella storia ci dice molto anche sull’Ucraina e su come per decenni sia stata raccontata come un margine della Russia, invece che un paese con una storia, una lingua e una volontà proprie.Ne parliamo con la scrittrice ucraina Yaryna Grusha, autrice del romanzo L’album blu, nata due mesi dopo l'incidente da due genitori scappati dalle zone vicine al reattore. Parleremo di cosa voleva dire crescere nell’Ucraina sovietica e post-sovietica: i segreti, la paura, la povertà, i “bambini di Chernobyl” arrivati anche in Italia, come lei. E di come l’invasione russa abbia cambiato l'Ucraina e il modo in cui la guardiamo. Una conversazione su un paese che abbiamo capito tardi, e che oggi prova a difendere non solo il proprio territorio ma anche il diritto di raccontarsi con le proprie parole.
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Se l’Italia e l’Europa vogliono avere una politica energetica, invece che finanziare quella degli altri e subire ogni evento globale, devono produrre MOLTA più energia. Ma questo obiettivo contraddice la lotta al cambiamento climatico e alle emissioni inquinanti?
In questa puntata di Wilson ne parliamo con Giacomo Grassi, scienziato e membro dell’IPCC, l’ente delle Nazioni Unite che scrive i più attesi e importanti rapporti sul clima. Capiremo quanti progressi abbiamo fatto e quanti restano da fare, cos’è davvero il “Green Deal” europeo, se la transizione rischia di creare una nuova dipendenza dalla Cina. E sentiremo perché Grassi pensa che il catastrofismo climatico può fare più danni del negazionismo e per superare le fonti fossili non basta ripetere che sono brutte, sporche e cattive.
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Le pensioni sono uno dei temi di cui parliamo peggio. Con paura, con rabbia, con slogan, oppure con una frase che abbiamo sentito tante volte: «non la vedremo mai». Eppure le pensioni non riguardano solo il futuro o la vecchiaia, e spiegano moltissime cose dell’Italia di oggi: spiegano anche perché non abbiamo abbastanza soldi per la scuola o per la sanità, per esempio.
In questa puntata di Wilson – registrata dal vivo a Voices, il festival dei podcast del Post che si è tenuto a Torino lo scorso weekend – Francesco Costa dialoga con Elsa Fornero per capire quando si è rotto il sistema delle pensioni e perché continuiamo a discuterne in modo ideologico o fuorviante. E poi torniamo al 2011, senza reticenze: la crisi del debito, il governo Monti, la riforma che porta il suo nome e che l'ha resa un bersaglio.
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C’è una cosa su cui forse le persone di destra e quelle di sinistra potrebbero smettere di litigare e trovarsi d’accordo: l’Italia dovrebbe produrre molta più energia di quanta ne produca oggi. In questa puntata proviamo a capire perché la nostra dipendenza dall’estero ci rende complici e finanziatori della politica estera di paesi che non sono il nostro, oltre che più fragili, più esposti alle crisi e più poveri. E perché comprare l'energia invece di produrla non ci mette al riparo da niente, ma semplicemente sposta altrove costi, impatti e decisioni.
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Le Corti costituzionali sono nate dopo la Seconda guerra mondiale, insieme a molte delle istituzioni e delle regole che dovevano impedire il ritorno delle cose peggiori del Novecento. Oggi però quell’ordine internazionale è in crisi, le democrazie appaiono più fragili e anche il ruolo delle Corti e del potere giudiziario sembra meno solido di un tempo, mentre i governi cercano di allargarsi. Ne parliamo con Marta Cartabia, giurista, già giudice e prima donna presidente della Corte costituzionale, ex ministra della Giustizia nel governo Draghi: di cosa possono fare davvero i tribunali di fronte a un governo, di cosa succede quando la politica ignora le loro decisioni, del rapporto tra democrazia e limite al potere, delle carceri, delle leggi elettorali, dell’informazione e delle nuove minacce al dibattito pubblico. E di una domanda che riguarda tutti: le regole della nostra democrazia stanno ancora funzionando?
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Il referendum sulla giustizia ha negato al governo l'ultima possibilità di approvare una grande riforma. Nel giro di poche ore sono arrivate dimissioni e richieste di dimissioni in un clima di forte tensione e apparente smobilitazione, a un anno dalle elezioni politiche. In questa puntata proviamo a mettere ordine sulle conseguenze del referendum grazie all'aiuto di Valerio Valentini, cronista politico del Post: cosa significano davvero le dimissioni al ministero della Giustizia? Perché Meloni ha chiamato in causa Daniela Santanchè? E poi: cosa resta da fare da qui alle elezioni politiche? Potremmo votare anche prima del 2027? I voti del No sono un’alternativa al governo o un'illusione ottica? -
Cambia qualcosa l’intervista di Giorgia Meloni a Pulp Podcast? Il sorteggio dei membri del CSM sarà davvero casuale o può essere aggirato? Ci sono parti della riforma che rischiano di essere incostituzionali? Oggi i magistrati vengono puniti quando sbagliano? Quante e quali sono le famigerate "correnti" nella magistratura? Quanto costa separare le carriere e fare due CSM? E molte altre, tra quelle che ci avete scritto voi stessi in queste settimane di campagna elettorale.L'ultima puntata di Wilson speciale referendum, con Francesco Costa e Valerio Valentini, si può ascoltare gratuitamente sia sull’app del Post che su tutte le piattaforme di podcast. Se vuoi continuare ad ascoltare Wilson dalla settimana prossima, abbonati al Post. Se vuoi seguire i risultati col Post, lunedì 23 marzo ci trovi in diretta video su YouTube dalle 14.
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Chi critica la riforma della giustizia sostiene che metterà i pubblici ministeri sotto il controllo del governo, anche se la legge non lo dice. E aggiunge che renderà i magistrati debolissimi ma anche potentissimi. Capiamoci qualcosa.
Wilson speciale referendum esce ogni giorno fino al 20 marzo, intorno all’ora di pranzo, con Francesco Costa e Valerio Valentini: e si può ascoltare gratuitamente sia sull’app del Post che su tutte le piattaforme di podcast.
Wilson è uno dei podcast compresi nell'offerta per le persone abbonate al Post, ma le puntate fino al referendum sono eccezionalmente disponibili per chiunque: pensiamo che sia importante che più persone possano informarsi bene, su un argomento come questo. Se ti sembra utile, puoi sostenere questo lavoro e abbonarti al Post: in cambio avrai accesso a tutti i podcast, alle newsletter e al sito senza pubblicità. -
Gisèle Pelicot è la donna francese che per quasi dieci anni fu sedata dal marito e stuprata da lui e da decine di uomini, in una vicenda sconvolgente emersa nel 2020 e diventata uno dei casi di violenza contro le donne più discussi al mondo. Durante il processo, ha scelto di rinunciare al diritto all'anonimato e di non nascondersi, sostenendo che «la vergogna deve cambiare lato» e trasformando la propria storia in una questione pubblica e politica. Fino a questo momento, però, non avevamo sentito la sua voce, se non nel processo o in poche interviste all'estero.
In questa puntata di Wilson, invece, Gisèle Pelicot racconta tutto in prima persona: la sua vita di prima, il suo matrimonio, le sue scelte durante il processo e quello che è venuto dopo. Una conversazione su violenza, vergogna, responsabilità e su cosa significa ricostruirsi e fuggire dal ruolo della vittima, con Francesco Costa e Giulia Siviero della redazione del Post. La traduzione dal francese delle risposte di Pelicot è di Sonia Folin. Il libro di Gisèle Pelicot si intitola Un inno alla vita ed è uscito in Italia il 17 febbraio per Rizzoli.
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Approvare una legge costituzionale è più difficile che approvare una legge ordinaria: è un modo per spingere il parlamento a collaborare, quando c’è di mezzo la Costituzione. Eppure questa riforma sulla giustizia l’ha scritta il governo, e il parlamento non ha potuto toccarne una virgola.
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C'è un nome che torna spesso nella campagna per il referendum costituzionale sulla giustizia, soprattutto parlando del CSM e delle famigerate correnti: il nome di un magistrato importante, evocato come simbolo di un sistema e di uno scandalo.
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Il risultato del referendum pesa soprattutto sulle due principali leader della politica italiana, Giorgia Meloni ed Elly Schlein, che si stanno preparando all’inizio della campagna per le elezioni politiche del 2027. In questa puntata proviamo a capire chi ha di più da perdere, e cosa rischiano entrambe.
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Facciamo chiarezza su uno degli argomenti più discussi nella campagna per il referendum: per fare le cose previste dalla riforma serviva davvero cambiare ben sette articoli della Costituzione? Oppure si potevano ottenere risultati simili con una legge ordinaria?
Wilson speciale referendum esce ogni giorno dal 9 al 20 marzo, intorno all’ora di pranzo, con Francesco Costa e Valerio Valentini: e si può ascoltare gratuitamente sia sull’app del Post che su tutte le piattaforme di podcast.
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