Avsnitt
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Distruzione creativa. Con questa espressione, negli anni 50’, l’economista austriaco Joseph Schumpeter indicò il “processo di mutazione industriale che rivoluziona incessantemente la struttura economica dall'interno, distruggendo senza sosta quella vecchia e creando sempre una nuova.” Secondo Schumpeter, che si basava su un'attenta lettura del pensiero di Marx, attraverso questo processo di distruzione creativa l’innovazione tecnologica produce crescita economica. Non bisogna quindi spaventarsi se qualche prodotto cessa di esiste, se qualche processo produttivo viene eliminato, portandosi via anche qualche tipologia di lavoro. Al loro posto, ci saranno prodotti più appetibili, più sicuri. Processi produttivi più efficienti, meno inquinanti, meno faticosi per chi lavora. Lavori e mansioni nuovi.
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Gli incentivi sono stati la lingua franca delle scienze economiche nel ventesimo secolo. “Se si vogliono cambiare i comportamenti degli agenti economici” – argomentava un mio professore all’Università di Zurigo verso la fine degli anni 80 – “non serve l’etica. Bisogna piuttosto sforzarsi di parlare il linguaggio degli incentivi”. Permettetemi di ricordare che con la parola incentivus i latini indicavano uno strumento musicale molto simile al flauto.
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Saknas det avsnitt?
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Se c’è una cosa che ho imparato in tutti questi anni è che l’economia è una disciplina per nulla scontata.
L’economia è un po’ dove non te lo aspetti, come non te l’aspetti, al punto che spesso ci troviamo a fare scelte economiche senza neppure accorgercene. Se scelgo di staccare prima dal lavoro per andare a consolare la mia amica lasciata dal fidanzato fedifrago, non solo sono una brava amica ma dimostro di attribuire alla solidarietà femminile un valore superiore rispetto al mio salario orario. Se poi lei se lo ripiglia, da brava economista mi faccio rimborsare il salario mancato.
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Per garantire un modello di sviluppo sostenibile è necessaria un’economia interessata a tutelare la società e il pianeta. Ma non solo. Ai più sfugge ancora la profonda novità di questo paradigma che implica il passaggio dalla semplice creazione di valore per gli azionisti alla creazione di valore per tutti i portatori di interesse, i cosiddetti stakeholder. Molte imprese stanno abbracciando il concetto dello stakeholder capitalism. Alcune ci riescono abbastanza facilmente perché hanno sempre avuto un occhio di riguardo nei confronti dei loro interlocutori, per altre il cambiamento è davvero difficile.
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In Svizzera, i tassisti che utilizzano la piattaforma Uber saranno considerati come dipendenti e non come lavoratori autonomi. Infatti, la settimana scorsa Il Tribunale federale ha confermato una precedente decisione in tal senso del Tribunale cantonale di Ginevra. Sindacati e governo ginevrino si sono dichiarati molto soddisfatti. Che a centinaia di lavoratori sia stato impedito, almeno temporaneamente, di svolgere il proprio lavoro sembra essere di minore importanza. A seguito della decisione, Uber assumerà i propri autisti a Ginevra indirettamente attraverso aziende di trasporto.
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Ordine e disordine. Era questo il tema che lo scorso fine settimana ha animato gli incontri ospitati dalla città di Trento per l’annuale e ormai tradizionale Festival dell’economia. Un tema che potrebbe essere declinato invertendo le due parole: il disordine attuale e l’ordine possibile, e quindi le tempeste più o meno perfette, come ci ricordava Barbara Antonioli Mantegazzini in questa stessa rubrica pochi giorni fa, e le possibilità di far crescere il benessere collettivo, come sempre su Plusvalore ha sottolineato Jenny Assi.
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Lo scorso 2 marzo, 141 membri delle Nazioni Unite approvarono a larga maggioranza una risoluzione di condanna dell’aggressione russa all’Ucraina. Uno degli aspetti contrastanti fu la posizione assunta dalla regione africana. Mentre una maggioranza di paesi votarono in favore della risoluzione, 17 si astennero e 8 non votarono. L’Eritrea vi si oppose. Le ragioni delle loro posizioni sono imputabili ai rapporti storici fra i movimenti di liberazione africani pro-indipendenza e l’ex-Unione Sovietica, agli interessi nazionali pro-russi e al non-allineamento internazionale di alcuni paesi.
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La Giornata mondiale dell’ambiente che si è tenuta domenica scorsa ha coinciso con le celebrazioni del 50esimo anniversario della Conferenza di Stoccolma. Si tratta del congresso che convenzionalmente ha dato vita al diritto internazionale dell’ambiente sancendo per la prima volta l’impegno della comunità internazionale a perseguire un modello di sviluppo che oggi diremo sostenibile. Semplificando, Stoccolma ha dato il via a una prima fase di “ripensamento”: i governi nazionali hanno ammesso le storture legate alla ricerca della crescita ad ogni costo e alle lacune di un quadro normativo volto a favorire la dimensione economica dello sviluppo a discapito di quella ambientale e sociale.
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La crisi finanziaria globale scoppiata nel 2008, la crisi sanitaria legata alla pandemia esplosa nel 2020 e la crisi geopolitica scaturita dall’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio scorso hanno contribuito a esacerbare il conflitto sociale tra capitale e lavoro nelle economie occidentali.
In Svizzera (e a maggior ragione nell’Unione europea) diventano sempre più evidenti diversi problemi che riguardano anzitutto il mercato del lavoro, ma che in un modo o nell’altro, prima o poi, si ripercuotono negativamente nel mercato dei prodotti e da qui colpiscono anche la finanza pubblica.
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“La moneta cattiva scaccia la moneta buona.” Nota come Legge di Gresham, questa affermazione risale al XVI secolo, quando circolavano monete in argento o in oro che avevano un valore intrinseco. Secondo Thomas Gresham, mercante e banchiere inglese, gli operatori economici – mercanti e banchieri, appunto – tendevano a pagare in monete danneggiate – e quindi cattive, dal minore valore intrinseco, ma a farsi pagare in monete buone che poi trattenevano. Di conseguenza, a circolare erano soprattutto le monete cattive. Ovviamente, questa logica applica a molte situazioni. Ancora oggi, quando non si parla di moneta, ma di valute, c’è una tendenza a trattenere le valute rifugio, come il franco svizzero ad esempio, soprattutto durante i periodi di crisi. Ma oggi le monete buone e cattive non hanno tutte lo stesso valore, il tasso di cambio stabilisce il valore relativo delle diverse valute consentendo un riequilibrio della loro domanda e offerta.
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Finalmente, anche in Svizzera è stato misurato il diverso impatto della crisi COVID su uomini e donne.
Merito della Commissione Federale delle Questioni Femminili, che, nello studio appena diffuso, mostra, come prevedibile, che le disuguaglianze di genere sono peggiorate.
Il Governo, un anno fa, in piena pandemia, mentre gli altri paesi si erano già attivati per tentare di contrastarne gli effetti, nemmeno menzionava la she-cession, la recessione delle donne, nella sua Strategia Parità 2030.
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Tecnicamente la tempesta perfetta rappresenta un ipotetico uragano che colpisce puntualmente l'area più vulnerabile di una regione, provocando i maggiori danni possibili. Facile comprendere perché la stessa definizione sia stata spesso utilizzata negli ultimi mesi per descrivere lo scenario economico internazionale, nel quale si cumulano problematiche diverse estremamente interconnesse, al punto da moltiplicarsi a vicenda.
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L’appuntamento è ormai rituale, ma non meno importante: anche quest’anno, infatti, all’apertura del World economic forum di Davos, è stato presentato il rapporto annuale sulle disuguaglianze, rapporto curato da Oxfam una delle maggiori organizzazioni mondiali di aiuti alla povertà con sede a Nairobi in Kenia. I dati sono di una chiarezza impressionante: durante la pandemia 573 persone hanno raggiunto lo status di miliardario, mentre circa un milione di persone sono finite in povertà estrema. La pandemia ha allargato le disuguaglianze, ha dato occasioni di forte crescita degli affari per pochi e ha ridotto le possibilità di lavoro e di reddito per un numero molto elevato di persone.
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Anche gli azionisti nel loro piccolo si arrabbiano e magari può succedere - per una volta - di prendersi una rivincita, rifilando un buffetto al management bocciandogli i lauti stipendi.
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Prima o poi le virtù di un mondo interconnesso, dove i flussi di beni, servizi, persone e idee innovative avrebbero propiziato prosperità e pace, dovevano essere messe in discussione. I movimenti anti-globalizzazione ne avevano già identificato alcune ragioni: libero commercio internazionale distruttore di posti di lavoro nel mondo industrializzato; impatti ambientali negativi degli investimenti nell’estrazione di energie fossili e minerali; dominio delle mega-imprese dell’high-tech e della grande finanza; aumento delle disuguaglianze.
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La guerra in Ucraina sta dimostrando la centralità del tema energetico in generale e della transizione energetica in particolare. Molti Paesi europei, inclusa la Svizzera, si stanno scoprendo vulnerabili: se nel breve termine, la strategia di riduzione della dipendenza dal gas naturale russo è incentrata sulla diversificazione degli approvigionamenti, nel medio e lungo termine pare proprio che il futuro sarà l’idrogeno.
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Nell’arco degli ultimi 15 anni, la popolazione mondiale è stata colpita da una serie di crisi che neanche il più pessimista degli oracoli avrebbe potuto prevedere.
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