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  • Torniamo a parlare di Eracle! È da un po’ che il nostro eroe non viene a farci visita… Oggi fa capolino in una drammatica storia che vede come protagonista uno dei suoi rampolli, Telefo.

    Nell’avventura di oggi, infatti, Eracle dà il via al racconto, è il motore dell’azione.

    Aleo, che regna sui territori di Tegea, nel Peloponneso, si unisce in matrimonio con Neera, una bellissima principessa, con la quale genera diversi figli. Auge è la figlia della coppia che oggi ci interessa: su di lei, infatti, si agita un buio vaticinio.

    Com’è d’uso, infatti, un viaggio a Delfi per interrogare l’oracolo di Apollo sul destino dei propri rampolli, soprattutto se si è un re che vuol tener saldo il proprio regno, si deve proprio fare.

    La pizia, la sacerdotessa che invasata dello spirito di Apollo, risponde alle istanze dei questuanti, per una volta non restituisce un responso enigmatico, come è solita fare: la risposta terribile e chiara viene donata a Aleo: i fratelli di Neera, tuoi cognati, incontreranno la morte a causa del figlio di Auge.

    Aleo, che non desidera una carneficina in famiglia, decide, non appena tornato a Tegea, di far rinchiudere Auge si può dire … in convento!

    La fa nominare sacerdotessa di Atena e la segrega nel tempio della dea: le sacerdotesse come lei rimangono caste per la vita e nessuno sarebbe così pazzo da osare di infrangere o peggio, di far infrangere questo voto!
    Nelle terre di Aleo giunge Eracle...

  • Un paio di episodi fa abbiamo incontrato i due fratelli messenici, Ida e Linceo.
    Ida o Idas, generato da Arene, moglie di re Afareo di Messene, è figlio di Poseidone: come ormai il tuo orecchio si sarà abituato a sentire, Ida è un altro tra i tanti rampolli di una divinità, concepito con una bella mortale.

    Se invece sei nuovo o nuova di queste parti, devi sapere che molte divinità trovano piacere nel congiungersi con regine, principesse, giovinette o ninfe e procreare con loro.
    Nel caso queste giovani donne siano sposate, i mariti di buon grado se non con gioia, accettano il nuovo venuto: un semidio in casa non è certo una cosa di cui doversi vergognare!

    Ida dunque è un semidio ed eredita dal divino padre le caratteristiche di volubilità e di passionalità nel gettarsi in un’avventura, in una battaglia, tra le braccia di una bella fanciulla. Come hai sentito nelle scorse puntate, Ida ha anche un fratello, c’è chi dice gemello, c’è chi dice più giovane, dal nome Linceo.

    I due fratelli stanno quasi sempre insieme, e si sostengono in avventure eroiche e a volte malandrine. Come di certo ricordi, fatale è stata per loro l’ultima razzia compiuta con i cugini spartani Castore e Polluce. In un’occasione, però, Ida affronta un’avventura senza appoggiarsi a fratello Linceo. Questo viene quando si innamora perdutamente della bella principessa Marpessa, figlia del re Eveno.

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    SPOILER ALERT

    Nel racconto si parla di uno scontro corpo a corpo. Nella mia testa, mentre mi figuravo la scena, rivedevo la scazzottata tra i due pretendenti di Vera Mìles in "Sentieri selvaggi" di John Ford. In quella scena, mentre tutti sono preoccupati a incoraggiare questo o quello, la bella Laurie che, discosta, assiste alla lotta, sorride eccitata.

  • Questo terzo episodio dedicato ai gemelli più famosi della mitologia greca e romana forse non te lo aspettavi, avendo raccontato della diciamo “morte” dei due nella scorsa puntata!
    In verità essi continuano a spuntare in diversi episodi della mitologia come apparizioni, numi tutelari o anche terribili fustigatori.

    Dopo la divinizzazione dei Dioscuri, Tindaro re di Sparta, il padre mortale dei due, decide di lasciare il trono. Troppo il peso per lui la cura dello stato: senza eredi, chiama a Sparta il giovane Menelao e gli affida la cura del grande regno.

    Neanche a Messene ci sono eredi al trono: su questo regno, infatti, avrebbero dovuto governare Ida e Linceo, che come sappiamo sono ora passati a miglior vita… Nestore accoglie il peso della gestione dello stato.

    A Sparta molti visitatori vanno a curiosare nella casa dove i due mitici gemelli sono cresciuti. Col tempo, questo palazzo passa di proprietario in proprietario, fino a giungere ad un certo Formione.

    I Dioscuri bussano alla sua porta una notte: i due si spacciano di essere commercianti stranieri giunti da Cirene. Asserendo di essere figli di un antico possessore di quella casa, gli chiedono alloggio e lo pregano di lasciarli dormire nella loro vecchia stanza.
    Fermione, che non è nato ieri, riconosce i due gemelli mitici. Vorrebbe soddisfare la loro richiesta, ma è morbosamente geloso della figlia, che dorme proprio in quella stanza...


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  • I dioscuri, come siamo venuti a sapere nello scorso episodio, si sostengono tra loro sempre e comunque. In coppia, pare risultino imbattibili: ono a superare qualsiasi ostacolo.
    E anche quando devono soccombere a qualcuno più “forte” di loro, fanno comunque la loro bella figura.

    Avrai già capito che sto parlando di Eracle…

    Siamo sulla nave Argo e stiamo navigando in direzione della Colchide, su un quieto mare. Eracle è annoiato a morte e, si sa, quando si è annoiati pare che tutto rallenti fino a fermarsi in un pantano mortale. Il mare piatto, le vele sgonfie, i remi che ritmicamente paiono scandire un triste tran tran…

    Basta! Eracle con una risata tonante risveglia tutti dal torpore di quell’ora senza spina e sfida i suoi compagni di avventura in una gara di resistenza ai remi.

    Tutti ridono e, pur sapendo chi sarà il vincitore di questa gara, a coppie si sistemano ai remi e argo comincia a prendere velocità...



    (NB.: il dialogo tra Castore e Polluce davanti ai quarti di bue è mio come pure la scena dell'agguato: si tratta di descrizioni romanzate d'invenzione a partire da scarni fatti del Mito)

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  • Ci sono coppie di fratelli che si osteggiano, che si combattono, che tra loro instaurano un rapporto di odio, dovuto spesse volte a questioni di eredità o di spartizione di terre. Ci sono coppie di fratelli che si vogliono bene e si difendono l'un l'altro, come Eracle ed Ificlo. C'è una sola coppia nel mito che riesce a dimostrare un incondizionato amore fraterno, un supporto reciproco, la dedizione di uno verso l’altro. Il racconto di oggi riguarda i Dioscuri, i due “splendenti figli di Zeus” come vengono chiamati, Castore e Polluce. la loro genealogia è un po' complessa, ora te la sottopongo.

    Re Tindaro di Sparta sposa Leda, così bella e così perfetta da attirare lo sguardo interessato di Zeus. Leda è superba e fedele, e non c'è verso che Il re degli dei possa anche solo pensare di riuscire a insinuarsi tra lei ed il marito. Zeus per riuscire a giacere con lei si trasforma in un dolcissimo e tenero cigno e, sulle rive di un fiume gorgogliante, all'ombra di alberi che riparano la regina dalla calura, Zeus riesce nel suo intento.
    Ti ho parlato di questa seduzione nell’episodio dedicato a Paride ed Elena, in un lontano episodio della prima stagione.

    Dall'unione con Tindaro, nascono Castore e Clitemnestra, dall'unione con Zeus, Polluce ed Elena.
    Tindaro, benevolmente, adotta come suoi i pargoli figli di Zeus.
    Di Elena e Clitemnestra parleremo in un’altra occasione, ci soffermiamo oggi sui due gemelli/fratellastri.
    Polluce ha il dono dell’immortalità ed è un invincibile pugilatore, mentre Castore, che è il figlio mortale di Tindaro, ha un incredibile dono: nessuno lo supera nell’arte della guerra, nel governare una biga e nel domare cavalli...

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  • Conosciamo Psamate, nereide divinità della sabbia. Il suo intervento è stato fondamentale per il positivo termine del conflitto tra Poseidone e Dioniso: poche puntate fa i due si sono scontrati per guadagnare il diritto di avere la mano della dolce Beroe.

    Re Eaco, che governa su Egina, scorge Psamate di lontano e se ne innamora. Il suo pensiero torna continuamente sulla bella nereide, divinità della sabbia. Il corpo divino e le forme aggraziate turbano il sonno del re che, ormai vinto dal desiderio, decide di fare la sua mossa.

    Avvicina la divinità e tenta in ogni modo di entrare nelle grazie della dea ma nulla: ella desidera mantenersi casta e non ha intenzione per il momento di unirsi con chicchessia, men che meno con uno che si presenta carico di doni sulla riva del mare…

    Re Eaco, figlio della ninfa Egina e di… Zeus non ci sta tanto ad essere scartato prima ancora di essere stato preso in considerazione, ascoltato.
    Perciò continua a sottoporre a Psamate le sue profferte d’amore, fino a diventare importuno…

    Psamate non si accorge che il desiderio in Eaco sta lievitando di minuto in minuto e continua a rifiutare con cortesia le sue attenzioni.

    Stanca, alla fine, Psamate decide di lasciare quel posto e si trasforma in foca proprio nel momento in cui Eaco, non resistendo al desiderio di farla sua, la aggredisce saltandole addosso...



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  • Nelle profondità buie ed insondabili del mare aperto, vive e nuota libero il vecchio del mare, una delle divinità più antiche.
    Proteo, il dio mutaforma.
    Il nome deriva da «protogonos, il primo nato. Questo colloca la venuta al mondo di Proteo nel tempo aurorale, tra le primissime divinità, così antico che alcune fonti dichiarano di ignorare chi possano essere i genitori; altri invece affermano che sia figlio di Poseidone.

    Egli regna sul mare ben prima di Poseidone, distinguendosi per saggezza e veracità. Secondo Esiodo, supera in autorevolezza un sovrano del mare ancora più antico: Briareo dalle cento braccia.

    Come altre divinità dell’inizio, Proteo ha diverse qualità e punti di forza: ha la possibilità di assumere qualsiasi forma: dal mondo animale a quello vegetale fino a finire a quello minerale.
    In un battito di ciglia, Proteo è leone e formica, acqua e roccia, una potente quercia e l’incendio che la avvolge.
    Figura poderosa, in una pittura vascolare primitiva egli è raffigurato con la coda di pesce e con un leone, un cervo e una vipera che gli escono dal corpo…

    Ma non è questa la sua caratteristica più notevole: egli è un sacro datore di divinazioni: la sua parola contiene la risposta giusta a qualsiasi domanda.


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  • Abbiamo lasciato nella scorsa puntata la bella ninfa Beroe che fugge all'accerchiamento amoroso di Dioniso. È riuscita a staccarsi temporaneamente da lui ed avventurarsi su strade non battute e deserte.
    Mentre corre Beroe si accorge che la terra sta tremando: guarda le cime dei monti ma nulla si muove: non ci sono smottamenti, non ci sono crolli. Volge lo sguardo allora verso il mare e vede fermo, ritto in piedi, Poseidone...

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  • Tempo fa ti ho raccontato della vita di Adone, della sua nascita dall’incestuoso legame tra la giovanissima Mirra e suo padre. Adone è così bello che fa innamorare di se Afrodite come pure Persefone.

    Dalla frequentazione con Afrodite nasce la bella Beroe, protagonista e motore del racconto di oggi.
    La bimba, destinata alla saggezza, viene partorita sopra ad un testo di leggi, così come le donne spartane partoriscono i figli sopra uno scudo rotondo di cuoio.
    Alla nascita di Beroe, Afrodite è accudita da Ermes che fa da levatrice e da Temi, che la sorregge nel travaglio.
    I quattro venti portano sulle terre il suono del suo primo vagito, come a riempire la terra dei precetti di Beroe, così Oceano sparge per il mondo l’acqua della sua nascita e il Tempo riveste la piccola con i panni di Dike, la giustizia e le Ore tutte risuonano in un canto di gioia alla notizia della nascita di questa bimba saggia.

    Da Ermes e da Temi, da queste due figure tutelari, la bambina sarà dotata di arguzia e di fermezza di carattere, oltre che di un vivo intelletto.

    Afrodite decide che solo un dio potrà esser degno di avere la mano della sua incantevole creatura.

    Svelta chiama Eros e lo spedisce di gran carriera verso Poseidone e Dioniso, e gli ordina di scoccare al cuore di entrambi identico amore per Beroe, un amore che li spinga a prenderla in sposa...


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  • Siamo arrivati al quinto appuntamento con le avventure di Cadmo in giro per la Grecia: ti ringrazio avere seguito con pazienza tutte le puntate e di essere qui ad ascoltare la conclusione di questa intricata storia!

    La reggia è in subbuglio: da settimane si sta preparando il grande evento.
    La magnifica Tebe guidata da Cadmo ed Armonia è una città tra le più ammirate e temute.
    Cadmo ha stretto alleanze e ha sconfitto nemici: Tebe non teme alcun assalto e prospera.

    Gli dei siedono a tavola con la regale coppia, tutto l’Olimpo scende e offre un aiuto del preparare questo avvenimento in modo che divenga indimenticabile...


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  • Armonia, innamorata di Cadmo, pronta a sposarlo, sta per lasciare la sua casa, l’isola di Samotracia.

    I due promessi sposi, fianco a fianco, sulla loro nave guardano dritto davanti a loro, verso il largo mare. Così vicini uno all’altra, paiono risplendere per grazia e bellezza, qualcuno addirittura li addita come una doppia polena, portatrice di buoni auspici.

    Dall’isola di Samotracia, i due sposi promessi si dirigono verso il Peloponneso per muoversi poi verso la Grecia continentale. Cadmo ha deciso di dare una svolta alla sua ricerca : chiederà aiuto all’oracolo di Delfi.
    L’oracolo di Apollo dona vaticini a volte di ostica interpretazione, ma egli spera che il responso possa essergli in qualche modo utile...


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  • La nave di Cadmo veleggia tranquilla verso l’isola di Samotracia, il mare sereno e morbidi venti spingono il nostro eroe verso la sua sposa promessa.

    Cadmo è partito come le prime striature di luce hanno annunciato la fine della notte. Gli dei gli hanno augurato buon viaggio ed egli con fiducia guarda il grande mare aperto.
    I saltimbanchi delle onde, i delfini, accompagnano gioiosi la sua nave che solca un mare calmo. Cadmo con un lieve sorriso guarda le sue vele, ingravidate dal favorevole vento. Nulla pare possa andare male, eppure una grigia malinconia gli appesantisce l’anima.
    Ogni volta che guarda il mare, ripensa alla sorella, Europa, scomparsa in mare, rapita da un toro… gli pare che sia passato un secolo! Che cosa le sarà successo, quale destino avrà incontrato?

    Sull'isola di Samotracia, verso cui è diretto, governa Elettra, una delle sette Pleiadi, amante di Zeus.
    Figlia del titano Atlante, Elettra, la splendente, la brillante, diviene una delle favorite di Zeus.
    Da queste unioni nascono Emazio, poi Iasione, che diverrà l’amante di una notte di Demetra, Dardano che andrà nella Troade a fondare Troia e il più giovane Emazione, coetaneo di Armonia.

    Elettra ama tutti i suoi figli e assiste ai loro momenti di gloria e di tristezza.

    Molti decenni più avanti, Elettra vola in cielo, raggiungendo le sorelle Pleiadi, nella loro costellazione. Sale piangendo, dopo aver visto le mura di Troia cadere sotto il ferro acheo… in questo cielo non brilla più come potrebbe splendere, proprio per il dolore che non la abbandona.

    Torniamo ad Armonia, che, neonata, giunge improvvisamente dal cielo nel palazzo di Elettra.

    Elettra, che domina in Samotracia con il figlio Emazio, in effetti è la madre adottiva della piccola.
    Come di certo ricordi, Armonia è figlia di Afrodite e di Ares, la dea dell’amore e della bellezza e il dio della guerra.
    All'improvviso la dea scende dall'Olimpo e porta la neonata Armonia proprio ad Elettra...


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  • Ci siamo lasciati nello scorso episodio con Cadmo che sta attraversando le terre di Cilicia quando all’improvviso vede uno stormo di strani uccelli dirigersi in direzione delle terre d’Egitto.
    Appena questo stormo esce dal campo visivo di Cadmo, l’eroe sente un grande vuoto sopra e sotto di se’: da questa brutta sensazione, Cadmo comprende che ciò cui ha assistito è la fuga degli dei dall’Olimpo.
    Che mai starà accadendo sulla cima del monte sacro? O cosa è già accaduto? Se tutti gli dei sono fuggiti, quel che doveva accadere sull’Olimpo è già accaduto…

    Cadmo in quella radura che costeggia un bosco e che si apre al fianco di un monte, percepisce in se’ una particolare inquietudine; quel senso di vuoto ora lo coglie come se all’universo improvvisamente fossero state tolte ordine e sacralità.

    Il mondo sta cambiando, la terra e l’universo stesso pare vogliano ritornare al Caos, il terreno su cui cammina sembra divenire ad ogni minuto più instabile, mobile, come se si stesse per aprire ad ogni passo una voragine… Ci deve essere un motivo per tutto questo terrore che scuote le belve, le cime degli alberi e i picchi montani: per certo qualcosa deve essere successo al Re degli dei… che sia stato ucciso?

    Una forza quasi magnetica attira lo sguardo di Cadmo verso la montagna che si erge davanti a lui. Le pendici ripide sono costellate di grotte buie, profonde e disabitate. No, Non tutte sono disabitate: da una di esse pare uscire una specie di rantolo minaccioso...

  • Cadmo, il mitico fondatore della città di Tebe, non solo costruisce da zero una città, dà origine ad un luogo che pare essere il fulcro del mito: i più grandi eroi vi soggiornano o vi combattono, qui ha i natali Edipo dai piedi gonfi, il triste eroe di cui ti ho narrato tanto tempo fa, qui nasce Semele, che diviene la madre di Dioniso, il dio dell’ebbrezza e della pazzia, qui nasce Penteo, cugino e nemico giurato di Dioniso e ancora qui viene al mondo il cacciatore Atteone, destinato ad essere mutato in cervo per volere di Artemide…

    Ma prima di essere questa città capitale, Tebe era nulla, nient’altro che una vasta landa desolata e inospitale.

    In questo primo episodio e nei prossimi cercherò di tratteggiare per te questo affresco complesso e affascinante che temporaneamente culmina col matrimonio tra Cadmo, figlio di Agenore con Armonia, figlia di Ares e Afrodite.

  • Molti indovini abbiamo incontrato sul nostro cammino e da essi abbiamo sempre imparato qualcosa.
    Il dono del vaticinio, del predire il futuro, di scorgere l’invisibile è un dono che è anche una pena.
    L’essere umano che riesce a interpretare segni e ad avere una voce oracolare ha di certo dovuto pagare un prezzo per questa sua dote.

    Tra le tante che ci sono, la figura di vaticinatore forse più importante di tutta la mitologia greca: il cieco Tiresia.

    La storia di questo indovino è complessa e contraddittoria: il suo dono e la sua pena, infatti hanno genesi diverse.
    Non solo: lo vediamo intervenire in situazioni lontane nel tempo, come se la sua vita trascendesse le generazioni… insomma ci troviamo di fronte a un personaggio spettacolare!

  • Siamo arrivati al nostro terzo appuntamento in questo viaggio alla scoperta dell’amore secondo il pensiero antico.
    Se ti sei perso i primi due episodi, ti invito ad andarli ad ascoltare prima di questo, giusto per goderti l’intero percorso. Innanzitutto, il titolo: inviso agli dei è chi non ama. È una battuta di uno dei protagonisti del Simposio di Platone, frase che fa da chiave di volta per il nostro incontro di oggi.

    In molti degli episodi anche delle passate stagioni sono raccontate storie d'amore che, aldilà degli intrecci, delle complicazioni, segnalano come sempre il Fato a gli dei stessi intervengano a punire chi rifiuta di “darsi” all’amore.

    Prima di queste storie, vorrei parlare però dell'amore incondizionato, quello che si dona e che non pretende nulla in cambio.

  • Nello scorso episodio abbiamo iniziato un percorso alla ricerca del pensiero d’amore per quanto riguarda la visione antica. La puntata si è chiusa con delle riflessioni in riferimento alla paura di essere feriti e la conseguente ricerca di diciamo cercare di organizzare un controllo sulla scelta della persona “ideale” con cui formare coppia.

    Una seconda componente nel nostro esaminare il rapporto d’amore è la ricerca di quella che viene chiamata l’anima gemella.
    Questa ricerca si basa sul pensiero che esista, chissà dove nel mondo, una persona che sarà colei che perfettamente saprà unirsi a noi, curerà ogni nostro male, ci renderà sicuramente felici.
    È un pensiero romantico molto bello, non scevro però da spigoli appuntiti...

  • Eros, il dio arciere della passione d’amore è una delle figure più sfaccettate della mitologia, una delle più complesse e controverse.
    Chi pensa che di esso si possano spendere due parole o poche più, si inganna: come sa chi ha seguito antiche puntate di questo Podcast, Eros pare appartenere a più epoche, essere figlio di più entità, agire in modo apparentemente contraddittorio.

    Come forse ricordi, Eros appare agli inizi del tempo, come forza che illumina quel che si trova all’interno dell’uovo primordiale, dando sussistenza al cielo e alla terra...

  • Cefalo e Procri è una storia d'amore, di gelosia e di tradimento! Ed è una storia bellissima!
    Cefalo, giovane di una bellezza irresistibile è sposo di Procri e la ama teneramente.
    Del fedele Cefalo si innamora perdutamente Eos, la divinità dell’aurora. Come forse ricordi, Eos è stata condannata da Afrodite a bruciare perennemente di desiderio d’amore: non passa giorno senza che ella seduca o rapisca giovani amanti i quali solo temporaneamente riescono a saziare il suo appetito. Tra i suoi amanti più famosi vi sono Titone, di cui ti ho raccontato molto tempo fa e Cefalo, di cui ti narro oggi.

    Cefalo, come ti dicevo, è fedele, ma cade, proprio per la sua perfetta bellezza, nell’occhio della dea dalle dita rosate. Egli è così bello che Eos non vuole trascorrere con lui una sola notte d’amore: vuole tenerlo con se’ e per se’.

    Ma c'è quell'impiccio di sua moglie in mezzo...


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    Forse hai sentito una trama diversa di questo mito: esiste infatti una altra versione, per quanto riguarda Procri che si unisce a Minosse: te ne parlerò in un prossimo episodio dedicato al potente re di Creta.

    Il nodo di Gordio citato riguarda una storia di Alessandro Magno. Il condottiero giunge nella città di Gordio: e qui si trova il famoso "Nodo di Gordio", impossibile da sciogliere, che lega un carro ad un anello fissato ad una parete. Una profezia afferma che solo chi è destinato a divenire il padrone del mondo riuscirà ad aver ragione di quel nodo e a staccare il carro dalla parete.
    Alessandro nemmeno prova a dipanare quell'intrico di corde... con la spada taglia il nodo a metà.
    È lui il predestinato!
    Tagliare il nodo di Gordio, perciò, sta ad indicare una soluzione presa di forza per riuscire a superare una situazione impossibile o di difficoltosissima soluzione.
    La storia di come è stato stretto il nodo di Gordio la trovi nell'episodio 55: Re Mida e le orecchie d’asino

  • Benvenuta e benvenuto in questa nuova puntata speciale!
    Come promesso, ecco qui la seconda parte della puntata celebrativa per questo importante giro di boa!
    In questo episodio rispondo alle restanti domande che mi sono state poste.

    Qui di seguito trovi una bibliografia non esaustiva; ci sono i testi citati nello scorso episodio e in questo.

    Aa. Vv., I Presocratici. Testimonianze e frammenti, voll. 1 e 2, Laterza, Roma-Bari 1990.
    Apollodoro, Biblioteca, Adelphi, Milano 1995.
    Bettini, Maurizio, Il grande racconto dei miti classici, il Mu- lino, Bologna 2018.
    Esiodo, Tutte le opere e i frammenti, Bompiani, Milano 2009.
    Euripide, Le baccanti, Biblioteca universale Rizzoli, Milano 2004.
    —, Ciclope, Biblioteca universale Rizzoli, Milano 2005.
    —, Ione, Mondadori, Milano 2001.
    Graves, Robert, I miti greci, Longanesi, Milano 1992.
    Guidorizzi, Giulio, Il mito greco, voll. 1 e 2, Mondadori, Milano 2013.
    Guidorizzi, Giulio, Romani, Silvia, In viaggio con gli dei, Raffaello Cortina editore, Milano 2019.
    Kerényi, Károly, Gli dei della Grecia, il Saggiatore, Milano 1998.
    Omero, Iliade, Biblioteca universale Rizzoli, Milano 1990. —,
    Odissea, Biblioteca universale Rizzoli, Milano 1993.
    Otto, Walter, Gli dei della Grecia. L’immagine del divino nello specchio dello spirito greco, Adelphi, Milano 2016.
    Ovidio Nasone, Publio, Metamorfosi, Einaudi, Torino 2015.
    —, Metamorfosi, Garzanti, Milano 1995.
    Platone, Fedro, in Tutti gli scritti, Bompiani, Milano 2000.
    —, Gorgia, in Tutti gli scritti, Bompiani, Milano 2000.
    Plauto, Anfitrione, Biblioteca universale Rizzoli, Milano 2002.
    Sechi Mestica, Giuseppina, Dizionario universale di mitologia, Rusconi, Milano 1992.
    Verzura, Elena (a cura di), Orfici. Testimonianze e frammenti nell’edizione di Otto Kern, Bompiani, Milano 2011.