Avsnitt
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C’è un settore che sta diventando sempre più rilevante per il sistema sociale italiano.
Un settore fatto di un insieme di dispositivi in denaro e di servizi che le aziende mettono a disposizione dei propri collaboratori. Con l’obiettivo di accrescere il benessere lavorativo e personale dei lavoratori e dei loro famigliari.
Il welfare aziendale. Sotto questo cappello si nascondono in realtà universi di pratiche e di possibilità. Si, perchè non esiste un’unica tipologia di welfare aziendale.
Che cos’è allora? Quante tipologie ne esistono? Che vantaggi offre alle lavoratrici e ai lavoratori? E quali benefici può portare alle aziende?
Luci e ombre. Ne ho parlato con due esperti: Mariacristina Bertolini - Vice Presidente, direttore generale e direttrice Euromed di Up Day e Paolo Gardenghi - Responsabile welfare aziendale di Up Day.
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A dare il la all’intervista è la passione per un libro, che accomuna me e l’ospite di questa puntata.
Il libro “incriminato” si intitola Community. La struttura dell’appartenenza, di Peter Block. Metto senza esitazione questo libro tra i più belli letti di recente. Anzi, lo metto tra i più potenti. Per la sua capacità di proporre un approccio tutto sommato semplice da afferrare ma non altrettanto da attuare. Un approccio capace di innescare grandi trasformazioni.
Il tema è tanto affascinante quanto complesso: come creare appartenenza. Ovvero come creare (vere) comunità. Un tema che percorre tutto il nostro vivere sociale, lavoro compreso. Nelle comunità che abitiamo la domanda “come creiamo appartenenza?” è di un’attualità bruciante.
Si parla molto anche di leadership, ovviamente. E Andrea, oltre ad aver letto e amato questo libro, fa una cosa più interessante: lo trasforma in azione. Facendo uno tra i lavori più belli, complessi e generativi che si possano fare: attiva e potenzia comunità. Una in particolare, a dire il vero.
Dopo 20 anni nel settore industriale lavorando sui temi dell'innovazione e della ricerca e sviluppo (R&D) oggi è infatti segretario generale di FiemmePER, una fondazione con base in una delle più belle valli del Trentino dove si occupa di sviluppo di comunità.
Come? Ve lo raccontiamo in questa puntata!
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Saknas det avsnitt?
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Io e l’ospite di questa puntata ci siamo conosciuti su Linkedin. Il tempo di "annusarci", di capire che avevamo molte cose in comune e avevo già il suo libro in mano.
La prima cosa che mi ha colpito leggendolo è stata la sua scrittura. Di fatto, è un saggio. Scritto però con parole che vibrano. E raramente accade nei saggi. Diciamo che accade nei saggi che mi piacciono di più.
E molto di questo “vibrare” si deve al vocabolario, al lessico, che l’autore usa – sapientemente – per condividere quanto ha appreso lungo la sua esperienza di vita e lavoro con e nelle organizzazioni.
"Le parole sono importanti!" gridava Nanni Moretti in Palombella Rossa. Le parole costruiscono mondi. E il mondo in cui l’esplorazione di Andrea Vitullo - Executive Coach di Ceo e Top Manager, Founder di Inspire, Designer e trainer di percorsi trasformativi orientati allo sviluppo di nuovi stili manageriali e autore del libro che dà il titolo alla puntata - ci accompagna è un mondo in trasformazione.
Un mondo in cui l’umano precede l’economico. Cosa, per me, ovvia ma che – a giudicare dagli ultimi dati sullo stato di salute e la motivazione delle persone nei luoghi di lavoro – a quanto pare tanto ovvia non è.
Un mondo dove l’essere precede il fare. E dove, con una buona dose di consapevolezza e con le giuste pratiche, è possibile seminare nelle organizzazioni che abitiamo tanti piccoli abracadabra quotidiani. Per far accadere piccole – ma in realtà grandi – magie.
Come? Ve lo raccontiamo in questa puntata!
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Vacanze.
Possiamo viverle - e a volte lo facciamo - come una fuga da una vita, lavorativa ma non solo, che non ci corrisponde più.
Oppure possiamo provare a trasformarle in un tempo e uno spazio che dialoga con la nostra vita quotidiana. Per aggiungere senso e (ri)trovare la centratura e la spinta di cui abbiamo bisogno per stare bene con noi e con gli altri.
Ma allora che cosa può diventare la vacanza? Come possiamo passare dall'ANDARE VIA DA all'ANDARE VERSO? L'ho chiesto a tre amici di LeadEretici, due professioniste e un professionista a cui ho girato queste domande:
Maria Castagna - Educatrice professionale e sociologa che lavora come consulente nell’ambito della relazione d’aiutoAlice Pieriboni - Soul coach, sociologa e formatriceEnrico Zanieri - Executive&talent coach e co-founder della società di formazione NenetUna puntata fresca e leggera, ma ricca di spunti. Per ispirare chiunque voglia (ri)scoprire e nutrire la propria scintilla.
Non solo in vacanza.
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I protagonisti di questa puntata sono due delle anime intorno a cui ruota un progetto molto particolare, il cui nome richiama una serie tv cult.
Marta (22 anni) e Francesco (29 anni) lavorano in un ambito complesso, in cui c'è in gioco la possibilità di perdere il bene più prezioso che abbiamo: la vita. Quest'ambito è la malattia. Che è sempre una "cosa" con cui non vorremmo trovarci a dover fare i conti. Ma lo è ancor di più quando fa capolino nel tempo in cui la vita spinge più forte per esplodere con forza... l'adolescenza.
E proprio qui, in questo confine dai contorni incerti, dove speranze e paure si abbracciano, nasce un progetto che ha una carica generativa pazzesca.
E a imprimergli questa carica sono persone come Marta e Francesco, che esprimono una leadership che ha molto da dire anche a chi opera in contesti radicalmente diversi dalla corsia di un ospedale.
Quali sono gli ingredienti di questa leadership? Come si fa a re-interpretare la malattia? Ve lo raccontiamo in questa puntata.
Approfondimenti:
Il progetto Stranger Teens
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Protagonista di questa puntata è un tema che per secoli è stato una sorta di sottofondo. Una cosa da fare più che un argomento di cui parlare.
Da qualche tempo a questa parte, con un’accelerazione molto forte dalla pandemia in avanti, è diventato un tema oggetto di ampie e accalorate discussioni. Non passa giorno ormai senza che se ne parli.
Il lavoro. Un lavoro che gradualmente – e finalmente – è diventato una componente tra le tante delle nostre vite. Da far coesistere in equilibrio. E da riempire di senso.
Un fare, quindi, che ambisce a nutrire il nostro essere. Ma in che senso? Com’è cambiato il lavoro? Dove sta andando? Quale leadership sta emergendo dalle trasformazioni in atto?
L'ho chiesto a Silvia Zanella. Linkedin Top Voice Lavoro, è direttrice della collana “Voci del lavoro nuovo” di FrancoAngeli. Si occupa e scrive di futuro del lavoro come manager, public speaker, autrice, giornalista professionista.
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La domanda, ovviamente, è retorica. La leadership di cui parliamo qui ha sicuramente a che fare più con l'idea di perdita che con quella di vittoria.
La (vera) leadership porta sempre con sé un senso di perdita. E chi la esercita deve aiutare le comunità nelle quali e con le quali opera a "mettere le perdite sul tavolo", chiamandole con il loro nome.
Come accade tutto questo? Perché? E in che senso la resistenza che avvertiamo è una preziosa cartina tornasole?
Lo racconto qui.
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Se guardiamo i dati sul livello di coinvolgimento delle persone nel lavoro – pensiamo ai famigerati report di Gallup! - emerge uno scenario a tratti infernale.
Un inferno in cui, paradossalmente, ad essersi perso è proprio il fuoco. La spinta, il desiderio. Una sorta di inferno freddo, glaciale, in cui incrociamo persone condannate a cercare un senso del e nel proprio fare quotidiano, che però sembra non arrivare mai.
Ma il paradiso esiste? Se sì, per raggiungerlo attraverso quale limbo si deve passare? È questo il tema della puntata. Per rispondere a queste domande ho voluto farmi condurre da un Virgilio speciale: Luca Nascimben, people director in Rigoni di Asiago.
Nel tempo che abbiamo trascorso insieme, abbiamo cercato di delineare l’identikit di quello che potremmo definire HR trasformativo, ovvero un HR manager capace di accompagnare le persone, e quindi le organizzazioni, nell’affrontare le sfide evolutive che il tempo in cui viviamo mette loro davanti.
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Immaginate un'intera comunità che vive sotto un ponte. Un ponte che, contrariamente a quanto siamo abituati a pensare, ha diviso più che unire.
È quello che è accaduto alle persone che animano il Rione Sanità, che per lungo tempo è stato un quartiere periferico nel centro di Napoli. Una periferia in cui gli stessi napoletani non si azzardavano ad entrare. Figuriamoci i turisti. Va da sé che dove nessuno guarda le ombre proliferano. E così ha fatto la camorra.
Poi un giorno è arrivato Antonio Loffredo. Un uomo. Un prete. Un vero LeadEretico. Che ha sparigliato le carte. A lui, e a persone come Enzo Porzio e Salvatore Iliano - protagonisti di questa puntata e due delle tante anime della cooperativa sociale La Paranza - si deve la più riuscita impresa sociale di Napoli. Tra le più riuscite d'Italia, forse.
Una realtà che in pochi anni è riuscita a trasformare le Catacombe di San Gennaro, da sito misterioso e sconosciuto, in una delle maggiori attrazioni turistiche di Napoli. Ma soprattutto è riuscita a ri-svegliare, ri-attivare e ri-generare un'intera comunità, ri-accendendo nella sua gente il desiderio di futuro.
In cosa consiste quello che ormai è noto come il "metodo Sanità"? Cosa l'ha reso - e continua a renderlo - un'efficacissima azione di leadership? Quali sono gli ingredienti di questo capitalismo dolce o, meglio ancora, (ri)generativo? Enzo e Salvatore lo raccontano in questa puntata.
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Dicembre. Periodo di cene aziendali. E di discorsi di fine anno.
Ho fatto un esercizio. Mi sono divertito ad abbozzare un discorso per una figura apicale di un'ipotetica azienda/organizzazione.
Partendo da due domande: che cosa direbbe una leadEretica o un leadEretico? Quali parole mi piacerebbe risuonassero nelle organizzazioni che abitiamo (non solo a fine anno)?
E questo è quello che è uscito...
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Recentemente ho letto un libro che mi ha folgorato. Community. La struttura dell’appartenenza, di Peter Block (Ayros).
ll tema è tanto affascinante quanto complesso: come creare appartenenza. Ovvero come creare vere comunità. Un tema che percorre tutto il nostro vivere sociale, lavoro compreso.
E si parla molto anche di leadership. Di un tipo di leadership particolare però. Diversa dalla "visione eroica" a cui ci hanno abituato il senso comune o una certa manualistica manageriale. Una leadership che scende dal trono su cui è stata messa e diventa disponibile a tutti.
Block paragona i leader a degli architetti sociali. Non si tratta però solo di muri, tavoli e sedie. É molto di più. É saper fare le domande giuste, che attivano. É favorire alcune conversazioni a scapito di altre. Conversazioni che rendono possibile immaginare nuovi mondi possibili.
Chi esercita leadership è, per Block, un'esperta o un esperto dell'arte di convocare. In cosa consiste quest'arte? Come si esercita? E perchè? Lo racconto qui.
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"Fare la cosa giusta aiuta a scoprire mondi ai quali non avresti avuto accesso. Espande l'immaginazione e spesso apre la porta all'innovazione, che consente di dare vita a business rigenerativi".
Quando ho sentito queste parole, dal palco di un evento a cui ho partecipato, mi sono detto: devo assolutamente intervistarla! A pronunciarle è stata Susanna Martucci. Imprenditrice e fondatrice di Alisea, B-Corp che trasforma gli scarti in prodotti innovativi, ispirando comportamenti positivi attraverso il design.
Tra i tanti prodotti che quest'azienda ha ideato, c'è lei: Pepetua. L'unica matita prodotta interamente in Italia a partire da scarti di grafite. Un purpose brand talmente iconico da essersi meritato un posto nel design store del Moma di New York.
Nel 2023 Susanna ha vinto il Prestigioso Premio Gammadonna per l'imprenditoria innovativa femminile. Abbiamo parlato di business rigenerativo, fallimento, venti favorevoli e contrari, successo, capacità di anticipare il futuro che sta emergendo, leadership... e di molte altre cose che scoprirete ascoltando.
Una vera lezione di imprenditorialità. Una grande lezione di umanità.
Approfondimenti:
Perpetua www.perpetua.it
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Un fenomeno tutto sommato ancora giovane nel nostro Paese, che sta crescendo però velocemente. E che ruota intorno a due parole per molto tempo considerate antitetiche: volontariato e impresa.
Due mondi lontani solo in apparenza che oggi, sempre più, si incontrano dando vita a un contatto che genera benefici per entrambi: per il Terzo Settore così come per l’impresa. Parliamo del volontariato aziendale. O volontariato d’impresa.
Perché è importante che questi due mondi si incontrino? Che benefici porta il loro contatto? E come si fa praticamente? L’ho chiesto a due autorevoli esponenti di queste dimensioni, che hanno scelto di collaborare per diffondere la pratica del volontariato d’impresa:
il Direttore Generale del Centro Servizio Volontariato di Padova e Rovigo e docente dell'Università Cattolica di Milano per il master EMTeSIS - Terzo Settore e Impresa Sociale, Niccolò Gennarol’hr director e Responsabile Area Responsabilità Sociale e Sostenibilità di AIDP Veneto e Friuli-Venezia Giulia - Associazione Italiana Direzione del Personale, Paolo Lombardi
Una collaborazione da cui è nata la guida al volontariato d’impresa, documento prezioso per comprendere questo fenomeno generativo e, soprattutto, per praticarlo efficacemente.
Approfondimenti: ricevi gratuitamente la guida sul volontariato aziendale https://sostieni.csvpadovarovigo.org/ricevi-la-guida-sul-volontariato-aziendale/
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Come riportare energia e motivazione nelle organizzazioni contemporanee? Il viaggio di "Eros e lavoro" parte da qui. Da una domanda. Fondamentale. Che ne apre molte altre.
Non è una domanda da poco. Specie se consideriamo che la motivazione è il sacro graal di quelli che l’autore chiama, con un’espressione che mi piace molto, donne e uomini di organizzazione (consulenti, executive, HR).
Da qui Alessandro Donadio intreccia fili che vanno a comporre una trama tanto intrigante quanto complessa, passeggiando con disinvoltura tra sociologia, antropologia, psicologia e, ovviamente, (molta!) filosofia.
Domande generative. Come le risposte. Ho provato a distillarne qualcuna qui.
Sì, “Eros e lavoro” è un libro tosto. Da vere e veri LeadEretici.
Buona lettura!
Approfondimenti: il libro "Eros e lavoro" https://amzn.to/47gyg18
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Il sociologo Ulrich Beck diceva che i nostri corpi sono immersi nel 21° secolo, mentre le nostre menti e le nostre istituzioni sono rimaste bloccate nel 19° secolo.
Il 21° secolo – affermava – richiede la sostituzione sistematica dell’approccio o/o con l’approccio e/e. Mentre preparavo questa intervista ho capito subito che l’approccio o/o non sarebbe andato bene e che, per unire i puntini, avrei dovuto adottare un approccio e/e.
Il protagonista di questa puntata è infatti tante cose diverse insieme. Contemporaneamente. È un comico E un formatore E un esperto di public speaking E un profondo conoscitore delle neuroscienze E un trainer di mindfulness.
Con Diego Parassole ho parlato di:
umorismo come mezzo per attivare l’ascolto attivo e comprendere più a fondo la realtàformazione e metodo maieuticoleadershipcome stanno le organizzazioni (e le persone che lavorano) oggicostruire ponti ed esplorare mondie tante altre cose che scoprirete ascoltando la nostra chiacchierata generativa.
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Negli ultimi decenni le neuroscienze hanno fatto passi da gigante e gli strumenti che utilizzano, prima confinati in ambito medico-scientifico, sono entrati e sempre più stanno entrando nella nostra quotidianità. Anche in quella lavorativa.
Perché le neuroscienze dovrebbero entrare sempre più in azienda? L’ho chiesto a Serena Candeo. Trainer, coach manageriale e, ovviamente, esperta di neuroscienze. Serena cammina sul confine tra due sponde: le neuroscienze e il lavoro, in particolare nelle organizzazioni. E nel farlo le collega, le mette in relazione. Un contatto generativo, che produce riflessioni che hanno la capacità di espandere la nostra consapevolezza.
Ne è nata una conversazione ricca e “croccante”, di quelle che – per restare in tema – fanno frizzare i neuroni. E le cose che abbiamo esplorato insieme sono davvero tante:
learning organizationbrain based learninggli ingredienti (neuroscientifici) del buon apprendimento organizzativoalcuni esempi concreti delle più recenti applicazioni delle neuroscienze in aziendapeople managementgli interrogativi etici che l’applicazione delle neuroscienze in azienda apreleadershipe molti altri (s)punti.
Abbiamo cercato di portare a galla tutto, luci e ombre.
Approfondimenti: il libro "Il cervello al lavoro", che contiene un saggio di Serena: https://amzn.to/3P1JKii; lo speech di Serena al TedX di Legnano su "Come essere più produttivi distraendosi": https://www.youtube.com/watch?v=BosWi5XAeN4
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Più che di Grandi Dimissioni, preferisce parlare di Grande Ripensamento. E ad essere ripensato non è “soltanto” il senso del lavoro, ma il concetto stesso di carriera. Una parola che, nella sua etimologia, richiama la corsia che un tempo era dedicata al transito dei carri trainati da cavalli.
Unidirezionale, unidimensionale e rigorosamente ascendente.
E se oggi invece, più che a una “I”, la carriera assomigliasse a una “T”? E se quelle che fino a ieri erano considerate “deviazioni” fossero ciò che invece oggi determina il successo professionale?
Che cosa ci dicono le ultime ricerche sul modo di vivere il successo professionale in paesi e culture diverse? E in Italia? Che cosa possono fare gli HR manager per cogliere le opportunità del complesso passaggio d’epoca che stiamo vivendo?
Ne ho parlato con Martina Gianecchini. Professoressa ordinaria di Gestione delle Risorse Umane all’Università di Padova, Direttrice dell’Executive Master in Human Resource Management del CUOA Business School e schermitrice (sì, c’entra).
Dal suo osservatorio ogni giorno indaga e racconta le trasformazioni che investono il lavoro. Anzi, che investono le persone che lavorano. La differenza può sembrare sottile, ma non lo è affatto. Abbiamo parlato di carriera, per cercare di capire che cosa sta accadendo oggi. Allungando lo sguardo verso il futuro.
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Adam Smith è un impostore. Non è vero, non è certo colpa sua se tutti pensano che l'economia moderna nasca con lui e con la sua famosa (o famigerata?) mano invisibile.
La responsabilità - se mai - è nostra, che non abbiamo saputo raccontare la storia per come è andata davvero. La prima (vera) cattedra di economia al mondo è stata istituita nel 1753 all'Università Federico II di Napoli, che la affidò a un italiano: Antonio Genovesi. E indovinate come si chiama la sua opera fondamentale: "Lezioni di economia civile".
Riallacciandosi alla tradizione dell'Umanesimo, Genovesi rovescia il paradigma hobbesiano dell'homo homini lupus (se il mio vicino è un "lupo" non posso che difendermi e diffidare) e riporta la reciprocità dentro il pensiero econonomico. Ponendo così e basi per un'economia in cui 1+1 non fa 2 ma 3.
In che senso? E che cos'è esattamente l'economia civile? Lo racconto qui.
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Leaders are readers. Ma sarà davvero così?
La puntata inizia da qui. Spoiler: eh, tra il dire e il fare...
In questo episodio racconto due libri "croccanti", da cui lasciarsi ispirare: Pensa come una pianta di Stella Saladino e The leader ship di David Marquet. Due letture da LeadEretici.
Due libri molto diversi, per contenuti e stile, con una cosa – fondamentale – in comune. Parlano entrambi di leadership, in maniera molto pratica, muovendosi in equilibrio in una zona tanto scomoda quanto generativa: il confine tra etica (l’orientamento al bene comune) ed eresia (la disponibilità a infrangere regole consolidate per reggiungerlo). Con l'obiettivo di restituire potere alle persone, liberandone il potenziale.
Perchè leggerli? Lo racconto qui.
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All'estero sono già avanti e stanno esplorando da un po'. Ma anche in Italia, finalmente, qualcosa si sta muovendo.
Aziende come Intesa Sanpaolo, Lavazza e altre hanno avviato sperimentazioni in questa direzione. E, nel frattempo, sono usciti i risultati di un grande studio che nel Regno unito ha coinvolto 61 aziende e 2900 persone.
Settimana lavorativa corta: fa bene o fa male? Quattro gorni posson bastare? Dipende. Ho provato a fare il punto qui.
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