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  • "Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).

  • Martin Phillips: Keith Tippett Mujician. The authorised biography (libro + Cd doppio). Ospite a Jazz Anthology Riccardo Bergerone

    Mancava un libro su Keith Tippett, uno dei più grandi protagonisti del jazz d'avanguardia e della improvvisazione europea dalla fine degli anni sessanta fino alla scomparsa nel 2020; a colmare questa lacuna ha pensato Martin Phillips, e il volume è stato da poco pubblicato oltre Manica da Jazz in Britain, corredato da un prezioso Cd doppio, con due registrazioni storiche inedite: un piano solo dell'84, e una esibizione di Tippett alla testa del suo gruppo Ark nel '76. A presentarci libro e Cd abbiamo invitato Riccardo Bergerone, che ha messo a disposizione di Phillips la sua confidenza tanto con il Tippett musicista quanto con l'uomo, offrendo uno dei contributi più importanti alla realizzazione del volume: Bergerone aveva conosciuto giovanissimo Tippett alla fine degli anni settanta, stabilendo con lui un rapporto di profonda amicizia che si è prolungato fino alla morte del grande musicista britannico.

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  • "Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).

  • "Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).

  • "Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).

  • "Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).

  • "Jazz Anthology", programma storico di Radio Popolare, esplora la lunga evoluzione del jazz, dalla tradizione di New Orleans al bebop fino alle espressioni moderne. Il programma, con serie monografiche, valorizza la pluralità e la continuità del jazz, offrendo una visione approfondita di questo genere musicale spesso trascurato dai media. La sigla del programma è "Straight Life" di Art Pepper, tratto da "Art Pepper Meets The Rhythm Section" (1957).

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  • Due album di due significativi protagonisti della scena attuale, il sassofonista Ben Wendel e il vibrafonista Joel Ross, che hanno nella presenza in entrambi di Ross un punto di coincidenza. Cinquantenne, canadese/statunitense, Ben Wendel è noto forse soprattutto come sassofonista di Kneebody, un intelligente e fortunato gruppo definito di jazz fusion; nel suo progetto BaRcoDe - l'album è pubblicato dalla Edition Records - Wendel utilizza in maniera suggestiva una combinazione irrituale, quella del suo sax con quattro musicisti che suonano vari tipi di tastiere a percussione - vibrafono, marimba, balafon, ecc. - o altri strumenti a percussione, e fra loro ci sono personaggi fra i più intererssanti di oggi, come Patricia Brennan e appunto Joel Ross. Gospel Music, pubblicato dalla Blue Note, è il quinto album di Ross per l'etichetta: il titolo non si riferisce al gospel come genere, ma vuole dire che si tratta di musica ispirata - il vibrafonista afroamericano è un musicista profondamente religioso - alle sacre scritture: non c'è bisogno comunque di condividere le convinzioni religiose di Ross per approfittare della musica, un jazz contemporaneo elegante e sentito che si fa apprezzare a prescindere.

  • Mezzo secolo fa, nel 1976, nasceva a Milano, fondata da Sergio Veschi, la Red Records, che è stata in quell'epoca, e continua ad essere oggi, una delle più importanti etichette italiane di jazz. Della Red, della sua storia e della sua attualità, abbiamo parlato l'anno scorso (la puntata la potete trovare in podcast, 26 maggio 2025) con Marco Pennisi, che alcuni anni fa ha rilevato l'etichetta e l'ha rilanciata. Qualche settimana fa (podcast del 23 marzo scorso) abbiamo salutato i cinquant'anni della Red con una prima trasmissione, in cui nel nostro auditorium abbiamo avuto un piano solo con intervista di Hakan Basar, ventunenne pianista turco che la red sta valorizzando. In questa puntata continuiamo a festeggiare la Red con uno splendido live inedito, molto prestigioso per l'etichetta, di McCoy Tyner col suo trio e Bobby Hutcherson come ospite, al Teatro Morlacchi di Perugia nell'ambito di Umbria Jazz 1993. E' McCoy Tyner il mattatore di questo live, impreziosito dalla presenza di Hutcherson: fra i musicisti più grandi della loro generazione (del '38 Tyner e del '41 Hutcherson), a partire dall'album Stick-Up! ('66) di Hutcherson per la Blue Note, il pianista e il vibrafonista sono apparsi assieme in parecchie occasioni, in dischi dell'uno, dell'altro o di entrambi. Qualche mese dopo questa esibizione, nel dicembre del '93 a New York, la loro sintonia si sarebbe rinnovata nell'incisione del loro unico album in duo, Manhattan Moods, per la Blue Note. A cura di Marcello Lorrai.

  • Nella seconda puntata che dedichiamo ai quattro album con Byard Lancaster pubblicati dalla parigina Palm negli anni settanta e ristampati dalla Souffle Continu, riprendiamo ascoltando ancora due brani da Exactement. Consideriamo poi Mother Africa, inciso e pubblicato nel '74, in quintetto, senza un vero e proprio intestatario, ma più che di Lancaster probabilmente album del giovane e brillante trombettista texano Clint Jackson III, e con la suite da cui il disco ha preso il nome firmata dal creatore della Palm Jef Gilson. Infine ci occupiamo di Funny Funky Rib Grib, intestato a Lancaster, registrato nel '74 ma pubblicato nel '79, con una formazione comprendente Clint Jackson, Steve McCall, e musicisti francesi o operanti in Francia, fra cui una figura di punta del jazz francese d'avanguardia, Francois Tusques. Queste ristampe della Palm sono preziose per mettere a fuoco un musicista come Lancaster, sassofonista interessante forse soprattutto al tenore ma che padroneggiava anche l'alto, il soprano e il baritono, eccellente flautista, ma anche trombettista e pianista, influenzato da Coltrane e da Ayler, e con ampi interessi estetici, il free ma anche soul e funk (Lancaster è mancato nel 2012, a settant'anni). E rappresentano un tassello importante per ricostruire il ruolo di Parigi - che già da decenni accoglieva musicisti americani espatriati - nel suo rapporto con l'avanguardia d'oltreoceano: gli album della Palm fanno parte dell'onda lunga dell'estate parigina del '69 e dell'effervescenza discografica della Byg Actuel, che nel '73-74 aveva intanto già cessato l'attività, lasciando il campo ad altri attori, come appunto la Palm. A cura di Marcello Lorrai.

  • Proiezione dell'omonimo negozio di dischi parigino (si veda la puntata di Jazz Anthology del 2 febbraio scorso, disponibile in podcast), la Souffle Continu sta rieditando in Cd e Lp il catalogo della Palm, etichetta creata nel '73 nella capitale francese dal musicista Jef Gilson. Fra i più importanti titoli ristampati di recente, i quattro album della Palm in cui figura il sassofonista e polistrumentista Byard Lancaster, uno dei protagonisti afroamericani dell'avanguardia d'oltre Atlantico che a partire dal '69, per un certo arco di anni, trovarono a Parigi l'attenzione e le occasioni discografiche di cui pativano la mancanza in patria. Nato nel '42 a Philadelphia, negli anni sessanta Lancaster si sposta a New York, dove gravita nell'ambiente del free jazz e partecipa all'incisione di album importanti (Sunny Murray, Marzette Watts, Bill Dixon...), e nel '69 è appunto alla bollente estate parigina del free, e a Parigi torna nel '73, in cerca di migliore fortuna rispetto agli Usa. Tre dei quattro album furono pubblicati nel '74: in questa puntata consideriamo Us, inciso nel '73 in trio, con il formidabile batterista chicagoano Steve McCall, e il doppio album Exactement, inciso nel '74 e cointestato a Lancaster e al percussionista Keno Speller, ma in cui Lancaster è con Speller unicamente in due brani e per il resto è da solo, alternandosi brillantemente a vari strumenti: flauto, sax alto, sax soprano, clarinetto basso, piano. A cura di Marcello Lorrai.

  • I titoli di due album di Sarah Vaughan del '55-56 ci danno tutto il sapore di un'epoca, con l'enfasi sulla nuova qualità di rirpoduzione e di ascolto della musica. Alla metà degli anni cinquanta Sarah Vaughan ha una ricca visibilità discografica, con diversi album. Ci siamo già occupati (nella puntata del 4 novembre 2024, che potete trovare in podcast) del suo album Sarah Vaughan, uscito nel '55 (e poi negli anni novanta riproposto in Cd col titolo Sarah Vaughan and Clifford Brown). Ma nel '55 Sarah Vaughan è presente anche con altri album: fra questi Sarah Vaughan In Hi-Fi, con cui la Columbia ripropone i brani compresi nel 10 pollici Sarah Vaughan, album di debutto della grande cantante pubblicato nel '50 (fra gli accompagnatori c'è Miles Davis), con l'aggiunta di quattro brani supplementari che la Columbia aveva nel cassetto - nel frattempo, nel '53, la Vaughan era passata alla Mercury - e con un nuovo titolo, che con quel "Hi-Fi" è molto al passo coi tempi e à la page per l'epoca. Nel '56 la Emarcy, sussidiaria della Mercury, risponde alla Columbia con un Sarah Vaughan In the Land of Hi-Fi, registrato nel '55, molto brillante e non solo musicalmente più attuale del precedente album quasi con lo stesso titolo, ma con un suono certamente più hi-fi di quello del disco, già datato come incisioni, pubblicato dalla Columbia. A cura di Marcello Lorrai.

  • Negli ultimi anni, e anche molto recentemente, Jazz Anthology ha avuto parecchi ospiti che si sono seduti al pianoforte dell'auditorium di Radio Popolare: Franco D'Andrea, Gaetano Liguori, Stefano Battaglia, Antonio Zambrini, e anche Rob Mazurek in un solo - diventato un album - in cui ha impiegato anche il piano. Musicisti di varie generazioni ma comunque tutti con all'attivo un percorso molto lungo. Questa sera abbiamo nostro ospite un pianista di gran lunga più giovane, Hakan Basar, turco, che ha solo ventun anni, ne compirà ventidue in agosto. Di Basar lo scorso anno la Red Records ha pubblicato l'album Mayden Voyage, in trio con Michelangelo Scandroglio al contrabbasso e Bernardo Guerra alla batteria. La Red Records è stata creata nel 1976 a Milano da Sergio Veschi: rilevata qualche anno fa e rilanciata da Marco Pennisi (ospite di Jazz Anthology lo scorso anno, la puntata la trovate in podcast), festeggia quest'anno mezzo secolo di attività: la rassegna Jazz a Bollate, in corso dal 9 marzo, consacra interamente la sua 28a edizione ai 50 anni della Red, e Hakan Basar è a Jazz Anthology in occasione del suo concerto a Bollate in trio appunto con Scandroglio e Guerra. Qui a Jazz Anthology abbiamo invece il piacere di avere un'idea, attraverso alcuni brani live, di un'altra sua dimensione, quella in solo; e di farci raccontare da Hakan - con Scandroglio in veste di interprete - i suoi primi passi, i pianisti che lo hanno ispirato, il suo incontro da ragazzo con Chick Corea, e appunto la differenza per lui fra la dimensione del trio piano/basso/batteria e quella del solo. A cura di Marcello Lorrai.

  • Gli anni volano e senza neanche accorgercene Franco D'Andrea, grande amico e habitué di Jazz Anthology, non era ospite della nostra trasmissione dall'ottobre 2022. L'occasione per il suo graditissimo ritorno è Live, suo secondo album - un Cd doppio pubblicato da Parco della Musica Records - in trio con Gabriele Evangelista al contrabbasso e Roberto Gatto alla batteria, e anche primo album della lunga carriera di D'Andrea registrato in un club - un vecchio sogno di Franco - nello specifico il Torrione Jazz Club di Ferrara nel dicembre del 2024. Grande protagonista del pianismo contemporaneo, inesausto nella sua originale ricerca musicale, D'Andrea è a Jazz Anthology a ridosso di alcuni appuntamenti importanti, a Bergamo Jazz il 19 marzo, a Jazz a Bollate (nell'ambito di una rassegna interamente consacrata ai cinquant'anni della Red Records) il 20 aprile, al Torino Jazz Festival il 29 aprile, tutti in trio con Evangelista e Gatto. Oltre a presentare una scelta di brani da Live (c'è anche una interpretazione di Norwegian Wood di Lennon McCartney), Franco D'Andrea approfitta del pianoforte dell'Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare (un suo live in solo nel nostro auditorium diventò un album) per illustrare alcune soluzioni "intervallari" utilizzate nei brani, e per improvvisare due brani a mo' di sigla di chiusura della trasmissione. A cura di Marcello Lorrai.

  • Nell'annata discografica '55 le grandi cantanti di jazz sono ottimamente rappresentate; le uscite intestate a Sarah Vaughan sono parecchie, e ci sono album di Ella Fitzgerald e di Dinah Washington, e anche Billie Holiday si difende molto bene: i suoi due album sono fra i più caratterizzanti dell'anno. Billie Holiday At Jazz at the Philarmonic, pubblicato come 10 pollici dalla Clef di Norman Granz, raccoglie materiale dal vivo del '45-46, registrato in due o forse anche tre sedi diverse, nel corso delle serate allestite da Granz con la fortunata formula appunto di Jazz at the Philarmonic, pacchetti assortiti con popolari protagonisti del jazz di stili e generazioni differenti, bianchi e neri, presentati in grandi sale in una dimensione concertistica spontanea e spettacolare, stile jam session: si tratta di registrazioni di una decina di anni prima, ma - come sottolinea lo stesso Granz nelle note di copertina - l'espressione di Billie Holiday non ne esce affatto datata, perché è senza tempo; fra i brani un toccante Strange Fruit. Nel '55 la Clef pubblica anche Music for Torching, primo album di Billie Holiday che l'etichetta realizza direttamente nel formato di Lp a 12 pollici che sta nel frattempo prendendo piede: i brani, registrati nell'estate del '55, sono torch songs, come sono chiamate le canzoni sentimentali in cui ci si strugge per un amore: oltre ad offrire interpretazioni di grande livello dei brani, il disco è anche da considerare un riferimento - non solo in ambito jazzistico - in quanto album esplicitamente dedicato, e addirittura intitolato, a questo tipo di repertorio. A cura di Marcello Lorrai.

  • Uno dei concerti più attesi dell'estate del jazz sarà senz'altro quello del quartetto di Charles Lloyd il 6 luglio a Perugia per Umbria Jazz: aspettando di ritrovare il grande sassofonista dal vivo, ascoltiamo il suo ultimo album, Figure in Blue, in trio con Jason Moran al pianoforte e Marvin Sewell alla chitarra, pubblicato in autunno dalla Blue Note, in doppio Cd o doppio vinile. Il 15 marzo Lloyd compirà 88 anni: uno dei fenomeni caratteristici della più recente fase del jazz, del jazz del nuovo millennio, è quello della presenza sulle scena di musicisti di grande longevità, non come semplici sopravvivenze, ma come artisti che contribuiscono ad animare il jazz contemporaneo con percorsi di luminosa creatività, continuando ad essere figure carismatiche e a costituire una preziosa sollecitazione anche per i musicisti delle generazioni più giovani. E' il caso di Lloyd, uno dei personaggi emblematici del jazz degli anni sessanta, che poi, defilatosi nei settanta, è tornato in auge negli ottanta, attraversando gli ultimi decenni del jazz con uno status molto alto. La dimensione del trio stimola Lloyd, che con varie combinazioni strumenatli negli ultimi anni l'ha praticata molto: in Figure in Blue la scelta di evitare la ritmica appare azzeccata, e dà alla musica una morbidezza in cui il sax di Lloyd si inserisce come un distillato di suoni e di espressione, di lirismo e di poesia. A cura di Marcello Lorrai.

  • Tre brillanti uscite recenti della dinamica etichetta svizzera Intakt. Negli ultimi anni la intakt ha pubblicato diversi album del sassofonista newyorkese Tim Berne - dagli anni ottanta figura cruciale dell'avanguardia - fra cui un suo duo con il chitarrista Gregg Belisle Chi: del quale adesso la Intakt propone un album di interpretazioni in solo di musiche di Tim Berne, alcune già sperimentate da Berne e Belisle Chi in vari organici, altre composte dal sassofonista appositamente per questo album. Se si è avuta l'occasione di ascoltare Alexis Marcelo - newyorkese, afrolatino, con un background musicale molto interessante e articolato - per esempio accanto a James Brandon Lewis, si è rimasti con il desiderio di approfondire la conoscenza del suo pianismo: complimenti alla Intakt che gli ha offerto una bella vetrina dandogli l'opportunità di un piano solo. La sassofonista tedesca Angelika Niescier, che già aveva robusti rapporti con la scena newyorkese, negli ultimi anni ha intensificato quelli con la scena chicagoana: assieme a figure molto rappresentative dell'avanguardia della Windy City, Nicole Mitchell al flauto, Dave Rempis al sax alto e tenore, Jason Adasiewicz al vibrafono, Mike Reed alla batteria, e a Luke Stewart, bassista degli Irreversible Entanglements, Angelika Niescier crea una musica con una grande coesione di gruppo e di rimarchevole densità e slancio. A cura di Marcello Lorrai.