Avsnitt
-
Un amore più grande, che rompe gli schemi abituali e la semplice pulsione naturale: non solo amare chi ti ama, ma andare oltre. Amare addirittura il nemico, fare del bene anche se non ricevi, perdonare, spuntare le armi della vendetta anche quando ricevi male. Non per debolezza o pavidità, ma perché credi che l'amore alla fine vince, ricuce ciò che è spezzato, versa nel grembo della vita una gioia abbondante. Come si fa? Non è compito nostro, affidato solo alle nostre forze: è possibile solo se accogliamo Cristo nella nostra vita e la vita nuova dello Spirito che Egli ci porta.
-
Parole che rovesciano i nostri abituali criteri, ci sfidando e ci sfuggono: sono le beatitudini. Gesù che ha a cuore la nostra felicità, ma ci invita a guardarla e cercarla da un'altra prospettiva: non quando sei sazio, saturo, tranquillo e con i pezzi della vita tutti a posto sarai felice, ma quando nelle esperienze di vuoto, di limite e di mancanza non resterai vittima della rassegnazione. E allora, quella povertà, crea uno spazio vuoto dentro di te e ti apri al desiderio di cercare ancora, alla relazione con Dio e con gli altri. Perché felicità non è possedere, ma camminare. Non è avere, ma desiderare.
-
Saknas det avsnitt?
-
Sulle rive del lago di Galilea, Gesù osserva alcuni pescatori che stanno riportando a riva le loro barche. Sono abitati dalla delusione interiore, dall'amarezza del cuore per una notte di pesca andata male. La barca è vuota come il "niente" che a volte anche noi sperimentiamo nella vita: i nostri fallimenti, le scelte sbagliate, i giorni inutili, le difficoltà e le stanchezze, i risultati che nonostante il nostro impegno non arrivano. Eppure Gesù sale proprio su quella barca vuota e il luogo del fallimento diventa luogo della Parola, un nuovo inizio. Sale sulla barca della mia vita per dirmi che è sempre possibile ricominciare, anche dai propri fallimenti. E prendiamo di nuovo il largo, con fiducia, entusiasmo e coraggio!
-
Siamo dinanzi al primo rifiuto, a una prima crescente opposizione nei confronti di Gesù. I motivi sono due: il pregiudizio del "conosciamo già chi sei" e il miracolismo del "fai le stesse cose che hai fatto a Cafarnao". Sono due cose che inquinano la nostra relazione con Dio e tra di noi: quando pensiamo di sapere già tutto o cerchiamo solo qualcosa che possa tornarci utile. Il Vangelo ci invita ad abbattere i pregiudizi, a restare aperti e in cammino: verso Dio e verso i compagni di cammino.
-
E' la Domenica in cui celebriamo la Giornata della Parola. E noi tutti, nel cammino della vita, tra le luci e le ombre, i bisogni e i desideri, le speranze e le ferite che ci abitano, abbiamo bisogno di una Parola che sia qui e ora, che sia "oggi". Questo è il primo annuncio di Gesù: la Parola è oggi, si realizza nella tua storia, parla proprio a te. Ascoltiamola e, anche noi, facciamola diventare carne nel nostro oggi.
-
Non hanno vino. E' la nostra situazione in questa pandemia, e in tanti altri momenti di vita e di fede. Quando riduciamo la nostra relazione con Dio al legalismo e all'esteriorità, perdendoci la festa dell'incontro; quando lo scoraggiamento prevale sulla gioia, la paura sulla speranza, la rassegnazione sull'entusiasmo. Ci manca il vino della gioia. Ma Gesù è lo Sposo che Dio ha mandato per rinnovare la nostra vita col vino nuovo del suo amore. Perché diventi, nonostante tutto, una festa.
-
Tre gruppi di persone, dopo essere state interiormente colpite dalla predicazione, chiedono a Giovanni Battista: cosa dobbiamo fare? C'è, dietro questa domanda, il desiderio di cambiare vita, di imprimere una svolta, di decidersi per qualcosa di buono, di iniziare un cammino, un percorso. Questa è la conversione predicata da Giovanni. E' possibile anche per loro: folla anonima, pubblicani e soldati. Gente esclusa dalla salvezza e disprezzata dal popolo. Ma la buona notizia del Dio che viene è per tutti. Nessuno è escluso dal suo sguardo d'amore. A tutti, anche a te, è sempre possibile cambiare.
-
La missione del Battista avviene mentre Tiberio, Pilato, Erode, Anna, Caifa...detengono il potere politico e religioso, detengono il centro della scena. E la Parola viene su Giovanni, nel deserto. Mentre sulla scena ci sono i potenti e le loro trame, Dio parla nel deserto, la storia accade "altrove". Così è nella nostra vita: Dio viene in modo imprevedibile, laddove non ci aspettiamo. Nei deserti dove il potere non può controllare niente, quando ci spogliamo di tutto, quando ascoltiamo il silenzio di noi stessi.
-
Da una parte il Vangelo ci racconta la nostra storia travagliata, dall'altra ci annuncia la buona notizia dentro il travaglio: Dio viene, è all'opera, non ti lascia solo in questa avventura e, per questo, puoi alzare il capo e non permettere al male di soffocarti. Per tenere alta la testa anche in mezzo alle contraddizioni del cuore e della vita, l'esortazione che è al cuore dell'Avvento: vigilate, non appesantite il cuore con gli affanni della vita, alleggeritelo da ciò che lo inquina. Custoditelo. Perché restare svegli è tutto!
-
Tu sei re? Pilato è giustamente stupito di vedere questo giovane sconosciuto, disarmato e imprigionato, che si proclama re. Ed è qui che scopriamo davvero chi è Gesù e quale volto di Dio ci rivela: è un re che non appare come re. Non appare come un politico famoso o un affermato magnate della finanza. Non mette nelle sue mani nessuno, ma si mette nelle nostre mani; non dichiara guerra a nessuno, ma viene a fare la pace tra noi e Dio e tra di noi; non toglie la vita, ma la dona; non grida vendetta ma porta misericordia; non viene con eserciti, ma con amore. E così ci insegna che quando siamo liberi da tutto, da ogni potere, allora regniamo davvero!
-
L'esperienza della fine può essere drammatica. tante cose nella nostra vita finiscono, ma soprattutto: la nostra vita e la storia stessa dell'umanità finiranno. Che "fine" faremo? Gesù, che è a un passo della sua fine, ci offre un meraviglioso annuncio di speranza: mentre il sole si oscura, la luna perde il colore, le stelle cadono..mentre tutto va a pezzi, rotola, finisce..mentre tutto sembra perduto...Il Signore viene e si fa vicino e inizia, in quella storia finita, una storia nuova. Lo sta facendo ora: possiamo vederlo, così come si vedono teneri rami che già annunciano la primavera. C'è un germoglio di primavera anche nel più cupo degli inverni!
-
Nel Tempio di Gerusalemme, luogo sacro e di culto, Gesù osserva gli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, essere riveriti, pregare per farsi vedere, sfruttare la loro posizione per opprimere i poveri. Sono il contrario dell'autentico culto da rendere a Dio. Poi, però, i suoi occhi sempre attenti, teneri, rivolti alle piccole cose, scorgono un'altra scena: una povera vedova che, nel tesoro del Tempio, getta tutto il poco che ha. Lei è maestra e modello di fede, perché dona se stessa e tutta la sua vita, nel silenzio e nell'anonimato. Gesù ce la consegna: una maestra da cui tutti dobbiamo imparare.
-
Uno scriba, che pure è un maestro della Scrittura, va a interrogare Gesù. E' un uomo in ricerca, che non pensa di avere già tutte le risposte. E, perciò, è predisposto all'ascolto. Gesù afferma che il primo e più importante comandamento è amare Dio e amare il prossimo, ma ciò è possibile solo se prima ne viviamo un altro: Ascolta, Israele. Se non ascolti - cioè non accogli davvero l'altro - non potrai mai amare.
-
Mentre Gesù cammina, con una grande folla attorno, un cieco di nome Bartimeo, seduto ai margini della strada, lo chiama, gridando il proprio dolore. E' il nostro grido, quando siamo seduti ai margini della vita perché siamo diventati ciechi e non riusciamo più a vedere la strada, la bellezza della vita, la felicità, la scelta migliore da fare. Ed è il grido, a volte silenzioso, di tanti nostri fratelli che vivono ai margini, per diverse ragioni. Gesù passa, si ferma, guarisce la nostra cecità; ma ci chiede di non soffocare il grido dei fratelli e di essere noi, per loro, strumenti di luce. Perché vinta ogni cecità, ritorniamo a vedere davvero.
-
Mentre Gesù va a Gerusalemme, per condividere con la sua passione e morte la sofferenza dell'umanità e liberarla dal male, Giacomo e Giovanni chiedono posti privilegiati accanto a Lui e gli altri discepoli si indignano. Gesù offre a loro e a noi un insegnamento prezioso: la sete di essere grandi non deve essere estinta ai pozzi avvelenati del potere, che ci mettono gli uni contro gli altri e diffondono la cultura della prevaricazione. L'unico modo per essere grandi davvero, nella vita, è amare. Un amore che si fa servizio per l'altro e che dona una gioia inattesa che nessuno può cancellare.
-
Porta dentro una domanda che riassume l'inquietudine e la sete di tutti noi: cosa devo fare per avere davvero la vita, per essere felice? A quest'uomo, ricco di beni ma anche di doni e possibilità, Gesù chiede di uscire dallo schema; di non addomesticare la vita e la fede; di non limitarsi all'osservanza della legge. Occorre a volte lasciare le sicurezze, i beni che possediamo, per aprirci davvero alla novità della vita e a ciò che Dio vuole operare. Che non ci succeda di restare ricchi di tante cose, ma, alla fine, poveri di noi stessi, di amicizie vere, di scelte coraggiose. E soprattutto di Dio.
-
Tentazione mai passata di moda nel nostro cuore e nelle nostre comunità: chiuderci nel nostro gruppetto, definire bene i confini ed escludere tutti quelli che "non sono dei nostri". Quasi gelosi, se lo Spirito Santo suscita il bene in situazioni e persone che non ci aspettiamo. E Gesù rilancia: abbiate confini larghi, sappiate cogliere il bene ovunque sia, invece che tagliare fuori guardatevi dentro e vigilate per non dare scandalo.
-
Pensiamo spesso a essere i migliori, i primi, i vincenti. Anche a scapito degli altri. E questa tentazione degli apostoli abita anche i nostri cuori e le dinamiche della nostra società: da questa contesa e competizione sfrenate nascono le liti, le divisioni, le guerre. Gesù propone la via della Croce: se davvero vuoi crescere, migliorare, avere una vita riuscita, impara ad amare e impegnati nell'amore. Fatti dono. Invece che all'affermazione di te stesso, prenditi cura della crescita dell'altro. La gioia del donare è superiore a tutto.
-
La domanda che interessa a Gesù è che cosa sia davvero Dio per te. Non una fede per sentito dire, fondata solo su ciò che ti hanno tramandato o hai letto su qualche libro, ma la tua relazione personale e viva con il Signore e con la Sua Parola. Pietro risponde con una formula perfetta, ma non basta: dicendo "Cristo", egli pensa a un a cosa diversa da ciò che Cristo è. Possiamo usare e ripetere parole, formule da catechismo, professioni di fede..ed essere lontani da Dio. Per essere suoi discepoli occorre appassionarsi, prendere posizione, rischiare e amare fino al dono della vita, come ha fatto Lui. Occorre seguirlo davvero!
-
Il sordomuto è tagliato fuori. A lui è impossibilitata ogni comunicazione e anche in mezzo a una folla si sente estraneo e distante. Gesù annulla la distanza, stabilendo con lui una relazione personale: scioglie la sua lingua, apre le orecchie e lo esorta con la parola "Effata", cioè "apriti". A noi, che siamo spesso sordi e muti, che spesso non riusciamo a esprimere ciò che viviamo dentro, che non riusciamo a comunicare tra di noi, che siamo sordi alla Parola di Dio e ai bisogni dei fratelli e muti perché spesso incapaci di prendere parola con coraggio e libertà, il Signore dice: apriti. Apriti: la parola che vince ogni nostra chiusura, ogni sordità, ogni mutismo.
- Visa fler