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MILANO (ITALPRESS) - Intelligenza artificiale, robot umanoidi, interessi geopolitici e crisi automotive: l’ottantesima puntata di Focus ESG mette al centro la dimensione sociale e di governance di una trasformazione che sta ridisegnando il lavoro, l’industria e la competitività europea. Con il giornalista economico Marco Marelli ne parlano Monica Billio, Università Ca’ Foscari Venezia e Centro TranspArEEnS, e Marco Seimandi, Vice President di Westport Fuel Systems, in un confronto che parte dall’avanzata tecnologica di Stati Uniti e Asia e arriva alle fragilità del modello industriale europeo. La crisi dell’automotive, il precedente storico della deindustrializzazione di Mulhouse, la pressione competitiva di Cina e India e il ruolo delle politiche industriali diventano così il filo conduttore di una riflessione su come evitare che la transizione verde si trasformi in nuova dipendenza tecnologica e produttiva.
Al centro della puntata anche il confronto tra modelli diversi: da un lato l’Europa, chiamata a ritrovare neutralità tecnologica, energia competitiva, filiere corte e investimenti comuni; dall’altro l’Asia, con l’India che punta sul gas naturale nei trasporti e la Cina che costruisce ecosistemi integrati tra intelligenza artificiale, batterie, auto elettriche, rinnovabili, università e capitale pubblico. La sfida, per l’Europa, è costruire una governance capace di tenere insieme industria, ricerca, formazione, finanza e lavoro, senza rinunciare alla centralità dell’uomo in un’economia sempre più automatizzata.
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MILANO (ITALPRESS) - Nel nuovo episodio di Focus ESG dell'agenzia Italpress si parla dell’impatto dell’intelligenza artificiale e degli umanoidi sul futuro del lavoro, della società e della sostenibilità sociale. Il giornalista Marco Marelli si confronta con la professoressa Monica Billio, dell'Università Ca’ Foscari e coordinatrice del Centro di competenza TranspArEEnS, e con Alberto Pirelli, presidente della Fondazione Sodalitas. Dal parallelismo con la rivoluzione industriale di Ford emerge una trasformazione altrettanto dirompente, ma molto più rapida, che richiede nuove forme di governance, regole, trasparenza e supervisione umana. Al centro del confronto anche il ruolo delle imprese, chiamate a investire in welfare, formazione, competenze e inclusione per evitare nuove fratture sociali e digitali, con un focus sulle PMI. La sfida è cogliere le opportunità dell’innovazione senza rinunciare alla centralità dell’essere umano, alla responsabilità sociale e al valore del lavoro.
fsc/gsl -
Saknas det avsnitt?
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MILANO (ITALPRESS) - In Europa oltre 200 milioni di immobili consumano troppa energia. La riqualificazione è una priorità non solo ambientale, ma economica e sociale. Per finanziare davvero la transizione servono dati affidabili, regole comuni, strumenti finanziari e meccanismi capaci di distinguere i finanziamenti realmente green dal greenwashing. Nell'episodio 78 di Focus ESG ne parlano Marco Angheben, Head of Business Development di European DataWarehouse e Coordinatore del progetto ENGAGE for ESG, e Monica Billio, Università Ca’ Foscari Venezia e Coordinatrice del Centro TranspArEEnS, con il giornalista economico Marco Marelli.
fsc/gsl -
MILANO (ITALPRESS) - La finanza sostenibile ha ormai smesso di essere una nicchia: dai primi green bond emessi quasi vent’anni fa a un mercato oggi centrale per investitori, imprese e sistema finanziario, il percorso degli ESG sembra segnare una direzione precisa. Ma quanto è davvero solida questa crescita? Ne parlano nella puntata 76 di Focus ESG, Monica Billio, Università Ca’ Foscari Venezia e centro Transpareens, e Ugo Rigoni, Università Ca’ Foscari Venezia, con il giornalista economico Marco Marelli.
fsc/gsl -
ROMA (ITALPRESS) - Le tematiche ESG rappresentato un fattore determinante per le PMI perché incidono direttamente sulla competitività, sull’accesso al credito e sulla capacità di attrarre investimenti. Su questi temi, tuttavia, mentre le grandi aziende hanno già compiuto passi importanti, molte piccole imprese, pur essendo già sostenibili, faticano a comunicarlo. Serve un cambio di passo e, in questo contesto, la finanza sostenibile e le politiche pubbliche possono svolgere un ruolo chiave: attraverso strategie nazionali, fondi dedicati e collaborazioni tra istituzioni, università e sistema camerale. Nella nuova puntata del format dell'agenzia Italpress "Focus Esg", Marco Marelli ne parla con la professoressa Monica Billio, Università Ca’ Foscari Venezia e Fondazione Grins, con il Roberto Amerise, dirigente del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, e Sandro Pettinato, vicesegretario generale Unioncamere.
col3/gsl -
MILANO (ITALPRESS) - L’energia fossile non abdica e attenzione ai molti interessi globali. Il paradosso europeo: riserve infinite di petrolio nel mondo ma mancanza di raffinazione. E’ allarme per il jet fuel, il cherosene, nel Vecchio Continente. Una possibile soluzione se la crisi permane? Chiedere soccorso agli USA nell’immediato, ma quello che serve è un cambio di passo strategico. Attenzione alle mosse dell’Arabia Saudita ma anche al ruolo della Turchia. Sull’energia c’è una concentrazione di interessi mai vista prima perché il mondo è sempre più energivoro e l’efficienza non basta come le rinnovabili. Negli anni settanta i grandi consumatori erano pochi, Stati Uniti, Unione Sovietica, Europa Occidentale e Giappone. Oggi si sono aggiunti: Cina, India, Mercosur, Arabia. I consumi si stima siano aumentati del 175 per cento e c'è chi parla di aumenti nel medio periodo altrettanto significativi per l'intelligenza artificiale in primis. L’Asia si muove alla ricerca di energia, con Corea e India fortemente attivi. L’Europa è in crisi e cerca di reagire perché la transizione con le fonti rinnovabili non basta. L'energia può essere fossile, petrolio, carbone e gas; rinnovabile, solare, eolico, idroelettrico; e nucleare. Nel mondo il mix energetico oggi vede prevalere ancora il fossile con l'80%, il 14-15% per le rinnovabili e il nucleare è al 4-5%. Costo energia e disponibilità sono i due asset strategici, ma anche la lavorazione dal grezzo al prodotto finito. In Italia abbiamo chiuso negli ultimi quindici anni ben sei raffinerie e in Europa sono passate da 114 a 94 per una perdita di capacità superiore al 15%. Nel passato si è fatto troppo affidamento agli approvvigionamenti dalla Russia e con la guerra ancora in atto in Ucraina si è persa capacità e ci si è scoperti corti. Ma quanto petrolio c'è nel mondo e dove si trovano le riserve maggiori? L’Arabia Saudita non ha mai rivelato le sue riserve. E il petrolio del Venezuela quanto incide? Gli Stati Uniti estraggono oggi più di Russia e Arabia Saudita messe insieme grazie alla tecnologia del fracking e hanno raggiunto l’indipendenza energetica. E sempre gli Stati Uniti hanno una produzione di Jet Fuel che potrebbe risolvere la carenza che in Europa potrebbe mettere a rischio i voli a breve. Oggi si sente dire anche che il momento che stiamo vivendo è peggiore di quello degli anni settanta. Ma è vero? Nell’Adriatico c’è un giacimento di gas che l’Italia non sfrutta mentre la Croazia lo fa. E perché il gasolio costa sempre di più? Ma anche quanta consapevolezza c’è, sempre sul gasolio, che è più pulito perché gli è stato tolto lo zolfo e ha richiesto additivazione speciali e viene miscelato con biodiesel che ha costi elevati? Con la crisi russa del 2022 l’Europa ha pensato di ricollegarsi al Medio Oriente, dove nel frattempo sono partite raffinerie anche molto importanti. Adesso dopo il cigno nero in Russia, si è aggiunto il cigno nero dello stretto di Hormuz e quindi siamo a livello europeo in una situazione molto critica. Nell'ultimo documento che verrà discusso a Cipro il 22-23 di questo mese, l'Europa inizia ad individuare una criticità nella raffinazione e potrebbe essere il cambio di passo necessario per ridurre i rischi. Sul gasolio l'Italia è tra i quattro paesi europei che ha una capacità di raffinazione che supera la domanda nazionale; sul jet fuel si copre il 50% della domanda, un altro 50% lo dobbiamo importare. Larry Fink, CEO di BlackRock, ha fatto due scenari, 150 dollari al barile se l'Iran dovesse continuare a rappresentare un pericolo per la stabilità regionale, 40 dollari nel caso in cui l'Iran venisse reintegrato pienamente nell'economia internazionale. E’ una forchetta eccessiva? Sapendo che la chiusura dello stretto di Hormuz vale 20 milioni di barili al giorno, significa che ogni giorno quei paesi perdono 2 miliardi di dollari, che è una cifra talmente alta che sicuramente troveranno il modo di spostare una parte di quei volumi sul Mar Rosso, cosa che ad esempio l'Arabia Saudita sta già facendo, oppure spostarli dalla zona dell'Iraq verso la Turchia e poi utilizzare la pipeline che va a Ceyhan, che è un'altra opportunità, magari potenziandola. Quando cresce il prezzo del petrolio, chi guadagna molto è chi estrae petrolio; la parte che sta a valle, quella del downstream petrolifero, fatta di raffinazione e distribuzione è di fatto compressa. In un contesto complicato il ruolo dei consumatori per avere prezzi più bassi alla stazione di servizio non va comunque sottovalutato. Nella puntata 75 di FOCUS ESG, il giornalista Marco Marelli e il Presidente di UNEM Gianni Murano affrontano il tema energia e fonti fossili, petrolio compreso, a 360°, per saperne tutti di più.
fsc/gsl -
MILANO (ITALPRESS) - Le sfide sono sempre più numerose. Industria, finanza, anche sostenibile, energia e politica sono chiamate a un cambio di passo per ritrovare competitività europea. In questo mese di marzo, i bilanci dei 4 grandi Gruppi automobilistici del Vecchio Continente (Gruppo Volkswagen, Porsche, Mercedes e BMW), evidenziano difficoltà, tutti con utili in contrazione. Porsche ha avuto un crollo dell’utile operativo, con meno 92,7%; Il Gruppo Volkswagen ha un margine operativo del 2,8% contro il 5,9% del 2024 e il brand Audi ha chiuso lo stabilimento bandiera sull’impegno nella riduzione della CO2 di Bruxelles, promosso per anni; Mercedes-Benz archivia il 2025 con un colpo secco alla redditività: l'EBIT di Gruppo scende a 5,8 miliardi di euro (-57%); BMW tiene meglio, il margine EBIT al 5,3% dal 6,3% ma taglia su R&D. Il momento è difficile. E in Germania il top management e anche i consigli di amministrazione hanno i fari puntati addosso sulle remunerazioni, soprattutto per i KPI ESG dati al top management nel passato. Altro tema importante sempre in ottica di sostenibilità gli ETS, l’Emissions Trading System che incidono sui costi dell’energia: una parte d’Europa spinge per una rivisitazione, un’altra parte per mantenerli. La Politica se ne deve occupare e lo farà questa settimana nel Consiglio Europeo. Ma non sarà facile perché ci sono tanti interessi diversi e divergenti tra i 27 membri e trovare la quadra non è facile. Bisognerebbe stabilire le priorità in base all’importanza e ai ruoli. Come nei condomini in base ai millesimi, considerando gli impianti produttivi per Paese. Quando riusciremo a cambiare passo? Il fulcro per ritrovare competitività e per non finire agli inferi è l’energia i cui consumi in tutto il mondo sono visti in forte crescita. Oramai è chiaro a tutti che l’energia rappresenta una leva strategica indispensabile soprattutto per l’AI, ma anche che è uno dei nervi scoperti dell’Europa. Il gasolio è aumentato del 60% perché per anni l’Europa ha guardato solo un lato della medaglia, sottovalutando il rischio di approvvigionamento. Oggi ne paghiamo le conseguenze: il trasporto su gomma si muove con il gasolio e questo si rifletterà sul costo delle merci in tutti i settori, con una probabile ripresa dell’inflazione. Con un effetto domino molto pericoloso. Nella puntata di Focus ESG 74 la Professoressa Monica Billio dell’Università Cà Foscari Venezia e Coordinatrice del Centro di Competenza Transpareens, il CFO di Lucart Andrea Fano, il Presidente di UNEM Gianni Murano con il giornalista Marco Marelli entrano nel merito degli indirizzi strategici per finanza, industria ed energia.
fsc/gsl -
MILANO (ITALPRESS) - ll Medioriente è in fiamme. Il Qatar, secondo produttore di gas liquefatto, è arrivato a fermare gli impianti. Il petrolio rimane un vettore energetico resiliente, arriva da più di 80 fornitori nel mondo, ma comunque è esposto sul prezzo. In Europa siamo troppo scoperti sull’energia. Le fonti rinnovabili, su cui tanto si è investito, in scenari di crisi, purtroppo non sono risolutive. In un mondo sempre più energivoro, soprattutto per l’innovazione legata all’intelligenza artificiale che ne consuma davvero tanta, bisogna cambiare approccio. L’intelligenza artificiale nella sua espressione fisica genera gli umanoidi, che avranno risvolti sulla dimensione sociale ed economica con impatti rilevanti, che possono arrivare a breve: dal supporto per l’invecchiamento della popolazione all’impiego nella manifattura, portando a riduzione dei costi produttivi con riflessi sociali pesanti. E attenzione anche alle potenzialità degli umanoidi nel settore militare. Settore militare su cui tanto ora si sta investendo. Oggi siamo davanti a un cambio di paradigma sulla sostenibilità intesa come capacità di resilienza del sistema. L’acronimo ESG legato alle dimensioni ambientali, sociali e di governance deve essere letto come energia, security e governance. Siamo in SOS e tutto è fortemente connesso e legato. Bisogna avere più consapevolezza degli interessi in gioco in un mondo sempre più spaccato tra occidente ed oriente. In Europa va ripensato l’approccio su energia ma anche si deve intervenire immediatamente sull’intelligenza artificiale nel suo più ampio spettro, compresi gli umanoidi che sono entrati già al lavoro nella prima fabbrica europea, quella di BMW di Lipsia, avendo consapevolezza che Cina e USA hanno già avviato la loro produzione. E sull’energia e i costi c’è il tema degli ETS su cui si è espressa recentemente anche la Presidente del Consiglio Meloni, perché se non gestiti rischiano di essere una zavorra troppo costosa per le aziende ma anche per i cittadini che le pagano in bollette, incidendo per oltre 3 miliardi sulla produzione energetica. L’Europa deve agire con maggiore velocità. Nella puntata 73 di FOCUS ESG ne parlano la Professoressa Monica Billio, ordinaria di Econometria all’Università Cà Foscari Venezia e Responsabile Scientifico del Centro di Competenza Transpareens e il Presidente di UNEM Gianni Murano con il giornalista Marco Marelli.
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MILANO (ITALPRESS) - L’Europa sta vivendo una deindustrializzazione senza precedenti anche come rapidità. Lo studio di Cefic (European Chemical Industry Council) dal 2022 al 2025 parla di una perdita di produzione di 37 milioni di tonnellate che equivalgono al 9% della capacità produttiva europea, con un impatto su 20 mila posti di lavoro diretti. Ma secondo alcuni il quadro è più nero, con 100 siti chimici chiusi, 75.000 posti di lavoro persi e 70 miliardi di euro di capacità industriale cancellati. E nel settore automotive? L’Europa perde capacità industriale a una velocità mai vista. Focus ESG ne torna a parlare dopo le dichiarazioni dell’appena eletto Presidente di Cefic, l’associazione dell’industria chimica europea e Amministratore delegato di Basf, Markus Kamieth, all’European Industry Summit tenutosi la settimana scorsa ad Anversa davanti alla Presidente von der Leyen, al Presidente francese Macron e al Cancelliere Merz. L’industria europea sta attraversando una fase di forte e rapida deindustrializzazione, con settori strategici come automotive e chimica sotto pressione per costi energetici elevati, concorrenza globale sempre più aggressiva, visione strategica più sul breve che sul lungo periodo anche da parte di manager e policy maker, quest’ultimi troppo attenti al consenso immediato. La combinazione di politiche industriali carenti, logiche di breve periodo e un sistema di tassazione ambientale penalizzante ha aggravato la competitività delle imprese europee, rallentando gli investimenti e spingendo molte produzioni fuori dai confini comunitari. Nel settore chimico, l’aumento delle importazioni soprattutto da Cina e i costi legati al sistema ETS hanno inciso sulla domanda e sull’operatività degli impianti, con effetti negativi sulla filiera manifatturiera. La crisi dell’auto con oltre 2 milioni di veicoli persi negli ultimi dieci anni evidenzia la necessità di riscoprire l’importanza dell’ingegneria e dell’innovazione di prodotto, rafforzando il tessuto industriale e la cooperazione tra politica, impresa e ricerca. Bisogna uscire dal sistema ETS, tornare a creare concreto valore e investire meglio. I temi sono affrontati nell’episodio 72 di Focus ESG da Francesco Buzzella, Presidente di Federchimica, dall’ingegnere Maurizio Reggiani, ex Maserati, Bugatti e Automobili Lamborghini, ora coinvolto in attività didattiche all’Università di Bologna con il Professore Cavina e dalla Professoressa Monica Billio, ordinaria di econometria all’Università Ca’ Foscari Venezia e Responsabile scientifico del Centro di Competenze Transpareens, con il giornalista economico Marco Marelli per sottolineare l’urgenza di politiche pragmatiche e di una governance orientata al lungo periodo per invertire la tendenza e sostenere concretamente la competitività europea.
fsc/gsl -
MILANO (ITALPRESS) - Il settore hi-tech continua la sua ascesa e dati e Intelligenza Artificiale si confermano i driver più rilevanti della crescita globale. Chi saprà governare dati e AI avrà un vantaggio competitivo decisivo nel futuro. E c’è chi pensa anche oltre: Elon Musk ha appena annunciato la cancellazione dei modelli S ed Y, per produrre umanoidi Optimus. Il giro d’affari del settore tecnologico e dell’Intelligenza Artificiale è infatti in rapida espansione, trainato da investimenti massicci in infrastrutture: data center, cloud computing e AI rappresentano i principali motori propulsivi, su cui convergono oltre 300 miliardi di dollari, senza considerare l’indotto. Poiché l’impatto coinvolge società, economie nazionali e industria, le cifre crescono in modo esponenziale. Le stime indicano un valore complessivo di 1.000 miliardi di dollari a livello globale, concentrato soprattutto negli Stati Uniti, in Cina e in India. Ma attenzione anche alla Corea del Sud che ha aziende fortemente impegnate nella AI e i microchip, come Samsung, che ha registrato un consolidato di 64 miliardi di euro nell’ultimo trimestre, con record storico di utile pari a 13,7 miliardi e il Gruppo Hyundai anch’esso con risultati record che nella robotica e più precisamente negli umanoidi e nei dati è molto impegnato. E l’Europa? Insegue, frenata dall’atavico problema della frammentazione. La Francia, sul fronte dei dati e dei Large Language Model, spinge con decisione su Mistral, società nata nel 2023 e sostenuta dall’Eliseo, che ha superato i 10 miliardi di euro di valutazione e punta a rafforzare una sovranità tecnologica europea. In questo scenario emerge con forza anche il tema del cloud risk: tra crisi geopolitiche, guerre e dazi, chi non dispone di infrastrutture proprie può trovarsi in difficoltà, così come chi non governa dati, qualità e interoperabilità rischia di essere spiazzato in un mondo che corre veloce e richiede risposte sempre più rapide e complesse. A ciò si aggiunge la questione energetica, perché i data center su cui si regge questa trasformazione sono anche grandi consumatori di energia. L’Italia, in questo contesto, si muove o resta ferma? Sui dati, che sono alla base di tutto, cosa è stato costruito? L’ecosistema digitale Amelia, nato dalla Fondazione Grins con il supporto del PNRR e basato su un’eccellenza italiana come Cineca, può rappresentare un tassello strategico. E in Europa, cosa bisognerebbe fare per costruire un futuro sostenibile e competitivo? Nella puntata 71 di Focus ESG, il giornalista economico Marco Marelli e il professor Matteo Cervellati, ordinario di Economia all’Università di Bologna e presidente della Fondazione Grins, discutono su questi grandi temi che promettono la più grande rivoluzione di tutti i tempi ma anche garantiscono futuro e indipendenza se si riesce a gestirli e soprattutto governarli. E questa è la sfida più importante in un mondo non solo sempre più complesso ma soprattutto dove sarà il possesso della tecnologia a fare la vera differenza.
fsc/gsl -
MILANO (ITALPRESS) - In Focus ESG 70 si mette al centro l’imprenditore. I costi e la disponibilità competitiva dell’energia, la forza lavoro, il passaggio generazionale o la vendita dell’azienda, insieme alle continue richieste di banche, normative, clienti e del sistema nel suo complesso, mettono sotto pressione la governance aziendale, soprattutto nelle micro, piccole e medie imprese. Quali sono gli strumenti di difesa e le leve per non soccombere in un contesto sempre più segnato dall’incertezza, che sembra ormai l’unica certezza? La capacità di gestire una pluralità di rischi diventa il vero asset in grado di determinare la presenza o meno di un futuro. Una parte della narrazione sulle tematiche ESG non ha chiarito adeguatamente quale sia il loro ruolo e, soprattutto, il loro potenziale, che risiede proprio nella gestione del rischio. Il sistema finanziario e bancario ne è in larga parte consapevole, così come importanti istituzioni, ed è fondamentale tenerne conto. Il giornalista Marco Marelli, la professoressa Monica Billio, Università Ca’ Foscari Venezia e Fondazione GRINS, ed Enrico Perego, Partner EY, entrano nel merito offrendo spunti di riflessione e consigli utili.
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MILANO (ITALPRESS) - In Italia le piccole e medie imprese sono oltre 4 milioni. La finanza sostenibile rappresenta per loro un’opportunità concreta per accrescere la redditività, sostenere una crescita competitiva e, in definitiva, garantirsi un futuro. Il mercato della finanza sostenibile, che oggi vale oltre 3 miliardi di dollari, richiede alle aziende una presentazione strutturata e credibile, fondata su solide pratiche di governance. Dal 2018 i fondi ESG sono quadruplicati, segnale di una crescente attenzione degli investitori verso imprese trasparenti e orientate alla sostenibilità.
Per accedere a queste risorse è essenziale predisporre un’adeguata documentazione di sostenibilità e dotarsi di strumenti che facilitino il reporting. I finanziamenti possono essere utilizzati per rinnovare attrezzature, migliorare l’efficienza produttiva, ridurre l’esposizione ai rischi climatici e valorizzare la forza lavoro. Le grandi aziende dispongono già di figure dedicate e il ruolo dei CFO è diventato sempre più centrale.
In questo contesto, l’Associazione Nazionale Amministrativi e Finanziari (ANDAF) sta sviluppando un supporto operativo per aiutare le imprese nella redazione dei report di sostenibilità, mentre la Fondazione GRINS metterà a disposizione delle PMI un portale dedicato. Il percorso verso la sostenibilità inizia con strumenti conoscitivi utili a un primo screening aziendale e si fonda su un investimento strutturale nella governance.
Nella puntata 69 di Focus ESG, la professoressa Monica Billio, Università Ca’ Foscari Venezia e Fondazione GRINS, e Carmine Scoglio, Responsabile Real Estate Management and Optimization e Consigliere Istituzionale Terna, discutono con il giornalista economico Marco Marelli di come l’accesso alla finanza sostenibile rappresenti oggi una leva strategica: significa capacità di proiettarsi nel futuro, continuità operativa, trasparenza e robustezza dell’impresa.
fsc/gsl -
MILANO (ITALPRESS) - In Europa si rischia di assistere a una deindustrializzazione senza precedenti. E in tempi ridotti mai visti nella storia. L’industria chimica, nel Vecchio Continente, ha perso negli ultimi 3 anni oltre 23 milioni di tonnellate di capacità produttiva e si prospetta nei prossimi 4 anni una ulteriore riduzione del 20%, secondo CEFIC. la federazione europea dell’industria chimica, per una perdita complessiva del 30% in 6/7 anni. Nel settore automotive stiamo vivendo una crisi senza fine, con chiusure di stabilimenti. Problemi con le fonti energetiche, imposizioni di politiche fatte senza reali valutazioni di impatto, dati spesso incompleti per poter supportare le scelte strategiche sono tra le principali cause, oltre a una competitività globale in continua crescita che pochi tengono in debita considerazione. In un contesto critico si inseriscono anche le variabili legate all’intelligenza artificiale fisica, rappresentata dagli umanoidi nei settori servizi e produttivo. Urge quindi un cambio di passo basato su conoscenza e pragmatismo per invertire la pericolosa rotta in cui tutti ci troviamo. Dobbiamo prendere spunti da settori che hanno dimostrato con risultati grandi capacità. La chimica in questo ultimo decennio ha raggiunto dei traguardi importanti sia nella dimensione ambientale, con riduzioni a due cifre delle emissioni, e addirittura del 70% dal 1990 - come si evince anche dall’ultimo rapporto Responsible Care, sia nella dimensione sociale per la sicurezza dei lavoratori che non ha uguali come in quella occupazionale con il 96% di contratti a tempo indeterminato e retribuzioni mediamente superiori del 35%. Nella puntata 68 di Focus ESG la Professoressa di Econometria dell’Università Ca’ Foscari Venezia e membro del CdA della Fondazione GRINS, Monica Billio e il Presidente di Federchimica, Francesco Buzzella, con il giornalista Marco Marelli, specializzato in economia e geopolitica, entrano nel merito di ciò che sta accadendo e, soprattutto, di ciò di cui tutti devono prendere atto per poter agire in modo pragmatico e immediato.
fsc/gsl -
MILANO (ITALPRESS) - In Europa si rischia di assistere a una deindustrializzazione senza precedenti. E in tempi ridotti mai visti nella storia. L’industria chimica, nel Vecchio Continente, ha perso negli ultimi 3 anni oltre 23 milioni di tonnellate di capacità produttiva e si prospetta nei prossimi 4 anni una ulteriore riduzione del 20%, secondo CEFIC. la federazione europea dell’industria chimica, per una perdita complessiva del 30% in 6/7 anni. Nel settore automotive stiamo vivendo una crisi senza fine, con chiusure di stabilimenti, come quello Audi di Bruxelles, che solo nel 2023 era stato certificato carbon-neutral e per molti era un vero e proprio punto di riferimento. Sempre nel settore automotive, il recente e dirompente annuncio di Volkswagen che produrre in Cina permette di dimezzare i costi, preannuncia un ulteriore terremoto che sotterra definitivamente tutte le analisi a sostegno dell’elettrificazione anche da un punto di vista occupazionale per l’Europa. Problemi con le fonti energetiche, imposizioni di politiche fatte senza reali valutazioni di impatto, dati spesso incompleti per poter supportare le scelte strategiche sono tra le principali cause, oltre a una competitività globale in continua crescita che pochi tengono in debita considerazione. In un contesto critico si inseriscono anche le variabili legate all’intelligenza artificiale fisica, rappresentata dagli umanoidi nei settori servizi e produttivo. Urge quindi un cambio di passo basato su conoscenza e pragmatismo per invertire la pericolosa rotta in cui tutti ci troviamo. Dobbiamo prendere spunti da settori che hanno dimostrato con risultati grandi capacità. La chimica in questo ultimo decennio ha raggiunto dei traguardi importanti sia nella dimensione ambientale, con riduzioni a due cifre delle emissioni, e addirittura del 70% dal 1990 - come si evince anche dall’ultimo rapporto Responsible Care, sia nella dimensione sociale per la sicurezza dei lavoratori che non ha uguali come in quella occupazionale con il 96% di contratti a tempo indeterminato e retribuzioni mediamente superiori del 35%. Nella puntata 68 di Focus ESG la Professoressa di Econometria dell’Università Ca’ Foscari Venezia e membro del CdA della Fondazione GRINS, Monica Billio e il Presidente di Federchimica, Francesco Buzzella, con il giornalista Marco Marelli, specializzato in economia e geopolitica, entrano nel merito di ciò che sta accadendo e, soprattutto, di ciò di cui tutti devono prendere atto per poter agire in modo pragmatico e immediato.
fsc/gsl -
MILANO (ITALPRESS) - Tutti siamo a elevatissimo rischio di attacchi informatici, sotto ogni forma. Da quando si è presa l’autostrada della digitalizzazione tutti si è più esposti e bisogna averne consapevolezza prima di tutto. Ransomware, malware, phishing, le forme di intrusione e attacco sono sempre più sofisticate. Il recente rapporto Clusit 2025 sulla Cybersecurity in Italia e nel mondo (ottobre 2025) riporta che il 10,2% degli incidenti mondiali del 2025 riguarda l’Italia - dato anomalo rispetto al relativo peso economico e i settori più colpiti sono Governativo/Militare/Forze dell’ordine con il 38% degli incidenti nazionali (+600% rispetto al 2024), trasporti e logistica 17% (+150%) e il manifatturiero con il 13%. L’incertezza e la crescente complessità cyber stanno definendo il nuovo “normal” e quindi occorre comprendere e difendersi, a tutti i livelli. Ne discutono Monica Billio, Università Ca’ Foscari Venezia e Fondazione GRINS, e Bernardo Palazzi, Advisor for Awarness Division, Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, con il giornalista Marco Marelli nell’episodio 67 di Focus ESG.
fsc/gsl -
MILANO (ITALPRESS) - I dati oggi non mancano, anzi. Ma è difficile analizzarli, confrontarli, comprenderli. Quindi avere informazioni più chiare per prendere decisioni giuste non è facile, sia nella dimensione sociale sia in quella ambientale. La governance? E’ sotto pressione come non mai, anche perché ci troviamo di fronte a sfide molteplici e interconnesse. Da trent’anni siamo impegnati sul tema del cambiamento climatico e in particolare concentrati sulla riduzione del clima alterante CO2. Dal 1997 in Europa si è investito sulla mobilità individuale a gasolio che riduceva le emissioni della CO2 di ben oltre il 35%, grazie a una tecnologia tutta europea, quella dell’alta pressione per i motori termici. Tecnologia che ha portato l’industria europea, per la prima volta nella storia, ad essere la N.1 al mondo per produzione, vendite ed occupazione. Nel 2015 c’è stato il grave incidente legato alle emissioni di NOX, noto ai più come Dieselgate, non su un clima alterante bensì irritante, a cui tra l’altro l’ingegneria ha subito posto rimedio con la tecnologia ADBLUE, altro contenuto tech europeo. Ne è seguito però un cambio di strategia risultata favorevole all’Oriente, verso l’elettrificazione spinta, con un cambio di paradigma epocale. Quale? La politica ha deciso sull’ingegneria. Anche negli USA con Barak Obama. Le fonti fossili sono state messe nel mirino come la mobilità non elettrica per una scelta di emissioni zero locali dei veicoli 100% elettrici. Il loro consumo, il loro costo, il loro peso ma anche la loro dipendenza da specifiche materie prime come Nickel, Cobalto, Manganese non sono state adeguatamente considerate. Entrando proprio nel merito di energia e mobilità, tutti abbiamo toccato con mano questo cambio di passo che ora presenta risvolti sociali non trascurabili ma anche economici e ambientali non certi, con una geopolitica il cui ruolo è sempre più evidente. Ci troviamo ora con aree del mondo dove c’è chi è molto esposto a criticità, non solo sulla mobilità ma anche sull’energia. Una parte dell’Europa è in sofferenza sulla raffinazione e in Italia abbiamo problemi con il Jet Fuel. Nel mondo c’è sempre più bisogno di energia e se le fonti rinnovabili crescono, non riescono a coprire le necessità e cresce anche il consumo di petrolio. E cosa dire dell’industria automobilistica europea in forte contrazione, di fatto a favore di quella cinese, anche sulle auto a benzina? Avere dati di qualità, capacità di confrontarli e utilizzarli aiuterebbe tutti, per poter fare scelte migliori. Nella puntata 66 di Focus ESG, la professoressa Monica Billio dell’Università Ca’ Foscari Venezia e responsabile Finanza sostenibile della Fondazione Grins, l’ingegnere Gianni Murano, presidente di Unem, e l’ingegner Mariano Cilenti, General Manager del Centro Ricerca e Sviluppo CVIT, BOSCH Bari, con il giornalista Marco Marelli entrano nel merito, portando esempi e sollecitando una maggiore attenzione a analisi super partes, ma soprattutto auspicando la disponibilità di dati confrontabili, utilizzabili, utili e di qualità, sempre più necessari e vitali per i decisori pubblici e per i cittadini.
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MILANO (ITALPRESS) - L’economia circolare è una grande opportunità ma attenzione perché se le grandi e medie aziende riescono a coglierla, altrettanto non si può dire per le piccole aziende. Bisogna aiutare le PMI italiane e c’è molto da lavorare per aiutare a identificare le strade più opportune da percorrere, così da ridurre i rischi e al tempo stesso concentrare le risorse su progetti promettenti che possono arrivare al mercato. Vera missione per una società più resiliente. Il portale imprese della Fondazione Grins in fase di ultimazione poggia proprio sulla conoscenza che è valore assoluto per scelte migliori, anche a vantaggio degli investitori. Uno strumento conoscitivo per intraprendere un percorso ragionato. In questi anni abbiamo visto tante start up e iniziative ma anche pochi successi. L’idea da sola non serve, ci vuole uno studio che poggi su conoscenze e poi un piano con visione sul mercato. L’esempio dell’azienda leader Aquafil è un faro importante per illuminare il percorso vincente sulla circular economy, considerando che Aquafil oggi ha il 60% del suo fatturato che si deve alla circolarità ma soprattutto una competitività in ben tre settori strategici come abbigliamento, automotive e arredamento. Nella puntata 65 di Focus ESG, il Professore ordinario dell’Università di Torino Francesco Quatraro e Maria Giovanna Sandrini, CCO e Driving ESG and Corporate Responsability Aquafil Spa con il giornalista Marco Marelli entrano nel merito dell’economia circolare che in Europa e non solo vedrà una ulteriore accelerazione.
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MILANO (ITALPRESS) - Dopo più di vent’anni di ESG sta emergendo il sistema. Le 3 dimensioni della sostenibilità, racchiuse nell’acronimo ESG, stanno evidenziando le loro dirompenti potenzialità nello scenario economico-geopolitico mondiale. Dopo l’abuso da parte di molti, ora si entra nell’era della vera sostanza. La necessità di semplificazione per le PMI con OMNIBUS si deve al mutato contesto geopolitico, molto diverso dal 2018 quando tutto è iniziato. Ma attenzione al valore della doppia materialità nella rendicontazione non finanziaria perché permette di misurare e valutare in modo più approfondito e con questo l’Europa sta facendo un ulteriore passo importante a cui anche la Cina è molto interessata. Chi ne beneficerà? Chi ha migliore visione e conoscenza. L’EFRAG, l’ente tecnico di supporto alla Commissione Europea, con lo standard ESRS, aumenta l’impegno al fine di facilitare le micro, piccole e medie aziende, che sono un asset portante dell’economia del vecchio continente. L’importanza di avere un sistema europeo e il valore della trasparenza con una visione più attenta della governance sul lungo periodo sono asset fondamentali per tutto e tutti, soprattutto in un mondo sempre più competitivo. Nell’episodio 64 di Focus ESG Chiara Del Prete, Chairwoman EFRAG Sustainability Reporting Technical Expert Group, Vera Palea, docente ordinaria di Economia Aziendale all’ Università di Torino e responsabile scientifica del gruppo di lavoro GRINS su sostenibilità di impresa e creazione di valore dei territori, e il giornalista Marco Marelli si entra nel merito anche degli standard volontari per le PMI, dopo Omnibus e stop the clock che non significa una riduzione di attenzione.
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MILANO (ITALPRESS) - In Italia abbiamo oltre 14 milioni di persone over 65. In questi anni l’Italia ha fatto passi importanti in termini di infrastrutture e ha introdotto grandi innovazioni come il fascicolo sanitario elettronico, lo SPID e la carta d’identità elettronica, servizi concreti a disposizione di tutti i cittadini. Non tutti però hanno dimestichezza con il mondo digitale e questo è un problema che può portare all’esclusione di molti. La questione è davvero importante e chiede attenzione anche perché l’accelerazione a cui stiamo assistendo nell’uso di questi strumenti è solo all’inizio. I nativi digitali sono avvantaggiati, gli altri meno e vanno aiutati. La Fondazione GRINS con il lavoro dello Spoke 8 e la piattaforma Amelia ha acceso un faro importante su come affrontare i rischi sociali nel nostro Paese, tra cui proprio quello dell’educazione-formazione digitale. Nella puntata 63 di FOCUS ESG, il professore Roberto Cellini, Direttore Dipartimento di Economia e Impresa, Università di Catania e Responsabile Spoke 8 GRINS, parla di sostenibilità sociale, cosa significa per un paese, quali dimensioni coinvolge e come si misura. Affronta il tema delle disuguaglianze, non solo di reddito ma di accessibilità ai servizi, di qualità della vita, di istruzione e formazione. La rivoluzione digitale aiuta certamente l’inclusione ma porta anche importanti rischi di nuove esclusioni perché oltre ai servizi chiede capacità di accesso e su questo fronte c’è molto da fare soprattutto in termini di formazione. Ne discute con il giornalista economico Marco Marelli.
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MILANO (ITALPRESS) - Da una parte del mondo sembra esserci un calo di sensibilità ai rischi ESG nel loro più ampio spettro, dall’altra invece un perseguimento ancor più convinto. Il colosso bancario svizzero UBS lascia la Net Zero Banking Alliance seguendo altre grandi banche occidentali, come Morgan Stanley e JP Morgan e in Europa il pacchetto Omnibus decreta uno stop the clock. Al contrario in Cina si accelera sulle tematiche ESG. E il sistema bancario italiano come si sta muovendo? Come stanno agendo le grandi banche come Intesa Sanpaolo e le banche del territorio? E come le aziende possono affrontare le richieste di informazioni per essere supportate nella transizione? Grazie ai risultati del lavoro dell’Università di Torino nell’ambito del progetto PNRR Grins, ne discutono nell’episodio 62 di Focus ESG Vera Palea, docente ordinaria di Economia Aziendale all’Università di Torino e Advisor EFRAG, Fabio Verachi, Head of ESG Risk di Intesa Sanpaolo e Monica Billio, ordinaria di econometria all’Università Ca’ Foscari Venezia con il giornalista economico Marco Marelli.
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