Avsnitt
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In questo episodio di Educare con calma parlo di un cambio di mentalità su una narrazione che molti di noi si portano dietro dall'infanzia: l'idea che l'amore vada meritato.
Tanti di noi sono cresciuti con un modello familiare in cui, quando i nostri genitori si arrabbiavano per un nostro comportamento, ci privavano del loro amore. E così, crescendo, abbiamo imparato che, quando non li compiacevamo, non ci meritavamo il loro amore.
:: In questo episodio parliamo di:
Rabbia e distacco emotivo nella relazione con figliə.Come interrompere gli schemi educativi con cui siamo cresciuti.Come gestire la rabbia in modo più consapevole.Copioni per riparare e riconnettersi dopo un conflitto.Trovi i contenuti relazionati a questo episodio nella pagina del podcast su latela.com/podcast: cerca il numero o scrivi il titolo nella lente di ricerca.
:: Come appoggiare il podcast
Io non faccio pubblicità e non accetto sponsor: fa parte della mia etica dal giorno in cui ho creato La Tela. Se ti piace il mio podcast, aiutami così:
Invia i tuoi episodi preferiti ad amici e familiari;Lascia una recensione sulla piattaforma dove lo ascolti;Supporta La Tela, facendo o regalando il percorso per Educare a Lungo termine, comprando il mio libro «Cosa sarò da grande», regalando una carta regalo da utilizzare sullo shop de La Tela.
In ogni caso grazie di 💜. -
In questo episodio di Educare con calma affronto il tema del bullismo attraverso una prospettiva scomoda ma essenziale: e se il primo luogo in cui bambinə imparano a normalizzare certe dinamiche fosse proprio dentro casa?
Parto da una riflessione sulla definizione concreta di bullismo e sui tre elementi che lo caratterizzano – intenzionalità, squilibrio di potere e ripetizione nel tempo – per poi spostare lo sguardo sulle relazioni quotidiane tra adulti e bambinə. Le urla, le minacce e il sarcasmo sono spesso modalità educative che abbiamo involontariamente interiorizzato e che riproducono le stesse dinamiche che vorremmo insegnare a nostrǝ figliə a riconoscere e contrastare fuori casa.
Quando unə bambinə cresce in un contesto in cui esprimersi passa attraverso la paura, la pressione, la svalutazione, l'umiliazione, farà più fatica a riconoscere che qualcosa non va quando un coetaneo usa la stessa dinamica. Se è successo anche a voi, non è una colpa e non siete solǝ: allontanarsi da schemi che abbiamo interiorizzato richiede tempo, consapevolezza e pratica.
E quando ci capita di urlare, minacciare o usare comportamenti che non rispecchiano il tipo di relazione che desideriamo costruire con nostrǝ figliə, abbiamo a disposizione uno strumento prezioso: la riparazione.
Infine vi racconto del progetto Bullismo su La Tela, nato per portare questa conversazione non solo nelle famiglie, ma anche nelle scuole, attraverso una masterclass pensata per genitori e insegnanti e una masterclass Jr specificamente pensata per bambinə e ragazzə.
:: Nell'episodio menziono:
Il mio libro «Cosa sarò da grande».Trovi i contenuti relazionati a questo episodio nella pagina del podcast su latela.com/podcast: cerca il numero o scrivi il titolo nella lente di ricerca.
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Saknas det avsnitt?
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In questo episodio di Educare con calma vi apro la porta sulle nostre scelte familiari legate al digitale e lo faccio partendo da una domanda che mi viene fatta spesso: quante ore di schermi hanno a disposizione Oliver ed Emily a settimana?
Vi parlo di schermi passivi e attivi e di come il loro uso, nella nostra famiglia, è cambiato nel tempo: da una presenza molto limitata, all’introduzione dei videogiochi, fino a un piccolo budget di tempo settimanale dedicato all’intrattenimento, nel tentativo di trovare un equilibrio sostenibile per tuttə.
Da qualche mese Oliver ed Emily ci hanno chiesto più tempo per i videogiochi, perché l’ora a disposizione non era sufficiente per entrare davvero nel gioco e progredire, soprattutto facendo pause di molti giorni tra una sessione e l’altra.
Ne abbiamo parlato e abbiamo scelto di provare a lasciar loro più libertà sul tempo di videogioco, osservando la capacità di autoregolazione e lavorando sul riconoscere i segnali di limite. È stata un’esperienza che ci ha portato nuove domande, qualche fatica e la necessità di rimettere mano ai confini.
:: Nell'episodio menziono:
Il mio libro «Cosa sarò da grande».Trovi i contenuti relazionati a questo episodio nella pagina del podcast su latela.com/podcast: cerca il numero o scrivi il titolo nella lente di ricerca.
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In questo episodio di Educare con calma vi accompagno ad osservare la fase della preadolescenza con una lente che può aiutarci a riconoscerla per ciò che è davvero e a navigarla con più strumenti.
Lo faccio offrendovi un frammento di una diretta su La Tela con Giada Vettorato, la nostra persona di riferimento per la preadolescenza e l’adolescenza.
Esploriamo la somiglianza di questa fase con i primi anni dell'infanzia – e quindi anche la somiglianza degli strumenti che possiamo portare nella relazione. In entrambe queste fasi, infatti, si osservano dinamiche molto simili: una forte disregolazione emotiva, una spinta marcata all’autonomia («voglio fare da solǝ») e l'uso del corpo come strumento per esplorare il mondo.
Parliamo anche di insoddisfazione corporea, un’altra caratteristica frequente di questa età, legata a quella che viene definita «goffaggine neurale» e ai profondi cambiamenti fisici – spesso amplificati dall’esposizione ai media e agli standard estetici.
In questa fase, il ruolo dell’adulto può diventare quello di una vera e propria «corteccia prefrontale esterna»: una metafora potente che Giada ci ha regalato durante la diretta, e che racconta bene cosa significa esserci come guida, mentre alcune competenze sono ancora in costruzione.
:: I punti salienti dell'episodio
00:00 Introduzione e benvenuto
05:05 Similitudini tra infanzia e preadolescenza
06:00 Disregolazione emotiva
06:22 Autonomia e corpo
07:50 Insoddisfazione corporea
08:40 Media e standard estetici
09:20 Accogliere senza minimizzare
10:30 La favola egocentrica
10:55 Adulto come «corteccia prefrontale esterna»
11:19 Granchietti senza corazza
12:19 Chiusura e saluti
:: Potete trovare Giada:
su La Tela (nel servizio 1-a-1 e in tanti contenuti);sul suo sito;sul suo podcast;su Instagram.Trovi i contenuti relazionati a questo episodio nella pagina del podcast su latela.com/podcast: cerca il numero o scrivi il titolo nella lente di ricerca.
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In questo episodio di Educare con calma parlo di una fatica comune per molti genitori: anche quando conosciamo gli strumenti o sappiamo cosa sarebbe utile fare durante una crisi, spesso non riusciamo comunque a metterlo in pratica – soprattutto quando siamo stanchi o sopraffatti.
Parto da qui – e da un mio aneddoto in una crisi di Oliver ed Emily – per condividere due aspetti fondamentali (e spesso tralasciati) che possono aiutare a colmare la distanza tra ciò che sappiamo e ciò che scegliamo di fare in questi momenti.
Il primo è fermarci ad aiutare prima noi stessǝ, mentre i nostri figli sono in crisi. Imparare a riconoscere e gestire la nostra disregolazione è un passaggio importante, senza il quale nessuno strumento può funzionare davvero.
Questo comporta anche accettare e accogliere il fatto che, quando non riusciamo ad agire come il genitore che vorremmo essere, non significa aver fallito, ma essere (ancora) in un processo di apprendimento. E che imparare, anche da adulti, richiede tempo e pratica.
Il secondo aspetto importante è allenarci a riconoscere i momenti in cui riusciamo ad agire in linea con i nostri valori, invece che in risposta automatica a ciò che succede.
Siamo spesso abituatǝ a notare soprattutto ciò che manca o in cui fatichiamo, e a dare poco spazio a ciò che sta già cambiando dentro di noi. Imparare a spostare anche solo un po’ questo sguardo può fare una differenza concreta nel modo in cui ci percepiamo e in cui ci muoviamo nelle nostre relazioni.
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In questo episodio di Educare con calma proviamo a guardare alla tecnologia con uno sguardo un pò diverso dal solito: lo faccio condividendo con voi un estratto di una diretta con Giulia Dall’Aglio, la nostra persona di riferimento per il benessere digitale.
Giulia parte da un’immagine metaforica che mi è piaciuta tantissimo: quella del digitale come un «ospite» che entra nelle nostre case. Un ospite spesso piacevole e capace di offrirci tante opportunità, ma che allo stesso tempo ha bisogno di essere accolto con consapevolezza.
Riflettiamo quindi su cosa significa portare il digitale in famiglia: come definire regole e confini e come accompagnare nostrǝ figliǝ e noi stessǝ in un uso più intenzionale.
Possiamo allenarci a rimettere in discussione il nostro rapporto con la tecnologia: se basiamo tutto su controllo e divieti, diventa difficile educare davvero all’equilibrio digitale. Invece, una posizione più aperta e consapevole ci aiuta a scegliere con intenzionalità ciò che entra nel spazio digitale di famiglia.
:: I punti salienti dell’episodio:
00:00 Introduzione e benvenuto
03:27 Tecnologia come scelta
04:17 Gestire gli schermi in famiglia
04:36 L’ospite che entra in casa
05:33 Chiusura e riflessione finale
:: Potete trovare Giulia:
su La Tela (nel servizio 1-a-1 e in tanti contenuti);sul suo sito;sul suo podcast;su Instagram.Trovi i contenuti relazionati a questo episodio nella pagina del podcast su latela.com/podcast: cerca il numero o scrivi il titolo nella lente di ricerca.
:: Come appoggiare il podcast
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In questo episodio di Educare con calma parlo dell'esperienza di accogliere una persona au pair (ragazzǝ alla pari): una scelta che può aprire possibilità molto interessanti per tutta la famiglia, ma che allo stesso tempo spesso porta con sé dubbi, domande e il bisogno di capire come prepararsi in modo consapevole.
Attraverso le testimonianze di alcune famiglie che hanno fatto questa esperienza, esploriamo i passaggi chiave per orientarsi nella scelta: dalle motivazioni agli aspetti pratici, fino alla gestione dei confini e degli equilibri quotidiani.
Quattro genitrici (che stimo molto) condividono i passaggi pratici da considerare per arrivare a una scelta valida per la propria famiglia. Raccontano anche cosa, nella quotidianità, ha funzionato, cosa è stato più faticoso e quali consapevolezze sono emerse lungo il percorso.
Alla fine dell'episodio, vi lascio un contributo di Najwa Saady, la nostra persona di riferimento per il multilinguismo, che ci aiuta a riflettere su come l'au pair possa diventare un’opportunità di immersione linguistica autentica, basata sulla relazione e sullo scambio quotidiano, non solo per i bambini, ma per tutta la famiglia.🎁 Risorsa bonus! Su La Tela, sotto l'episodio vi lascio uno strumento pratico e di ispirazione per creare le vostre linee guida familiari da comunicare alla persona au pair.
Francesca Deane ci ha raccontato che ha predisposto questo documento con alcune linee guida importanti per la sua famiglia, da consegnare di volta in volta alle au pair. Così abbiamo pensato di offrirvelo come esempio concreto: se vi va, potete adattarlo e usarlo come base per creare le vostre linee guida.
Un grazie speciale a Milena, Paola, Francesca, Sara e Najwa per le loro generose condivisioni.:: I punti salienti dell'episodio:
00:00 Introduzione e benvenuto
02:48 Esperienza di Milena
12:07 Esperienza di Paola
19:33 Esperienza di Francesca
30:35 Esperienza di Sara
39:08 Intervento di Najwa per i benefici del multilinguismo
46:26 Chiusura di Carlotta e saluti
L'Ep. 232 del podcast di Francesca Deane «Healthy Busy Life»;Il progetto La Tela Ambassador;Il servizio 1-a-1 su La Tela.
:: Nell'episodio menziono:Trovi i contenuti relazionati a questo episodio nella pagina del podcast su latela.com/podcast: cerca il numero o scrivi il titolo nella lente di ricerca.
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In questo episodio di Educare con calma esploro un confine (sottile ma essenziale) che può trasformare davvero il nostro modo di educare: la differenza tra punizioni e minacce e il far rispettare i propri confini personali.
Parto da una mia conversazione con una mamma che si trovava a gestire una bimba sul ponte dei sei anni e un neonato appena arrivato, e che faticava a riconoscersi nel modo in cui reagiva alle parole aggressive di sua figlia.
Quello che le ho detto, e che vi racconto qui, è questo: proteggere i propri confini non significa tornare indietro alle punizioni. Significa ricordarsi che, dentro la relazione, ci siamo anche noi.
La differenza, in apparenza sottile, è enorme nella pratica. L'espressione di un confine personale, di un bisogno reale, insegna ai nostri figli a riconoscere come vengono trattati e a scegliere, nel tempo, come vogliono essere trattati a loro volta.
Nella seconda parte dell'episodio vi offro anche una guida pratica per orientarvi in questi momenti, tratta da una delle lezioni del Percorso per Educare a Lungo Termine.
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In questo episodio di Educare con calma condivido una riflessione semplice ma potente, che Karen Taranto ci ha offerto durante una diretta su La Tela, mentre esploravamo il tema dei litigi di coppia e io condividevo una mia fatica.
Parlo della mia difficoltà a lasciare andare quando sono dentro un litigio e avverto un’ingiustizia, quando mi sembra che qualcosa per me fondamentale non sia stato riconosciuto o capito davvero.
Karen ha ricordato cosa può nascondersi dietro questa reazione e, allo stesso tempo, ha introdotto un passaggio che cambia la prospettiva: la possibilità di scegliere se e quando lavorarci.
Non tutto va affrontato subito, e non siamo necessariamente tenutǝ a fare ogni lavoro di consapevolezza ed evoluzione nel momento in cui lo intravediamo. Possiamo decidere cosa è importante affrontare ora e cosa può aspettare, senza sentirci in colpa.
La crescita personale richiede energie, spazio e disponibilità, e non sempre abbiamo tutto questo: ci sono momenti in cui aggiungere altro lavoro non è sostenibile. Dare un nome a questa possibilità può alleggerire il modo in cui viviamo il nostro percorso.
:: Nell'episodio menziono:
Il servizio 1-a-1 su La TelaTrovi i contenuti relazionati a questo episodio nella pagina del podcast su latela.com/podcast: cerca il numero o scrivi il titolo nella lente di ricerca.
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In questo episodio di Educare con calma vi racconto perché il primo smartphone non rappresenta solo un oggetto – ma si inserisce all'interno di una cornice educativa – e perché il modo in cui scegliamo di introdurlo può influenzare profondamente la percezione delle regole e la qualità della relazione che costruiamo attorno al suo utilizzo.
Parto dal messaggio contenuto all'interno di un reel e dalle riflessioni che ne sono nate, insieme a Giulia Dall'Aglio – la nostra persona di riferimento per il benessere digitale della famiglia.
Quando il primo cellulare viene consegnato come regalo, il messaggio implicito che può arrivare a nostrǝ figliǝ è: «È mio, quindi decido io».
Da qui, costruire una relazione nel digitale basata su guida e collaborazione può diventare più complesso, perché le regole rischiano di essere vissute come una limitazione che arriva dopo, invece che come parte di un percorso condiviso fin dall’inizio.
Insieme a Giulia, esploro questo scarto tra il punto di vista dell’adulto e quello di nostrǝ figliǝ: non stiamo dicendo che regalare uno smartphone sia sbagliato a priori, ma che il modo in cui lo introduciamo può cambiare molto quello che succede dopo.
Parliamo anche di quello che succede dentro di noi quando ci sentiamo toccati da questi temi e di come sentire disagio sia un segnale utile, uno spazio da ascoltare per capire meglio cosa ci smuove e aprire possibilità di cambiamento.
:: I punti salienti dell'episodio:
00:00 Introduzione e benvenuto.
02:14 Come nasce questa riflessione e le reazioni al reel.
06:33 Non regalare lo smartphone non è una prescrizione rigida.
07:18 Il concetto educativo dietro questo consiglio.
10:50 Le regole post-regalo spesso vengono vissute come una contraddizione.
13:50 Cosa possiamo fare per accompagnare questo passaggio.
19:56 Il disagio di fronte ad alcuni contenuti è un segnale che può esserci utile.
:: Nell'episodio menziono:
Questo reel, creato insieme a Giulia Dall'AglioIl servizio 1-a-1Trovi i contenuti relazionati a questo episodio nella pagina del podcast su latela.com/podcast: cerca il numero o scrivi il titolo nella lente di ricerca.
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In questo episodio di Educare con calma vi offro alcune riflessioni e strumenti su come avviare e nutrire conversazioni difficili con bambinǝ.
Parto da una premessa importante: molto spesso la difficoltà non sta nella conversazione in sé, ma nel modo in cui noi adulti la percepiamo e nel bagaglio di paure, tabù e imbarazzi che portiamo con noi.
Condivido alcune linee guida semplici e concrete per affrontare queste conversazioni con più chiarezza e serenità, creando uno spazio sicuro in cui i bambini possano fare domande e ricevere risposte oneste. L’obiettivo non è trovare il modo perfetto di dire le cose, ma costruire fiducia e connessione.
Rimanere insieme a nostrǝ figliǝ sulla panchina del disagio, anziché evitare le conversazioni difficili, lǝ aiuta a capire che anche le emozioni scomode vanno ascoltate e che non sono solǝ in quello che sentono.
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:: Nell'episodio menziono
Il mio discorso TEDx – Errori nella genitorialità: GPS e copioni per navigarli:: Come appoggiare il podcast
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In questo episodio di Educare con calma vi parlo di una forma di disagio che molti di noi conoscono molto bene: l’auto-dubbio. È quella sensazione che arriva quando, sulla panchina del disagio, vicino a noi si siedono anche insicurezza e inadeguatezza.
Succede ad esempio quando qualcuno mette in discussione le nostre scelte genitoriali, quando proviamo e riproviamo a usare gli strumenti ma sembra che non cambi nulla, oppure quando sentiamo di non essere abbastanza bravǝ o di non meritarci ciò che abbiamo ottenuto.
Esploro cosa può nascondersi sotto quella sensazione: spesso l’auto-dubbio non è lì per giudicarci, ma per indicarci qualcosa di molto importante: i nostri valori.
Vi offro anche quattro strumenti pratici per attraversare questi momenti senza farci paralizzare e chiudo l’episodio con un breve esercizio di check-in per allenarci ad ascoltare il disagio invece di evitarlo.
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In questo episodio di Educare con calma parlo di come la nostra rabbia non sia un nemico da reprimere, ma un segnale prezioso sui bisogni insoddisfatti. Con Silvia D’Amico esploriamo come riconoscere questa emozione senza sentirci in colpa e come distinguerla dal comportamento aggressivo.
Silvia ci ricorda che la rabbia come emozione è neutra, è un messaggero e che essere un buon genitore non equivale a non provare rabbia.
Ma rabbia e aggressività sono due cose diverse: l'aggressività è il comportamento che scegliamo quando non abbiamo ancora imparato a riconoscere quel messaggio in tempo. Si può essere arrabbiatǝ senza però sfogare la rabbia sulle altre persone (e su nostrǝ figliǝ).
Parliamo anche del collegamento tra rabbia cronica e bisogni insoddisfatti. Provare rabbia non è una questione di carattere, né di forza di volontà: se esplodiamo spesso e in modo sproporzionato, c'è quasi sempre qualcosa di più profondo che non stiamo ascoltando — un bisogno di riposo, di libertà, di riconoscimento...
Lavorare sulla rabbia non significa eliminarla, ma imparare a esprimerla in modo che diventi un ponte, non un ostacolo, tra noi e nostrǝ figliǝ.
Io e Silvia facciamo queste chiacchierate anche fuori dal podcast ed è stato difficilissimo per me ricordarmi che era pubblico: la bellezza dell'avere amiche che amano ciò che ami anche tu. Ho deciso di lasciarlo così com'era, spontaneo e autentico.
:: Le domande che ho fatto a Silvia:
00:00 Introduzione e benvenuto.
02:48 Perché la rabbia è uno dei tuoi argomenti preferiti?
09:23 Se potessi dire una sola cosa ai genitori sulla rabbia, che per te è stata rivoluzionaria e che potrebbe aiutarli a iniziare un percorso per fare amicizia con questa rabbia, quale sarebbe?
11:03 Rabbia e comportamento aggressivo sono due cose diverse. Parlaci di questa differenza.
14:00 Perché facciamo così tanta fatica a fermarci prima di urlare / essere aggressivǝ, anche se ce lo siamo ripromessǝ molte volte?
20:00 Come colleghiamo questa difficoltà ai bisogni?
25:06 Ci fai un esempio pratico della quotidianità in cui reagiamo in questo modo per via di un bisogno non soddisfatto?
27:40 Come possiamo passare dal riconoscere il bisogno a fare il lavoro sulla rabbia?
32:39 A volte i bisogni dell’adulto e quelli del bambino vanno in contrasto. Quale bisogno prevale?
37:55 Come passare dal riconoscere la rabbia allo smettere di urlare?
44:55 Imparare ad esprimere la rabbia in modo sano è come scegliere di parlare in un'altra lingua.
:: Potete trovare Silvia:
sul suo sito;sul suo podcast;su Instagram;su La Tela (nel servizio 1-a-1 e in tanti contenuti).Trovi i contenuti relazionati a questo episodio nella pagina del podcast su latela.com/podcast: cerca il numero o scrivi il titolo nella lente di ricerca.
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In questo episodio di Educare con calma parlo di una fatica comune a molti genitori che si impegnano ogni giorno per educare con rispetto e si ritrovano comunque a perdere il controllo (e a sentirsi in colpa).
Parto da questa frustrazione, che non va minimizzata né ignorata, per osservarla insieme con onestà e senza giudizio. Quando qualcosa non funziona, la risposta spesso non è fare di più, o impegnarci ancora più a fondo, ma chiederci se l’equilibrio in cui stiamo vivendo ha bisogno di essere rivisto. E soprattutto, è importante tornare ai nostri valori, che ci aiutano a mantenere la direzione.
Chiediamoci quale valore vogliamo mettere al centro – nella relazione con i figli, ma anche con partner e con le altre persone della nostra vita – e scegliamo consapevolmente di lasciare che sia quello a guidare le nostre risposte.
Vi leggo infine una riflessione di Susan David, molto connessa: parla di quanto spesso viviamo con il pilota automatico, inseguendo aspettative che non ci appartengono, e di come tornare ai propri valori possa diventare una bussola concreta per le scelte di ogni giorno.
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In questo episodio di Educare con calma torno sul tema del disagio. Questa volta non parlo solo della tendenza a evitarlo, o a spegnerlo in fretta, ma anche dell’estremo opposto: a volte, magari senza rendercene conto, il disagio diventa una «prova di forza» e tendiamo a misurare il nostro valore dalla quantità di pressione che riusciamo a sostenere.
Ve lo racconto partendo da un aneddoto personale recente, in cui ho scelto di ignorare i miei limiti e i segnali di un (forte) disagio, raccontandomi che ero perfettamente in grado di reggere.
Finché il corpo ha parlato al posto mio ed è stato chiaro che quel disagio non era né eroico né esagerato: era un’informazione che mi chiedeva di essere ascoltata.
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In questo episodio di Educare con calma vi racconto una pratica semplice ma potente che può cambiare la qualità delle nostre relazioni: uno strumento concreto da tenere nella nostra cassetta degli attrezzi, soprattutto nei momenti in cui ci sentiamo disregolatǝ.
Ve lo offro condividendo le parole di Arianna Basile, che in una diretta su La Tela ha descritto questo gesto ispirato alla pratica zen: prima di entrare in una stanza, fare fisicamente un passo indietro. E se non ci è possibile farlo con il corpo, possiamo farlo dentro di noi.
Per me questa immagine racconta in modo essenziale cosa significhi Educare a Lungo Termine: fare un passo indietro prima di reagire a una crisi, prima di giudicare, prima di lasciarsi travolgere dal senso di colpa o di pronunciare o scrivere parole dettate dall'impulsività.
È un allenamento quotidiano alla regolazione del sistema nervoso e alla scelta consapevole della direzione che vogliamo prendere.
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In questo episodio di Educare con calma condivido un aneddoto per rispondere a una domanda che mi arriva spesso dai genitori: da dove si può cominciare quando ci rendiamo conto che l'ansia entra nella vita di nostrǝ figliǝ?
Vi racconto il mio incontro in aereo con una ragazza travolta dall’ansia. Osservandola ho pensato a quanto, quando i nostri figli sono dentro emozioni troppo grandi, abbiano bisogno prima di tutto di adulti regolati, capaci di restare calmi mentre loro non riescono.
L’ansia è una risposta del sistema nervoso allo stress e spesso parla attraverso il corpo: per questo è importante normalizzarla, senza viverla come un errore o un fallimento.
Condivido poi cinque strumenti semplici per regolarla: non sono soluzioni universali, ma pratiche concrete per riportare attenzione e sicurezza nel corpo e insegnare a nostrǝ figliǝ, attraverso il nostro esempio, che è possibile restare al volante anche quando le emozioni sono intense.
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In questo episodio di Educare con calma parto da una frase che sento ripetere sempre più spesso: «i bambini oggi vanno trattati con le pinze» e dall’etichetta «generazione di cristallo», che avanza l'idea che i bambini di oggi siano troppo fragili o iper-protetti a causa dell’educazione rispettosa.
Parlo di cosa significa davvero trattare i bambini come esseri umani: con rispetto, sì, ma anche con limiti, contenimento e responsabilità adulta. Di come l’Educazione a Lungo Termine non eviti frustrazione, noia o delusione, ma al contrario insegni ad attraversarle, restando accanto ai bambini nelle emozioni difficili invece di eliminarle.
Racconto perché disciplina positiva ed educazione rispettosa non hanno nulla a che vedere con permissivismo, e perché libertà senza limiti non è rispetto, ma assenza di guida.
Affronto anche il tema del pensiero critico: il titolo non fa l’esperto, ed è fondamentale imparare a verificare, fare domande e non affidarsi ciecamente alle autorità (come adulti e come genitori che vogliono crescere figli capaci di pensare con la propria testa).
Infine, parlo del lavoro enorme che stiamo facendo come genitori millennial: un vero e proprio reparenting, in cui cresciamo noi stessi mentre cresciamo i nostri figli, rompendo cicli di controllo, violenza normalizzata e mancanza di educazione emotiva.
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In questo episodio di Educare con calma vi parlo di un concetto che trovate spesso su La Tela (e che per me è stato rivoluzionario): la panchina del disagio, il luogo in cui ci ritroviamo quando proviamo un'emozione scomoda.
Vi racconto cosa cambia quando, anziché cedere alla tentazione di lasciare la «panchina» più in fretta possibile, scegliamo di fermarci e restare un momento in più con quello che sentiamo, senza giudicarlo e senza cercare di aggiustarlo.
E infine esploro (anche con un esempio concreto) come questo restare può diventare un allenamento fondamentale per la nostra regolazione emotiva (e per quella di nostrǝ figliǝ): più impariamo a tollerare la dissonanza che sentiamo, più si amplia la nostra finestra di tolleranza. Questo ci permette di imparare a scegliere le nostre azioni – invece di reagire – e ad accogliere tutte le emozioni di nostrǝ figliǝ, senza però farci travolgere.
:: Nell'episodio menziono
Il Percorso per Educare a Lungo TermineTrovi i contenuti relazionati a questo episodio nella pagina del podcast su latela.com/podcast: cerca il numero o scrivi il titolo nella lente di ricerca.
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In questo episodio di Educare con calma parlo delle bugie dei nostri figli partendo dalla condivisione della fatica di una genitrice sul Forum La Tela.
Mi è sembrata davvero una bella occasione per offrirvi riflessioni un po' diverse su questo argomento e per aprire prospettive nuove su alcuni comportamenti scomodi dei nostri figli, che spesso siamo abituatǝ a leggere solo come problemi da correggere – e invece di solito rappresentano tutt'altro!
Vi racconto di alcuni comportamenti che a noi adulti suonano come scuse o tentativi di ingannarci, e che per questo spesso accendono in noi un «allarme». Invece di chiederci come smascherare o correggere, vi propongo un cambio di sguardo: e se non fossero bugie, ma tentativi (a volte anche con grande capacità argomentativa) di raccontare una difficoltà, una paura o una frustrazione?
Molte lamentele e bugie non sono strategie, ma richieste di essere vistǝ. Possiamo quindi partire dal credere a quello che bambinǝ ci dicono, e possiamo stare in relazione con queste «proteste creative» senza cedere né irrigidirci, facendo da interpretǝ, dando parole più semplici a quello che forse stanno cercando di dirci davvero.
: Nell'episodio menziono
Il Forum della ComunitàTrovi i contenuti relazionati a questo episodio nella pagina del podcast su latela.com/podcast: cerca il numero o scrivi il titolo nella lente di ricerca.
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