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  • TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=510

    IL RACCONTO DEI MAGI: UNA STORIA REALE
    Erano tre fratelli: Melchiorre, che regnava sui persiani, Baldassare, che dominava sugli indiani, e Gaspare, che comandava sul paese degli arabi
    di Vitaliano Mattioli

    La festa che si occupa di questo episodio viene chiamata "Epifania", vocabolo che significa "manifestazione del Signore". In oriente viene chiamata con il vocabolo più appropriato "Teofania", manifestazione della divinità del Signore.
    E' in rapporto a questo significato che in quel giorno si ricordano le tre grandi manifestazioni di Cristo-Dio: l'adorazione dei Magi, il battesimo di Gesù (anche se questa festa oggi è spostata alla domenica seguente) ed il miracolo di Cana.
    Di queste tre manifestazioni l'episodio dell'adorazione dei magi ha finito col prevalere diventando in occidente l'unico tema della festa, come si deduce dalle omelie del papa S. Leone Magno.
    Per divina ispirazione i magi hanno visto in quel bambino, presentato a loro dalla madre Maria, l'atteso delle Genti ed il figlio di Dio.
    Con il tempo tale festa ha assunto anche una connotazione missionaria: manifestazione di Cristo-Dio al mondo pagano. I Magi sono visti dalla tradizione cristiana come la 'primitia gentium', i primi fra i pagani ad aver riconosciuto e adorato il Signore. Per questo il loro culto fu tanto fortunato, diffuso e radicato tra i convertiti dal paganesimo.
    Il tema dell' "Adorazione" è diventato uno dei classici nell'arte. Solo due riferimenti tra i tanti. Il primo è il già ricordato sarcofago di Adelfia, dove la scena dei magi si riscontra due volte: sul coperchio e sotto il clipeo. Qui la Madonna appare seduta in cattedra e tiene in braccio il Bambino, che si protende nell'atto di ricevere la corona d'oro gemmata offerta dal primo dei tre Magi. L'altro è il meraviglioso mosaico di S. Apollinare Nuovo in Ravenna.
    Anche in questo caso la data è probabilmente presa da una festività egiziana. Ci narra infatti Epifanio di Salamina (+ 403) che in Egitto nella notte tra il 5/6 gennaio si celebrava la nascita del dio Sole Aion dalla vergine Kore e contemporaneamente si celebrava la il culto del Nilo.

    MITO O REALTÀ
    Diverse volte in quel giorno la gente mi domanda: "Padre, i re magi sono veramente esistiti o si tratta di una leggenda?".
    Vediamo prima il racconto evangelico:
    "Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo. All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
    E tu, Betlemme, terra di Giuda,
    non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda:
    da te uscirà infatti un capo
    che pascerà il mio popolo, Israele.
    Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo. Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese" (Mt., 2, 1-12).
    Oltre ai Vangeli 'canonici' (riconosciuti dalla Chiesa come ispirati), ne parlano anche i vangeli apocrifi.
    Il Protovangelo di Giacomo, probabilmente anteriore al IV secolo, (cap. 21-23); il Libro dell'infanzia del Salvatore, circa IX secolo, (cap. 89-91); il Vangelo dello Pseudo Matteo, verso il VI secolo, (cap. 16-17); il Vangelo Arabo dell'infanzia del Salvatore, circa la metà del VI secolo, (cap. 7-9); il Vangelo Armeno dell'Infanzia, fine VI secolo, (cap. V, 10) che ci riferisce anche i nomi, accettati poi normalmente nella tradizione. Riporto solo la citazione di quest'ultimo: "Un angelo del Signore si affrettò di andare al paese dei persiani per prevenire i re magi ed ordinare loro di andare ad adorare il bambino appena nato. Costoro, dopo aver camminato per nove mesi avendo per guida la stella, giunsero alla meta proprio nel momento in cui Maria era appena diventata madre. E' da sapere che in quel momento il regno persiano dominava sopra tutti i re dell'Oriente per il suo potere e le sue vittorie. I re magi erano tre fratelli: Melchiorre, che regnava sui persiani, poi Baldassare che regnava sugli indiani, ed il terzo Gaspare che dominava sul paese degli arabi".
    E' anche interessante che il "Libro della Caverna dei Tesori", scritto nel V secolo d.C., ma riferentesi ad un testo siriaco più antico, descrive i Magi come Caldei, re e figli di re, in numero di tre.

    COMINCIAMO DAL TERMINE
    La parola 'mago' che si usa per indicare questi personaggi non va identificata con il significato che oggi noi diamo. Il vocabolo deriva dal greco 'magoi' e sta ad indicare in primo luogo i membri di una casta sacerdotale persiana (in seguito anche babilonese) che si interessava di astronomia e astrologia. Potremo meglio nominarli: studiosi dei fenomeni celesti.
    Nell'antica tradizione persiana i Magi erano i più fedeli ed intimi discepoli di Zoroastro e custodi della sua dottrina. Rivestivano anche un ruolo di primo piano nella religione e vita politica.
    L'idea del tempo che ciclicamente si rinnova conduceva il mazdeismo (religione della Persia preislamica) alla costante attesa messianica di un 'Soccorritore divino", il ruolo del quale sarebbe stato quello di aprire ciascuna era di rinnovamento e di rigenerazione dopo la fase di decadenza che l'aveva preceduta. In tal senso il mazdeismo si collega all'attesa messianica. In questa religione si attendevano tre successive, arcane figure di salvatori e rigeneratori del tempo futuro: l'ultimo di essi, il 'Soccorritore', sarebbe nato da una vergine discendente da Zarathustra e avrebbe condotto con sé la resurrezione universale e l'immortalità degli esseri umani. Molte leggende accompagnavano il mito del 'Soccorritore', tra le quali: una stella lo avrebbe annunciato.
    Tenendo conto di questo contesto culturale, non fa meraviglia il comportamento dei magi nella descrizione di Matteo.
    Il nome generico di provenienza, Oriente, può indicare diverse regioni.
    La Babilonia, Mesopotamia, dove si studiava specialmente l'astronomia. Si deve tener conto infatti che in seguito alla terribile distruzione di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor nel 586, gli ebrei sopravissuti furono deportati in Babilonia, dove rimasero fino alla liberazione da parte di Ciro nel 539. L'influsso ebraico si fece sentire in quella regione, dove tra l'altro anche dopo la liberazione rimasero a vivere diverse famiglie ebraiche, e dove fu compilato il Talmud Babilonese. Sicuramente a Babilonia le attese messianico giudaiche erano conosciute.
    Sotto questo aspetto potrebbe trattarsi anche della Siria. Seleuco I tra il 305-280 vi aveva fondato la città di Antiochia e vi aveva concentrato numerosi giudei deportati dalla Palestina
    Una terza possibilità è che i magi provenivano dalla Media. Questa si basa sullo storico greco Erodoto secondo il quale i magi appartenevano ad una delle sei tribù della Media ed esercitavano molta importanza a corte. Erano sacerdoti e venivano chiamati astrologi, indovini, filosofi.
    Niente di strano quindi che un gruppo di questi studiosi fosse guidato verso la Giudea da una singolare posizione delle stelle, da far presagire qualcosa di 'strano'.
    L'episodio dettagliato di Matteo, la domanda di Erode sul 'tempo' del sorgere della stella permettono di interpretare in forma storica e non allegorica l'esistenza dei magi e l'episodio della stella.
    Ancora lo Stramare ci permette una meditazione, oltre la curiosità: "Perché Matteo avrebbe usato il termine 'ab oriente', evidentemente molto generico? Senza scartare come risposta la possibilità che Matteo ignorasse effettivamente la località precisa di provenienza, rimane sempre da considerare la sua chiara intenzione di privilegiare in questo racconto l'universalità, contro il particolarismo nel quale era rinchiusa l'attesa ebraica. L'esattezza geografica, infatti, non avrebbe servito in questo caso allo scopo: la chiamata alla fede sarebbe stata estesa semplicemente ad un altro popolo ben determinato, ma non a tutti" (continua...)

  • TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6416

    IL NATALE SI FESTEGGIA ANCHE IN PARADISO?
    La liturgia terrestre è legata all'anno liturgico, il quale a sua volta è legato all'anno solare, (invece la liturgia celeste non è legata ai movimenti degli astri, ma a Dio)
    di Corrado Gnerre
    Quando si pensa al paradiso, tra i tanti interrogativi ci si chiede anche se le anime beate festeggino le nostre stesse feste: il Natale, la Pasqua, ecc... Alcune volte si sente dire: quel brav'uomo è morto ed è andato a festeggiare il Natale in Paradiso... Che pensare a riguardo? Sono ingenuità? O c'è qualcosa di vero?
    Prima di tutto dobbiamo dire che il Paradiso cristiano non né una semplice prosecuzione di ciò che si vive su questa terra (questa concezione è degli islamici), né tanto meno qualcosa di totalmente separato e diverso rispetto a ciò che si vive su questa terra, come se fosse un azzeramento totale del vissuto terreno (questa concezione è tipica della religiosità orientale). No, il paradiso cristiano è da concepire come qualcosa che oltre la vita terrena, ma non totalmente distaccata da essa.
    Detto questo, vediamo come si deve porre teologicamente la questione.
    Nel paradiso il "tempo" (non a caso lo virgolettiamo perché se ne deve parlare solo in senso analogico), va inteso come una realtà non scandita dal movimento degli astri (come sulla Terra), ma unicamente dall'illuminazione di Dio.
    La liturgia terrestre è ovviamente legata all'anno liturgico, il quale a sua volta è legato all'anno solare.
    La liturgia celeste invece non è legata ai movimenti degli astri, ma a Dio. Più semplicemente possiamo dire che per le anime beate (che sono faccia a faccia con Dio) è sempre Natale, Pasqua, ecc... ma esse (le anime), proprio nella luce di Dio, colgono l'unione con il tempo della vita terrena e quindi la successione dell'anno liturgico terrestre, che segue, appunto, il movimento dei corpi celesti.
    Insomma, i beati sanno bene che in quel momento nella vita terrena si sta celebrando il Natale o qualche altra festa. Si tratta di una conseguenza della beatitudine essenziale, precisamente dell'oggetto secondario di tale beatitudine (l'oggetto primario è Dio stesso).
    Molti teologi affermano che i beati in Dio vedono tutte le cose. San Tommaso nella Summa (2, q. 10, a. 2) scrive che ciascun beato vede tutto ciò che lo riguarda. Giuseppe Casali nella sua Somma di Teologia Dogmatica scrive testualmente: "[Ogni] persona pubblica o privata vedrà tutte quelle cose che lo riguardavano in quello stato: quindi un Papa, un Capo di Stato, un capo di famiglia conosceranno in particolare tutte quelle persone o cose che erano loro affidate. Perciò i Beati in cielo vedranno i parenti, gli amici ancora in terra, li aiuteranno con la loro intercessione e ascolteranno le loro preghiere".
    Ora, tutti questi elementi ci fanno capire quanto il Paradiso cristiano non vada poi concepito "lontano" dal sentire comune.
    Lo ripetiamo: qui non si tratta di concepire il Paradiso in maniera banale, così come fanno i musulmani. Per l'Islam la gioia del beato è ciò che Dio dona; e Dio donerebbe i piaceri di questa terra portati all'estremo. Per il Cristianesimo, invece, la gioia del beato non è tanto ciò che Dio dona, ma soprattutto Dio stesso. E questo già basta per capire la differenza. Ciò però non toglie che il Paradiso cristiano non sia un annullamento, bensì una sublimazione di ciò che l'uomo sperimenta già nella sua vita terrena.

    Titolo originale: Vi spieghiamo perché il Natale si festeggia anche in Paradiso
    Fonte: I Tre Sentieri, 25 dicembre 2020
    Pubblicato su BastaBugie n. 697

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  • TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6407

    CI VOGLIONO TOGLIERE BABBO NATALE
    Giù le mani da Babbo Natale, la cui figura ha origini profondamente cristiane
    di Luca Del Pozzo
    Non bastando una situazione già di suo pesante e gravosa sotto tutti i profili, complici le (vessatorie, per quanto mi riguarda) misure restrittive decise dal governo per le festività natalizie, sono giorni che ci tocca pure essere afflitti da una stucchevole e melensa retorica politicamente corretta che ha preso di mira - oltre al Natale in sé in quanto insopportabile epifania del consumismo e che grazie al Covid-19 almeno quest'anno vivremo in maniera più sobria, più essenziale, più solidale, più intima e, naturalmente, (solo) con i tuoi - che ha preso di mira, dicevamo, anche Babbo Natale.
    E qui la faccenda si complica. Non perché non sia importante il Natale, intendiamoci; solo che essendoci abituati, la lagna anti-natalizia non fa più notizia e anzi ci fa sorridere. Ma se ve la pigliate pure con Babbo Natale, beh allora guardate che stavolta finisce male.
    Per cui lorsignori sono avvisati: giù le mani da Babbo Natale. Che non solo non si è suicidato, come ha troppo frettolosamente scritto un'ex insegnante nella rubrica "Invece Concita" su Repubblica, ma è vivo e vegeto e lotta insieme a noi. E, anzi, se c'è qualcosa o meglio qualcuno da riscoprire in questo pandemico Natale 2020, questi è proprio il dolcissimo Babbo Natale (ah, dimenticavo: pregasi i gender-mi sempre ben appostati di prendere nota che Babbo Natale è personaggio di sesso maschile e si chiama "Babbo", ok?).

    UNA CORBELLERIA SU BABBO NATALE
    Stando alle stravaganti tesi espresse della succitata ex insegnante, Santa Klaus si sarebbe suicidato, udite udite, «per non dover partecipare alle sceneggiate natalizie odierne (per info citofonare Palazzo Chigi), per non "poterne più" di rappresentare un mondo falsamente felice (un pelo autobiografico?) e pieno di contraddizioni (benvenuta tra noi) dove i valori sono spesso riferibili solo alla quantità di denaro di cui disporre (aridaje). Perché non vuole soddisfare la prepotenza natalizia del dono a tutti i costi (tranquilla, per lei farà un'eccezione). Perché non vuole più portare il vestito rosso in un paese in cui il rosso simboleggia pericolo e anche diffusione del virus (il rosso simboleggia anche il sangue di Gesù di Nazareth, ha presente?). O forse perché la slitta trainata da renne non è stata modificata in una vettura elettrica (urca... e mo' chi glielo dice a Greta?)». Fin qui, comiche. Ora arriva la chicca: «I bambini fino a pochi decenni fa non conoscevano Babbo Natale piombato sull'Italia dal Nord Europa e dagli Usa».
    Ormai dovrei averci fatto il callo. Eppure ogni volta non mi capacito. Non riesco a capacitarmi del fatto che, puntualmente, tutte le volte che c'è di mezzo una consuetudine o una tradizione cristiana, si assiste al trionfo di un luogocomunismo tanto saccente quanto ignorante. Ma cara signora, ma come si fa a dire una corbelleria simile?

    BREVE PARENTESI PERSONALE
    Quando nostra figlia, la primogenita, compì nove anni, vuoi per l'età vuoi perché a scuola la prendevano scherzosamente in giro perché ancora credeva alla "favola" di Babbo Natale, con mia moglie capimmo che era giunto il momento di dire a nostra figlia la verità. La qual cosa ha scatenato una grandissima delusione in nostra figlia, con annessi lacrimoni e sconforto. Però alla fine la prese meno peggio di quel che temessimo, e se ciò accaduto è stato anche grazie al fatto che abbiamo raccontato a nostra figlia tutta la verità, ossia che se è vero che non esiste oggi un Babbo Natale in carne e ossa, è altrettanto vero che è esistito, eccome, il personaggio che da poi ha preso il nome.
    Approfitto allora per ricordare, alla cara ex insegnante come a tutti coloro che la considerano una leggenda, che la figura di Babbo Natale intanto ha origini e significati profondamente cristiani e niente affatto pagani. Inoltre, e soprattutto, che trattasi di una figura che affonda le sue radici in un personaggio storico realmente esistito. Parliamo di san Nicola di Myra, antica città dell'odierna Turchia, più noto come san Nicola di Bari per il fatto che le reliquie del santo furono traslate a Bari da alcuni pescatori.
    Anche il nome Santa Klaus, il più diffuso a livello planetario, deriva dall'olandese Sinterklaas che a sua volta altro non è se non la deformazione di Sankt Nikolaus, cioè il nome sassone del santo. Non solo. Anche l'usanza di portare doni ai bambini deriva dalle gesta di san Nicola, ed ha quindi origini cristiane. La tradizione secondo cui il canuto vegliardo, guidando le sue renne, gira per le case recando regali, è rintracciabile già nella Divina Commedia. Il canto XX del Purgatorio narra dell'incontro tra l'Alighieri e Ugo Capeto, capostipite della dinastia francese dei Capetingi. Il sovrano evoca un esempio di generosità citando la «larghezza / che fece Niccolao a le pulzelle / per condurre ad onor la giovinezza». Il riferimento è all'episodio in cui san Nicola dona a tre fanciulle, figlie di un padre caduto in miseria, tre borse ripiene di monete d'oro, introducendosi nottetempo nella loro fatiscente dimora. In questo modo, salva le ragazze dalla prostituzione, carriera cui il padre intendeva avviarle per riscattarle dalla povertà.

    Nota di BastaBugie: ecco i link ad alcuni articoli pubblicati negli anni scorsi relativi al Natale.

    SETTE VERITA' DIMENTICATE SUL NATALE
    Gesù non era un arabo, Maria e Giuseppe erano regolarmente sposati, non erano profughi, non erano clandestini, non erano senza fissa dimora, non erano poveri e non disprezzavano i soldi e l'oro dei magi
    di Matteo Carletti
    http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4981

    W I REGALI E LO ''SPRECO'' DEI PRANZI NATALIZI
    Il Natale cristiano è da sempre legato all'idea del dono e all'abbondanza, della festa insieme, anche a tavola... come voleva San Francesco
    di Antonio Socci
    http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4976

    CHI HA PAURA DEL BAMBIN GESU'?
    Le tre tentazioni del Natale: l'orgoglio, la vanità, la routine
    di Tom Hoopes
    http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4490

    MILANO: IL DIRIGENTE SCOLASTICO CANCELLA LA FESTA DI NATALE PER SOSTITUIRLA CON LA FESTA D'INVERNO
    Dobbiamo togliere tutti i riferimenti al cristianesimo? Allora smettiamo di dire ''Grazie'' (che significa ''Che il Signore ti riempia di grazie'') e ''Prego'' (che significa ''Prego per te'')
    di Tommaso Scandroglio
    http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4010

    CHESTERTON DIFENDE I REGALI DI NATALE E CHI LI DONA
    Anche da adulto credo in Babbo Natale... ho semplicemente esteso l'idea
    di Giuliano Guzzo
    http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3563

    Titolo originale: Giù le mani da Babbo Natale
    Fonte: Tempi, 17 dicembre 2020
    Pubblicato su BastaBugie n. 696

  • TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6392

    SOPRA LA CROCE DI GESU' LA SCRITTA IN EBRAICO RIVELA CHE EGLI E' DIO di Daniele Di Luciano
    In Esodo 20,2 Dio rivela il suo nome a Mosè: "Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d'Egitto". La parola tradotta con "il Signore" è il famoso Tetragramma che gli ebrei non possono neanche pronunciare: "YHWH", vocalizzato in diversi modi tra i quali "Yahweh". Le quattro lettere ebraiche che lo compongono sono queste: "יהוה", yod-he-waw-he. Ricordiamo che l'ebraico si legge da destra verso sinistra.
    Nel Vangelo di Giovanni, capitolo 19 versetti 16-22, leggiamo:
    "Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: «Il re dei Giudei», ma: «Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei»». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto»."

    IL TITULUS CRUCIS
    Nonostante il brano in questione sia famosissimo, la scena che si è svolta davanti a Gesù crocifisso dev'essere stata un po' diversa da come ce la siamo sempre immaginata. Giovanni, forse, ha provato a sottolinearlo, ma il lettore, non conoscendo la lingua ebraica, è impossibilitato a comprendere.
    L'iscrizione di cui parla Giovanni è la famosa sigla "INRI", raffigurata ancora oggi sopra Gesù crocifisso. L'acronimo, che sta per il latino "Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum", significa appunto "Gesù il Nazareno, il re dei Giudei".
    Ma Giovanni specifica che l'iscrizione era anche in ebraico. Non solo: in un momento così importante l'evangelista sembra soffermarsi su dei particolari apparentemente di poco conto:
    1) il fatto che molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città
    2) i capi dei sacerdoti che si rivolgono a Pilato per far modificare l'iscrizione
    3) Pilato che si rifiuta di cambiarla.
    Ponzio Pilato, che era romano, probabilmente non capiva che, senza volerlo, aveva creato un po' d'imbarazzo - se vogliamo definirlo così - agli ebrei che osservavano Gesù crocifisso con quell'iscrizione sopra la testa.

    LA CLAMOROSA SCOPERTA
    Henri Tisot, esperto di ebraico, si è rivolto a diversi rabbini per chiedere quale fosse l'esatta traduzione ebraica dell'iscrizione fatta compilare da Pilato. Ne parla nel suo libro "Eva, la donna" nelle pagine da 216 a 220.
    Ha scoperto che è grammaticalmente obbligatorio, in ebraico, scrivere "Gesù il Nazareno e re dei Giudei". Con le lettere ebraiche otteniamo "ישוע הנוצרי ומלך היהודים". Ricordiamo la lettura da destra verso sinistra.
    Queste lettere equivalgono alle nostre "Yshu Hnotsri Wmlk Hyhudim" vocalizzate "Yeshua Hanotsri Wemelek Hayehudim".
    Quindi, come per il latino si ottiene l'acronimo "INRI", per l'ebraico si ottiene "יהוה", "YHWH".
    Ecco spiegata l'attenzione che Giovanni riserva per la situazione che si svolge sotto Gesù crocifisso. In quel momento gli ebrei vedevano l'uomo che avevano messo a morte, che aveva affermato di essere il Figlio di Dio, con il nome di Dio, il Tetragramma impronunciabile, inciso sopra la testa.
    Non poteva andar bene che YHWH fosse scritto lì, visibile a tutti, e provarono a convincere Pilato a cambiare l'incisione. Ecco che la frase del procuratore romano "Quel che ho scritto, ho scritto" acquista un senso molto più profondo.
    Sembra incredibile? Pensate che Gesù aveva profetizzato esattamente questo momento. In Giovanni 8,28 troviamo scritto: "Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora conoscerete che Io Sono"
    Per "innalzare" Gesù intende la crocifissione. "Io Sono" allude proprio al nome che Dio ha rivelato a Mosè in Esodo 3,14:
    "Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: «Io-Sono mi ha mandato a voi»"

  • TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3533

    LE MERAVIGLIE DELLA MEDAGLIA MIRACOLOSA di Roberto De Mattei
    Chiunque si rechi a Parigi ha la possibilità di visitare la cappella della Medaglia miracolosa, al numero 140 rue du Bac, dove nel 1830 la Beata Vergine Maria apparve più volte ad una umile suora, poi elevata agli altari, Caterina Labouré.
    Da queste apparizioni ha origine la Medaglia miracolosa, così detta non solo per la sua origine celeste, ma per i suoi straordinari effetti sulle anime e sulla società. Caterina era una giovane novizia di ventiquattro anni, di umili natali, che aveva coronato da pochi mesi il suo ardente desiderio di entrare nelle Figlie della Carità di San Vincenzo de' Paoli.

    LE APPARIZIONI
    La prima apparizione della Madonna avvenne il 18 luglio 1830, quando ella fu invitata da un angelo a seguirla nella cappella e vide la Santissima Vergine sedersi sui gradini dell'altare, dal lato del Vangelo, in una seggiola, che ancor oggi è esposta alla venerazione dei fedeli. La giovane si gettò ai piedi della Madonna, poggiando le mani sulle sue ginocchia. «Quello - ricorda la santa - fu il momento più dolce della mia vita. Mi è impossibile esprimere tutto ciò che provai». «Figlia mia - le disse la Madonna - il buon Dio vuole affidarti una missione. I tempi sono molto tristi, sciagure stanno per colpire la Francia; il trono sarà rovesciato, il mondo intero sarà sconvolto da disgrazie di ogni specie... La S. Vergine aveva l'aria molto afflitta dicendo questo, ma (continuò): Venite ai piedi di quest'altare; qui le grazie saranno sparse su tutte le persone che le domanderanno con fiducia e fervore, saranno sparse sui grandi e sui piccoli».
    La grande missione fu rivelata a Caterina nella seconda apparizione, il 27 novembre 1830. La giovane vide formarsi attorno alla Santa Vergine «un quadro un poco ovale in cui stavano in alto queste parole: O Maria concepita senza peccato pregate per noi che ricorriamo a voi, scritte in lettere d'oro. Allora si fece sentire una voce che mi disse: "Fate, fate coniare una medaglia secondo questo modello. Tutte le persone che la useranno riceveranno grandi grazie, portandola al collo. Le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia". Immediatamente il quadro mi è sembrato voltarsi e ho veduto il rovescio della medaglia».
    Sul retro del quadro la suora scorse «il monogramma della Santa Vergine, composto dalla lettera M sormontata da una croce, con una sbarra alla sua base, e, al di sotto della suddetta lettera M, i due cuori di Gesù e di Maria, che distinse perché uno era circondato da una corona di spine, e l'altro era trafitto da una spada».
    Nei mesi e negli anni seguenti le sciagure previste dalla Madonna cominciarono a realizzarsi con la caduta della monarchia di Carlo X, sostituita da quella "liberale" di Luigi Filippo. I primi esemplari della medaglia furono coniati e diffusi con l'approvazione dell'arcivescovo di Parigi. Le grazie e i miracoli moltiplicarono le richieste e la parrocchia di Notre-Dame des Victoires, divenne un centro di straordinaria propagazione della devozione.
    Il mondo e le stesse consorelle di Rue du Bac ignoravano però il nome della suora che aveva ricevuto le apparizioni: 46 anni di silenzio, di nascondimento, di preghiera attendevano Caterina, che morì a Parigi il 31 dicembre 1876. Lei che aveva visto almeno sei volte la Vergine, che aveva assistito alla prodigiosa diffusione della Medaglia in tutto il mondo, ed ai miracoli di cui era stata strumento; lei che tante volte aveva sentito parlare dagli altri delle rivelazioni della Madonna a una sconosciuta novizia, restò sempre impassibile e mai tradì il suo segreto, né con le compagne, né con le superiore, né con la sua famiglia.

    I FRUTTI DELLA NUOVA DEVOZIONE
    Il frutto più strepitoso della nuova devozione fu la conversione dell'ebreo Alfonso Ratisbonne, a cui la Madonna della Medaglia miracolosa apparve il 20 gennaio 1842, nella chiesa di Sant'Andrea delle Fratte a Roma. Una lapide posta in uno dei pilastri della cappella dell'apparizione, dove ancora oggi si venera la «Madonna del Miracolo», così ricorda l'avvenimento: «Il 20 gennaio 1842, Alfonso Ratisbonne venne qui ebreo indurito. La Vergine gli apparve come tu la vedi. Cadde ebreo si rialzò cristiano. Straniero: porta con te questo prezioso ricordo della misericordia di Dio e del potere della SS. Vergine».
    La notizia dello straordinario miracolo infiammò la devozione popolare verso la Medaglia miracolosa e contribuì ad affrettare la proclamazione del dogma dell'Immacolata da parte di Pio IX, l'8 dicembre 1854. Leone XIII, fatta esaminare ogni circostanza sui fatti di rue du Bac, nel 1880, in occasione del cinquantenario delle apparizioni, dichiarò autentica la miracolosa conversione del Ratisbonne e concesse la festa della Medaglia, al 27 novembre di ogni anno, con rito di seconda classe.
    Caterina Labouré fu beatificata da Pio XI il 28 maggio 1933 e canonizzata da Pio XII il 27 luglio 1947; le sue reliquie riposano nella cappella in cui ebbe le apparizioni. Pio XI, il 19 luglio 1931, in occasione del processo di beatificazione di Caterina Labouré, accennando ai mali che affliggevano la Chiesa, disse: «In questi giorni risplende la Medaglia miracolosa, come per richiamarci in modo visibile e tangibile che alla preghiera tutto è permesso, anche i miracoli, e soprattutto i miracoli. In ciò sta la specialità magnifica della Medaglia miracolosa, e noi abbiamo bisogno di miracoli. è già un gran miracolo che i ciechi vedano... ma vi è un altro miracolo che dobbiamo domandare a Maria Regina della Medaglia, ed è che vedano quelli che non vogliono vedere...».
    Tra i tanti santi devoti della Medaglia miracolosa, fu il giovane Massimiliano Kolbe, che il 20 gennaio 1917, settantacinquesimo anniversario dell'apparizione, nell'ascoltare la rievocazione della conversione del Ratisbonne, nella Chiesa di sant'Andrea delle Fratte, concepì l'istituzione della sua Milizia dell'Immacolata, col fine di «cercare la conversione dei peccatori, eretici, scismatici, giudei ecc., e specialmente dei massoni; e la santificazione di tutti sotto il patrocinio e mediante la B.V.M. Immacolata».

    UNA RICCA SIMBOLOGIA
    La Medaglia miracolosa ci propone una ricca simbologia. Da una parte è raffigurata la Vergine Maria, dalle cui mani piovono raggi sul mondo, ricordandoci il ruolo che Ella ha di Mediatrice di tutte le grazie; sul retro c'è il monogramma mariano, intrecciato con una Croce e circondato da 12 stelle. La Croce che sovrasta la M di Maria ricorda la Croce che nel labaro di Costantino era sostenuta dai vessilli delle legioni romane e, come in quel caso, è simbolo di battaglia e di vittoria. Davanti al nome di Maria, come di fronte a quello di Gesù, piegano le ginocchia i cieli, la terra e gli abissi.
    I due Cuori di Gesù e di Maria alla base della lettera M ricordano a sua volta l'indissolubile legame che lega i due Cuori, che ne formano uno solo, al quale è legata la salvezza e la rigenerazione del mondo. Le 12 stelle sono quello che circondano la fronte della donna dell'Apocalisse, figura della Chiesa, ma anche figura di Maria, che della Chiesa è Madre e Regina. La Medaglia miracolosa, portata con fiducia da tanti cattolici in tutto il mondo, continua ancora oggi la sua silenziosa ma portentosa missione.
    Essa va disseminata ovunque, nei fondamenti delle case, sulle vette dei monti, nelle profondità dei mari e soprattutto va portata al collo, affinché tutto e tutti siano sotto la protezione continua e infallibile di Maria Santissima. L'ultimo grande miracolo che i fedeli le chiedono insistentemente è la dissipazione degli errori e delle tenebre morali in cui è immerso il mondo moderno. La potenza e la misericordia della Madonna non ha limiti, come ci dimostra la miracolosa conversione di Alfonso Ratisbonne, che ai suoi piedi «cadde ebreo e si rialzò cristiano».

    Nota di BastaBugie: nella seconda apparizione santa Caterina ricevette dalla Vergine la missione di far coniare la celebre Medaglia che sarà poi definita "miracolosa". La Madonna stessa le indicò il modello facendoglielo vedere. Leggiamo il racconto di santa Caterina:
    Il 27 novembre 1830, che capitava il sabato antecedente alla prima domenica di Avvento, alle cinque e trenta di sera, facendo la meditazione in profondo silenzio, mi parve di sentire dal lato destro della cappella un rumore come il fruscio di una veste di seta. Avendo volto lo sguardo a quel lato, vidi la Santissima Vergine all'altezza del quadro di San Giuseppe. La sua statura era media, e la sua bellezza tale che mi è impossibile descriverla. Stava in piedi, la sua veste era di seta e di color bianco-aurora, fatta, come si si dice 'alla vergine', cioè accollata e con maniche lisce. Dal capo le scendeva un velo bianco sino ai piedi. Aveva i capelli spartiti e una specie di cuffia con un merletto di circa tre centimetri di larghezza, leggermente appoggiato ai capelli. Il viso era abbastanza scoperto; i piedi poggiavano sopra un globo; o meglio, sopra un mezzo globo, o almeno io non ne vidi che una metà (più tardi la Santa confesserà di aver visto sotto i piedi della Vergine anche un serpente color verdastro chiazzato di giallo). Le sue mani, elevate all'altezza della cintura, mantenevano in modo naturale un altro globo più piccolo che rappresentava l'universo. Ella aveva gli occhi rivolti al cielo, e il suo volto diventò risplendente, mentre presentava il globo a Nostro Signore. Tutto ad un tratto le sue dita si ricoprirono di anelli, ornati di pietre preziose, le une più belle delle altre, le une più grosse e le altre più piccole, le quali gettavano dei raggi gli uni più belli degli altri: questi raggi partivano dalle pietre preziose; le più grosse gettavano raggi più grandi, e le più piccole raggi meno grandi, sicché tutta se ne riempiva la parte inferiore, e io no

  • TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6348

    NON ESISTE FRATELLANZA AL DI FUORI DI CRISTO da Radio Roma Libera
    Molti sanno che san Pio X è l'autore della Pascendi, l'enciclica dell'8 settembre 1907 che condanna il modernismo, ma non tutti sanno che il grande Pio X è autore di un documento, che non è un'enciclica, ma è una Lettera apostolica, che per importanza si affianca alla Pascendi, di cui costituisce, potremmo dire, un complemento, perché del modernismo affronta non l'aspetto teologico e filosofico, ma quello politico e sociale.
    La Lettera a cui mi riferisco è appunto la Notre charge apostolique che condanna il movimento del Sillon («Solco»), fondato in Francia nel 1902 da Marc Sangnier (1873-1950), un movimento di cattolici-democratici, precursore di quelli che oggi sono definiti i movimenti "popolari" o "sociali".
    Notre Charge apostolique, il titolo della Lettera di san Pio X, significa "la nostra carica apostolica", potremmo anche dire la nostra missione apostolica, il nostro dovere apostolico: il dovere del Supremo Pastore di guidare e illuminare il suo gregge. Questa Lettera, diretta ai vescovi francesi, fu pubblicata il 25 agosto 1910, dunque centodieci anni fa e merita di essere ricordata per la sua stringente attualità. Io invito tutti a leggerla con attenzione. Da parte mia vi propongo la lettura di un passo che mi sembra illuminante, dedicato appunto al concetto di "fraternità".
    Dopo aver criticato i concetti di giustizia e di uguaglianza propugnati dal Sillon, papa san Pio X afferma: "Lo stesso accade per la nozione di fraternità, di cui stabiliscono la base nell'amore degli interessi comuni, oppure, al di la di tutte le filosofie e di tutte le religioni, nella semplice nozione di umanità, comprendendo così nello stesso amore e in un'eguale tolleranza tutti gli uomini con tutte le loro miserie, tanto intellettuali e morali quanto fisiche e temporali.
    Orbene, la dottrina cattolica ci insegna che il primo dovere della carità non consiste nella tolleranza delle convinzioni erronee, per quanto sincere esse siano, né nella indifferenza teorica o pratica per l'errore o per il vizio in cui vediamo immersi i nostri fratelli, ma nello zelo per il loro miglioramento intellettuale e morale, non meno che per il loro benessere materiale.
    Questa stessa dottrina cattolica ci insegna pure che la sorgente dell'amore per il prossimo si trova nell'amore di Dio, padre comune e comune fine di tutta l'umana famiglia, e nell'amore di Gesù Cristo, di cui siamo le membra al punto che consolare un infelice equivale a far bene a Gesù Cristo stesso. Ogni altro amore è illusione o sentimento sterile e passeggero.
    Certamente, l'esperienza umana sta a provare, nelle società pagane o laiche di tutti i tempi, che in certi momenti la considerazione dei comuni interessi o della naturale somiglianza è di scarsissimo peso di fronte alle passioni e agli affetti disordinati del cuore.
    No, Venerabili Fratelli, non vi è vera fraternità al di fuori della carità cristiana, che per amore di Dio e del suo Figlio Gesù Cristo, nostro Salvatore, abbraccia tutti gli uomini per confortarli tutti e tutti condurre alla stessa fede e alla stessa felicità celeste. Separando la fraternità dalla carità cristiana intesa in tal modo, la Democrazia, lungi dall'essere un progresso, costituirebbe un disastroso regresso per la civiltà. Infatti, se si vuol arrivare, e noi lo desideriamo con tutta l'anima nostra, alla maggior quantità di benessere possibile per la società e per ciascuno dei suoi membri, per mezzo della fraternità, oppure, come ancora si dice, per mezzo della solidarietà universale, sono necessarie l'unione degli spiriti nella verità, l'unione delle volontà nella morale, l'unione dei cuori nell'amore di Dio e di suo Figlio, Gesù Cristo. Orbene, questa unione è realizzabile soltanto per mezzo della carità cattolica, la quale solamente, di conseguenza, può condurre i popoli sul cammino del progresso, verso l'ideale della civiltà."
    In tempi di Covid, ricordiamo ancora queste parole della Lettera che san Pio X sembra profeticamente indirizzare ai cattolici disorientati del nostro tempo: Gesù Cristo "non ha annunciato per la società futura il regno di una felicità ideale, da cui sarebbe bandita la sofferenza; ma, con le sue lezioni e i suoi esempi, ha tracciato il cammino della felicità possibile sulla terra e della felicità perfetta in Cielo: la via regale della Croce. Sono insegnamenti che si avrebbe torto ad applicare soltanto alla vita individuale in vista della salvezza eterna; sono insegnamenti eminentemente sociali e ci mostrano in Nostro Signore Gesù Cristo una realtà ben diversa da un umanitarismo senza consistenza e senz'autorità."
    La via della Croce: non qualsiasi Croce, ma quella di Cristo, seconda persona della Santissima Trinità, Verbo Incarnato, fondatore della Chiesa cattolica, l'unica che, grazie ai suoi Sacramenti e al suo immutabile Magistero, trasmesso dai Romani pontefici, ci permette di raggiungere la salvezza eterna, che è l'obiettivo di ogni uomo che voglia dare senso e significato alla sua vita.

    Titolo originale: La fraternità di papa Francesco e quella di san Pio X
    Fonte: Radio Roma Libera, 27 ottobre 2020
    Pubblicato su BastaBugie n. 690

  • TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6286

    IL SEGRETO DELLA VOCAZIONE SACERDOTALE di Suor M. Gabriella Iannelli
    Dietro ogni Sacerdote, c’è sempre una madre che, non di rado, è stata anche la matrice spirituale della vocazione sacerdotale del proprio figlio. Scriveva commosso sant’Agostino nelle sue Confessioni: «...Tu hai steso la tua mano dall’alto e hai tratto la mia anima da queste dense tenebre, poiché mia madre, tua fedele, piangeva su di me più che non piangano le madri la morte fisica dei figli... La mia santa madre, tua serva, non mi ha mai abbandonato. Ella mi partorì con la carne a questa vita temporale e col cuore alla vita eterna. Ciò che sono divenuto e in che modo, lo devo a mia madre». Dietro la conversione, il Sacerdozio, l’Episcopato del Santo di Ippona ci sono le lagrime incessanti di santa Monica, che mai ha abbandonato il figlio, mai ha desistito dall’implorare da Dio la sua salvezza e, alla fine, ha trionfato: lo ha partorito non solo alla vita temporale ma alla Vita eterna, raggiunta attraverso il compimento della sua vocazione sacerdotale a servizio della Chiesa.
    Di quante madri si potrebbe dire la stessa cosa! Madri note come la mamma di san Giovanni Bosco, e mamme sconosciute che con la loro fede e la loro esemplarità hanno deposto nel cuore dei propri figli il germe della vocazione sacerdotale, e hanno poi sostenuto e accompagnato i propri figli nella loro missione di Sacerdoti!
    Anche le mamme, dunque, oltre che le consacrate, sono chiamate a riscoprire la loro maternità spirituale nei confronti dei propri figli, in modo da "partorirli", come santa Monica per sant’Agostino, anche alla vita soprannaturale ed eventualmente alla vocazione sacerdotale.

    PREGATE IL PADRONE DELLA MESSE PERCHÉ MANDI OPERAI
    Bellissimo e molto edificante, a tal proposito, è quello che è successo in un paesino dell’Italia settentrionale: Lu Monferrato, a 90 km da Torino. Questo piccolo paese sarebbe rimasto sconosciuto se nel 1881 alcune madri di famiglia non avessero preso una decisione che avrebbe avuto delle "grandi ripercussioni". Molte di queste mamme avevano nel cuore il desiderio di vedere uno dei loro figli diventare Sacerdote o una delle loro figlie impegnarsi totalmente al servizio del Signore. Presero dunque a riunirsi tutti i martedì per l’adorazione del Santissimo Sacramento sotto la guida del loro parroco, Monsignor Alessandro Canora, e a pregare per le vocazioni. Tutte le prime domeniche del mese ricevevano la Comunione con questa intenzione. Dopo la Messa tutte le mamme pregavano insieme per chiedere delle vocazioni sacerdotali.
    Grazie alla preghiera piena di fiducia di queste madri e all’apertura di cuore di questi genitori, le famiglie vivevano in un clima di pace, di serenità e di devozione gioiosa che permise ai loro figli di discernere molto più facilmente la loro chiamata... Da questo piccolo paese che conta poche migliaia di abitanti, sono uscite 323 vocazioni alla vita consacrata: 152 sacerdoti e 171 religiose appartenenti a 41 diverse Congregazioni... Ogni 10 anni, tutti i Sacerdoti e le Religiose ancora in vita si radunavano nel loro paese di origine giungendo da tutto il mondo.
    La preghiera che le madri di famiglia recitavano a Lu era breve, semplice e profonda: «Signore, fa che uno dei miei figli diventi Sacerdote! Io stessa voglio vivere da buona cristiana e voglio portare i miei figli al bene per ottenere la grazia di poterti offrire, Signore, un Sacerdote santo. Amen».
    Davvero significativo questo episodio che ci mostra la potenza della preghiera materna per la vocazione dei propri figli.

    TANTI FIGLI, TANTE VOCAZIONI ALLA VITA CONSACRATA
    Gli episodi potrebbero moltiplicarsi, ma forse oggi ancor prima di questo, bisogna ricordare alle mamme la necessità dell’accoglienza della vita perché se le vocazioni sacerdotali sono così scarse ciò è dovuto anche al numero limitatissimo di figli che si è disposti ad accogliere nella propria famiglia. Questo è un preoccupante frutto della mentalità moderna, che ha avuto una ripercussione drastica sulle vocazioni sacerdotali le quali, per questo oltre che per altri motivi, sono diminuite paurosamente. Dove il Signore deve cogliere i "fiori" per la vita sacerdotale e consacrata se in ogni famiglia non ci sono più di due figli? E quante sono quelle anime già presenti nell’eterno disegno divino e chiamate al Sacerdozio, le quali non hanno mai visto la luce a causa del rifiuto della vita da parte dei genitori? Quanti Sacerdoti in meno sulla terra anche per questo motivo: è una grave responsabilità di cui si risponderà dinanzi a Dio!
    Il Vescovo di Munster Mons. Clemens von Galen nel 1946 fu nominato Cardinale dal Papa Pio XII. Al suo ingresso come Cardinale egli fece stampare un’immagine con la seguente scritta: «Sono il tredicesimo figlio della nostra famiglia e ringrazierò eternamente mia madre per aver avuto il coraggio di dire di sì a Dio anche per questo tredicesimo bambino. Senza questo sì di mia madre, adesso non sarei sacerdote e vescovo».
    Dio continua a chiamare alla vita, Dio continua a chiamare al Sacerdozio; prima della risposta del chiamato ci deve essere la risposta della mamma, il suo "sì" alla vita. L’appello ad ogni mamma non può non divenire pressante: «Mamma accogli nel tuo grembo il dono inestimabile della vita, e da questa vita, deponendo nel cuore dei tuoi figli il germe della vocazione, fai scaturire la Vita per l’umanità intera!».

    Titolo originale: Lo devo a mia madre
    Fonte: Il settimanale di Padre Pio, 26 marzo 2017
    Pubblicato su BastaBugie n. 683

  • TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6291

    CONFRONTO TRA LA SOCIETA' IN OCCIDENTE E QUELLA IN ORIENTE di Aldo Maria Valli
    Nelle nostre analisi ci occupiamo spesso della situazione della Chiesa cattolica in Italia e, più in generale, in Occidente. Ma come viene vista la questione dall'esterno e soprattutto da quei Paesi dell'Est che, dopo il lungo dominio sovietico, si sono messi decisamente in marcia verso uno "sviluppo" di tipo occidentale?
    Una valutazione interessante arriva dalla Chiesa ortodossa ucraina, che è sotto la giurisdizione del patriarcato di Mosca.
    Nell'articolo, intitolato Il "loro" e il "nostro" cristianesimo: cosa accadrà domani?, l'autore, Kirill Aleksandrov, parte da quanto sta succedendo in Occidente, dove il cristianesimo, scrive, sempre di più "è spinto alla periferia: le chiese si chiudono, il numero dei credenti sta diminuendo". Di qui la domanda: dato che "l'Ucraina è decollata verso l'Europa", ne seguirà il corso anche per quanto riguarda la vita religiosa?
    "L'Occidente - osserva Aleksandrov - almeno negli ultimi secoli è considerato molto più progressista, di successo, ricco e così via. È consuetudine prenderne spunto; è consuetudine ammirarlo, mentre l'unione con l'Occidente è generalmente nei sogni della maggior parte dei nostri cittadini". Ma per noi credenti è davvero così?
    Pur considerando che il concetto di religiosità è assai ampio e può essere letto e interpretato da diversi punti di vista, una cosa sembra chiara: l'Occidente si sta allontanando dal Dio del cristianesimo e dai comportamenti dettati dalla legge divina.
    Sebbene vi siano eccezioni come la Polonia e l'Italia, dove un'ampia maggioranza si dice ancora, almeno sulla carta, religiosa, le statistiche affermano che altrove la situazione è ben diversa: in Germania le persone che si considerano religiose ammontano al 34%, in Francia al 40%, in Svezia al 19%, negli Stati Uniti al 56% (dati Gallup).
    L'Ucraina e la Russia (rispettivamente con il 73% e il 70%) sembrano ancora paesi a maggioranza religiosa, ma la tendenza è quella occidentale.

    LA DRAMMATICA SITUAZIONE TEDESCA
    "Nel 2009 - scrive Aleksandrov - lo psicologo statunitense Gregory Paul pubblicò i risultati di uno studio che mostrava come il livello di religiosità sia correlato a indicatori quali criminalità, benessere materiale, consumo di alcol e così via". Ne risulta che "maggiore è il tenore di vita e di sicurezza sociale, minore è la religiosità, e il miglioramento della situazione economica porta sempre più persone ad allontanarsi dalla fede in Dio".
    In Germania circa 220 mila persone, tra protestanti e cattolici, lasciano ogni anno la Chiesa. Decine di chiese (centinaia nel caso di quelle luterane) vengono chiuse o abbattute.
    La rivista Spiegel ha scritto che nei prossimi anni gli evangelici tedeschi dovranno abbandonare circa mille edifici ecclesiastici. Il motivo è semplice: il numero dei parrocchiani sta diminuendo e non è possibile sostenere i costi per il mantenimento delle chiese. Alcuni anni fa la Chiesa evangelica tedesca ha iniziato a parlare dell'ipotesi di rinunciare del tutto alle funzioni domenicali regolari, e di tenere le funzioni solo quando si riunisce un certo numero di persone.
    I cattolici tedeschi non stanno molto meglio. Nell'ultimo decennio sono state chiuse 515 chiese cattoliche, mentre altre settecento potrebbero seguire la stessa sorte.
    Davanti alla crisi, le soluzioni proposte vanno tutte nel senso di un maggior coinvolgimento sociale e di un adeguamento della Chiesa al pensiero dominante. "Significa - scrive Aleksandrov - che i cattolici non dovrebbero intensificare il digiuno e la preghiera, tornare a leggere la letteratura patristica, prestare più attenzione alla lotta contro le passioni dell'anima. No! Devono elaborare 'progetti originali e creativi' per soddisfare le esigenze dei consumatori della società. E poi, forse, i consumatori si rivolgeranno alle chiese per l'assistenza sociale".
    Dato che nella società tedesca aumenta la pressione non solo nel senso dell'assistenza sociale, ma anche per il riconoscimento dei "diritti" delle persone Lgbt, la "liberalizzazione" della morale sessuale, l'introduzione del sacerdozio femminile e così via, ecco che l'episcopato tedesco ha intrapreso un percorso per soddisfare queste richieste. Tutto per andare verso il mondo.

    LA PROGRESSIVA SCRISTIANIZZAZIONE
    In generale, il quadro è all'insegna della progressiva scristianizzazione. La menzione delle radici cristiane della civiltà europea è vietata. Croci e altri simboli cristiani vengono rimossi da strade, scuole, edifici pubblici. Il tradizionale mercatino di Natale di Bruxelles ha cambiato nome in "Gioia invernale". I biglietti d'auguri che non dicono "Buon Natale" ma "Buone vacanze invernali" sono considerati più corretti. Il governo slovacco ha deciso di rimuovere le aureole dalle immagini dei santi Cirillo e Metodio sulle monete in euro.
    Spesso, osserva Aleksandrov, "per compiacere i migranti dai paesi musulmani gli europei non solo abbandonano le tradizioni e le usanze cristiane, ma anche le norme di comportamento generalmente accettate. In Germania in molte mense scolastiche è vietato servire salsicce e paté di maiale, o addirittura portarsi da casa panini con questi ingredienti, per non offendere i sentimenti religiosi dei musulmani. Molte aziende tedesche durante il Ramadan esortano i dipendenti a non mangiare e bere nulla fino al tramonto, per non mettere in imbarazzo i colleghi musulmani. L'apogeo di questo atteggiamento può essere considerato il caso della Svezia, dove la prima vescova lesbica della Chiesa luterana, Eva Brunne, ha chiesto la rimozione di croci e altri simboli dalle chiese per accontentare i migranti musulmani".
    In Ucraina, scrive Aleksandrov, per ora "il quadro è completamente diverso". "Se prendiamo come punto di partenza il 1988, quando lo Stato revocò tutte le restrizioni all'attività religiosa nel millesimo anniversario della cristianizzazione della Rus', le statistiche mostrano che in trentadue anni sono state restaurate e costruite più di 8.500 chiese. Si tratta di circa 280 chiese all'anno, due chiese ogni tre giorni". Solo nel 2019 il numero di comunità ecclesiastiche nella Chiesa ortodossa ucraina è aumentato di 246 unità.
    "Sorge spontanea una domanda: perché nella ricca Europa non ci sono soldi per il mantenimento delle chiese, mentre nella povera Ucraina la gente li trova non solo per la manutenzione, ma anche per la costruzione, nonostante il fatto che in Ucraina, salvo rare eccezioni, lo Stato non finanzia i progetti di costruzione di chiese?". Da considerare anche che in Ucraina non c'è una tassa religiosa come in Germania e le chiese sono costruite e sostenute dalle donazioni dei parrocchiani.

    IL COSTO DELL'INTEGRAZIONE EUROPEA
    "Certo, la religiosità non si limita alla costruzione di edifici di culto, ma questo è un indicatore che distingue in modo sorprendente lo stato delle cose nel nostro paese e in Europa, dove le chiese sono abbattute piuttosto che erette. Anche il numero di coloro che desiderano diventare preti e monaci è un indicatore abbastanza significativo. Mentre in Europa e negli Stati Uniti i cattolici lanciano l'allarme per la mancanza di vocazioni, il cui numero sta diminuendo ancora più rapidamente di quello dei parrocchiani, in Ucraina aumentano le persone che desiderano entrare nelle istituzioni educative teologiche piuttosto che in altri percorsi educativi. In totale, alla fine del 2019, nella Chiesa ortodossa ucraina c'erano 4609 monaci e 1372 studenti di istituzioni educative teologiche a tempo pieno".
    Nello stesso tempo, i circoli politici occidentali che da circa dieci anni stanno cercando di far passare il riconoscimento dei "diritti" Lgbt trovano in Ucraina ancora un netto rifiuto.
    "La questione di quale società sia più religiosa - osserva l'autore - non si risolve in una competizione. Riguarda le nostre prospettive future. È vero, il mondo occidentale ha materialmente più successo, lì il tenore di vita è più alto, la scienza, la medicina e l'istruzione vi si stanno sviluppando meglio. Ma allo stesso tempo possiamo vedere che il mondo occidentale ha rinunciato ufficialmente al cristianesimo in quanto tale. Al posto di Cristo, sono state messe altre divinità: tolleranza, liberalismo, diritti umani, servilismo verso i migranti. Per il bene di queste divinità le croci sono rimosse dalle chiese, non c'è più il suono delle campane, le chiese sono distrutte, e i credenti hanno paura di citare il Vangelo perché politicamente scorretto".
    "L'Ucraina ha adottato l'integrazione in Europa e l'adesione a varie strutture sovranazionali europee come obiettivo strategico del suo sviluppo. Tuttavia, il costo di tale integrazione potrebbe essere il rifiuto del cristianesimo. Certo, tutto avverrà gradualmente, in modo che la nostra coscienza potrà abituarsi e il processo non risulterà spaventoso. Potremmo essere in grado di mantenere la nostra religiosità, ma molto probabilmente dovremo scegliere. Quelle su cui meditare sono sempre le parole del Vangelo: 'Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza' (Mt 6, 24)".
    Per chi ha a cuore il vero progresso ciò che conta non è chi è più ricco, ma dove stiamo andando. "E se c'è un abisso davanti, probabilmente è meglio restare indietro. Per i credenti, l'indicatore del benessere di una società non è il livello della vita materiale, ma il modo in cui la società si avvicina a Dio e alla Chiesa".

    Titolo originale: Il loro e il nostro cristianesimo
    Fonte: Radio Roma Libera, 21 Settembre 2020
    Pubblicato su BastaBugie n. 683

  • TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/edizioni.php?id=681

    LA CHIESA NON HA MAI DUBITATO CHE LA DONNA ABBIA L'ANIMA di Marco Di Matteo
    C'è chi dice che nel 585 fu convocato a Mâcon, in Borgogna, un concilio per discutere una questione spinosa: la donna ha un'anima? In realtà nel 585 a Mâcon non si svolse alcun concilio ecumenico, ma, per iniziativa del re dei Franchi san Gontrano e del vescovo Prisco di Lione, venne convocato soltanto un sinodo provinciale, dai cui atti (ripubblicati recentemente) risulta con chiarezza che in nessuna sessione si discusse del problema dell'anima della donna. Il sinodo si occupò di definire i rispettivi doveri dei fedeli e del clero.
    Qual è dunque l'origine di una leggenda così diffusa? Essa deriva da un semplice aneddoto riportato da Gregorio di Tours nella Historia Francorum, dove si racconta che durante il sinodo un vescovo pose la seguente questione: il termine latino homo può essere applicato sia alla donna che all'uomo? Si trattava quindi di una questione puramente linguistica, non teologica. Gli altri Padri sinodali, citando passi della traduzione latina delle Scritture che, conformemente al latino classico, utilizzava homo come termine riferibile all'essere umano di sesso sia maschile che femminile, conclusero che il termine designava la creatura umana, senza distinzione di sesso.
    Il primo a deformare i dati storici relativi al Sinodo di Mâcon è stato il pastore protestante Johannes Leyser, che nel 1676 nella Polygamia triumphatrix (Poligamia trionfatrice) affermò che durante i lavori dell'assise sinodale si discusse scandalosamente del problema dell'anima delle donne. L'accusa fu ripresa dal ben più famoso filosofo francese Pierre Bayle nel Dizionario storico-critico (1697), opera che, per l'impronta fortemente razionalistica e antireligiosa, influenzerà notevolmente i 'liberi pensatori' del XVIII secolo. L'accusa alla Chiesa fu rilanciata in Francia durante la Rivoluzione Francese e poi nel 1848, allorché si discusse del diritto di voto alle donne. Così le poche righe di Gregorio di Tours, completamente deformate, erano entrate definitivamente nel patrimonio della credulità popolare e non solo (persino storici qualificati come J. Le Goff e P. Brezzi diedero credito a tale menzogna).

    LA DONNA NEL MEDIOEVO
    Sull'infondatezza di tale notizia, avrebbe dovuto far riflettere, come rileva la storica francese Régine Pernoud, il fatto che nei secoli delle persecuzioni anticristiane «i primi martiri che sono onorati come santi, siano delle donne e non degli uomini: sant'Agnese, santa Cecilia, sant'Agata e tante altre». Nel Medioevo in Francia le regine venivano incoronate con lo stesso rituale dei re, segno della stessa dignità regale (si pensi al prestigio di Bianca di Castiglia, madre di san Luigi IX). Quanto alle donne laiche non aristocratiche, esse sono state sia umili lavoratrici (spesso riunite in corporazioni femminili), sia protagoniste della vita civile e persino militare (si pensi alla straordinaria figura di santa Giovanna d'Arco, che nel XIV secolo condusse la Francia alla vittoria sugli Inglesi). L'elemento femminile era rappresentato anche nelle assemblee municipali e nei movimenti che diedero impulso all'istituzione delle "tregue di Dio" per limitare le guerre. In ambito monastico, è significativo che alcune badesse agissero come autentici signori feudali, indossassero la croce come i vescovi e spesso amministrassero vasti territori: basti pensare alle badesse di Las Huelgas in Spagna e di Fontevrault in Francia, che governavano le comunità miste (maschili e femminili) fondate da Roberto d'Arbrissel (m. 1117). In età carolingia il primo trattato sull'educazione fu scritto nel IX secolo da una madre di famiglia, Dhouoda. Una donna, Rosvita di Gandersheim (935-967), compose commedie ispirate al poeta latino Terenzio. La prima enciclopedia non fu compilata degli illuministi, ma nel XII secolo dalla badessa Herrada di Landsberg, (è una summa dei progressi tecnici del XII secolo, comprendente persino informazioni economiche). Diverse religiose frequentavano le università per conseguire il grado di teologhe, come ad esempio Gertrude di Helfta nel XIII secolo.
    Tutto questo rende comprensibile quanto scrisse san Bernardino da Siena (1380-1444): «È una grande grazia essere donna: le donne si salvano più degli uomini».

    CONSIDERAZIONI FILOSOFICO-TEOLOGICHE
    Oltre alle suddette precisazioni storico-filologiche, è facile smontare l'accusa anche ricorrendo a considerazioni filosofico-teologiche.
    Dal punto di vista filosofico, porre una questione di questo tipo non avrebbe avuto alcun senso: infatti il termine latino anima indica semplicemente il principio primo (animatore, appunto) dell'attività di tutti gli esseri viventi, tant'è che anche gli animali (animalia in latino) posseggono un'anima, sebbene solo vegetativa e sensitiva. L'essere umano, rispetto agli altri animali, possiede anche l'anima razionale. Quindi, si sarebbe mai potuto mettere in dubbio ragionevolmente che la donna, la cui appartenenza alla specie umana risultava incontrovertibile, avesse un'anima? È vero che nel Medioevo la tesi di una qualche inferiorità di natura della donna rispetto all'uomo fu sostenuta da diversi teologi (condizionati dai filosofi antichi), ma nessuno avrebbe potuto negarle la natura di essere animato.
    Da un punto di vista teologico, risulta chiaro dal racconto della Genesi che l'uomo e la donna sono entrambi a immagine e somiglianza di Dio e quindi dotati della stessa dignità. Unica è anche la radice dei loro nomi (ish e isshah sono chiamati l'uomo e la donna in aramaico antico), e ciò sta ad indicare il possesso di un'unica natura. Eva, nonostante la caduta, diventa la progenitrice del popolo eletto e madre della stirpe da cui uscirà il Redentore. La storia della salvezza si compie attraverso una donna, Maria, Sposa dello Spirito Santo e Madre del Figlio di Dio, Regina del Cielo e della Terra, nonché Mediatrice di tutte le grazie. Le donne, inoltre, appaiono accanto a Cristo nella sua vita pubblica, partecipando alla sua missione, e sono le prime testimoni della Risurrezione. Anche san Paolo, polemizzando con la cultura pagana, che spesso considerava schiavi e donne esseri inferiori, ribadisce la pari dignità della donna rispetto all'uomo:«non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna» (Gal 3,28).
    Un manoscritto medievale anonimo della Cambridge University Library [...] individua cinque motivi di superiorità della donna rispetto all'uomo nella Rivelazione: «La donna è stata preferita all'uomo, quanto al materiale: Adamo tratto dal fango, Eva dalla costola di Adamo; quanto al luogo: Adamo fuori dal paradiso ed Eva al suo interno; nella concezione: una donna e non un uomo ha concepito Dio; nell'apparizione: dopo la resurrezione Cristo è apparso a una donna, a Maria Maddalena; nell'esaltazione: Maria è stata esaltata sopra i cori degli angeli».

  • TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6259

    SONDAGGIO CEI: ITALIANI GENTE DI POCA FEDE di Giuliano Guzzo
    Ha un titolo evangelico e statisticamente molto attuale, l'ultimo libro del sociologo Franco Garelli, intitolato, appunto, Gente di poca fede. Il sentimento religioso nell'Italia incerta di Dio (Il Mulino 2020, pp. 264). Un titolo che a ben vedere contiene un paradosso - come può esservi «sentimento religioso» laddove c'è incertezza «di Dio»? -, che tuttavia torna utile per descrivere la condizione religiosa del nostro Paese.
    Assistiamo infatti da un lato alla forte crescita di quanti pensano che Dio non esista (il 30%: 25 anni fa erano il 10%) e che credere sia da ingenui e illusi (23%, contro il 5% di un tempo) e, dall'altro, declinano pure i praticanti (oggi fermi al 22%); ciò nonostante - ecco il paradosso - il «sentimento religioso» permane e forse persino cresce.
    Lo prova il fatto che il 67% degli italiani siano favorevoli all'esibizione del crocifisso nei luoghi pubblici e che i «cattolici culturali» - ossia coloro che aderiscono al «cattolicesimo come deposito di tradizione e valori» - siano negli ultimi anni cresciuti dal 27 al 43%; allo stesso modo, si è registrato un incremento di chi crede che vi sia una potenza maligna in «campo» contro l'umanità: un quarto di secolo fa quelli con queste convinzioni erano il 15%, oggi sono il 40%.

    SCRISTIANIZZAZIONE NON FA PER FORZA RIMA CON LAICIZZAZIONE
    Quest'interessante indagine nazionale di Garelli, finanziata dalla Conferenza episcopale italiana, traccia insomma un quadro che vede il sentimento religioso «in grande movimento», ad evidenziare che scristianizzazione non fa per forza rima con laicizzazione. Da questo punto di vista, pur senza negare il declino anche italiano del cattolicesimo - che viene anzi confermato -, si approda alla conclusione che tuttavia occorre andarci piano, quando si parla di secolarizzazione.
    Perché se anche la religione organizzata perde terreno e i valori religiosi sembrano scomparire dai radar della discussione pubblica, ecco, questo non significa necessariamente che stia avanzano l'ateismo. A tal proposito, anche la ricordata crescita di quanti pensano che Dio non esista - che oggi si aggirano, come detto, sul 30% - andrebbe presa con le pinze dato che non è da escludere che chi, da un lato, si riconosce in questa posizione, dall'altro poi possa considerare l'esistenza comunque di «forze soprannaturali», angeli, fantasmi o spiriti. Ciò non toglie, per tornare a leggere questi dati da un'angolazione cattolica, che di fatto la fede cristiana sia in arretramento.

    DA DOVE DOVREBBE RIPARTIRE, ALLORA, L'EVANGELIZZAZIONE?
    Pur essendo quello di Garelli un testo sociologico e non ecclesiale, un'indicazione emerge dal fatto, osservato appunto nell'indagine, secondo cui ancora oggi maggioranza degli italiani dichiara di avvertire la presenza e la protezione di Dio nella propria vita, con circa la metà di essi che - nonostante tutto - ancora tende a «leggere» in chiave religiosa alcune vicende dell'esistenza. Significa che, per quanto affievolito, confuso e segnato da un certo anticlericalismo (a questo riguardo si segnala la crescita dei contrari all'8×1000, oggi pari al 46%), davvero il sentimento religioso resta «in grande movimento». Ne consegue come per evangelizzare occorra intercettarlo, stanarlo e incanalarlo, questo sentimento.
    D'accordo, ma come? Bella domanda. La grande sfida odierna, dopotutto, sta proprio nella risposta che si dà a tale domanda. Quel che è certo - e che altre indagini sociologiche internazionali confermano - è che all'uomo di oggi il «prodotto religioso» interessa ancora, eccome se interessa. Bisogna fare attenzione quindi quando, a livello pastorale e di comunicazione, si preferisce camuffare un certo tipo di messaggio dottrinale, teologico o morale allo scopo di apparire più in sintonia con il mondo - o meno lontano da esso: perché forse è proprio quel messaggio dottrinale, teologico o morale, apparentemente superato e fuori moda, che invece interessa.

    Titolo originale: Italiani gente di poca fede
    Fonte: Sito del Timone, 21 agosto 2020
    Pubblicato su BastaBugie n. 679

  • TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6246

    LA MORTE DI MARIA E L'ASSUNZIONE IN CIELO di San Giovanni Paolo II
    Circa la conclusione della vita terrena di Maria, il Concilio riprende i termini della Bolla di definizione del dogma dell'Assunzione ed afferma: "L'Immacolata Vergine, preservata immune da ogni macchia di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria in corpo e anima" (Lumen Gentium, 59). Con questa formula la Costituzione dogmatica Lumen gentium, seguendo il mio Venerato Predecessore Pio XII, non si pronuncia sulla questione della morte di Maria. Pio XII tuttavia non intese negare il fatto della morte, ma soltanto non giudicò opportuno affermare solennemente, come verità che doveva essere ammessa da tutti i credenti, la morte della Madre di Dio.
    Alcuni teologi, in verità, hanno sostenuto l'esenzione della Vergine dalla morte e il suo passaggio diretto dalla vita terrena alla gloria celeste. Tuttavia questa opinione è sconosciuta fino al XVII secolo, mentre in realtà esiste una tradizione comune che vede nella morte di Maria la sua introduzione alla gloria celeste.
    È possibile che Maria di Nazaret abbia sperimentato nella sua carne il dramma della morte? Riflettendo sul destino di Maria e sul suo rapporto con il divin Figlio, sembra legittimo rispondere affermativamente: dal momento che Cristo è morto, sarebbe difficile sostenere il contrario per la Madre.

    I PADRI DELLA CHIESA NON HANNO AVUTO DUBBI
    In questo senso hanno ragionato i Padri della Chiesa, che non hanno avuto dubbi al riguardo. Basti citare san Giacomo di Sarug (+ 521), secondo il quale "il coro dei dodici Apostoli" quando per Maria giunse "il tempo di camminare sulla via di tutte le generazioni", la via cioè della morte, si raccolse per seppellire "il corpo virgineo della Benedetta". San Modesto di Gerusalemme (+ 634), dopo aver ampiamente parlato della "beatissima dormizione della gloriosissima Genitrice di Dio", conclude il suo "encomio" esaltando l'intervento prodigioso di Cristo che "la risuscitò dal sepolcro" per assumerla con sé nella gloria. San Giovanni Damasceno (+ 704), per parte sua, si chiede: "Come mai colei che nel parto passò sopra tutti i limiti della natura, ora si piega alle sue leggi e il suo corpo immacolato viene sottoposto alla morte?". E risponde: "Bisognava certo che la parte mortale venisse deposta per rivestirsi di immortalità, poiché anche il padrone della natura non ha rifiutato l'esperienza della morte. Egli, infatti, muore secondo la carne e con la morte distrugge la morte, alla corruzione elargisce l'incorruttibilità e il morire lo fa sorgente di risurrezione".
    È vero che nella Rivelazione la morte è presentata come castigo del peccato. Tuttavia il fatto che la Chiesa proclami Maria liberata dal peccato originale per singolare privilegio divino non porta a concludere che Ella abbia ricevuto anche l'immortalità corporale. La Madre non è superiore al Figlio, che ha assunto la morte, dandole nuovo significato e trasformandola in strumento di salvezza.
    Coinvolta nell'opera redentrice e associata all'offerta salvatrice di Cristo, Maria ha potuto condividere la sofferenza e la morte in vista della redenzione dell'umanità. Anche per Lei vale quanto Severo d'Antiochia afferma a proposito di Cristo: "Senza una morte preliminare, come potrebbe aver luogo la risurrezione?". Per essere partecipe della risurrezione di Cristo, Maria doveva condividerne anzitutto la morte.

    LA MORTE DI MARIA COME UN TRASPORTO D'AMORE
    Il Nuovo Testamento non fornisce alcuna notizia sulle circostanze della morte di Maria. Questo silenzio induce a supporre che essa sia avvenuta normalmente, senza alcun particolare degno di menzione. Se così non fosse stato, come avrebbe potuto la notizia restare nascosta ai contemporanei e non giungere, in qualche modo, fino a noi?
    Quanto alle cause della morte di Maria, non sembrano fondate le opinioni che vorrebbero escludere per Lei cause naturali. Più importante è la ricerca dell'atteggiamento spirituale della Vergine al momento della sua dipartita da questo mondo. A tale proposito, san Francesco di Sales ritiene che la morte di Maria sia avvenuta come effetto di un trasporto d'amore. Egli parla di un morire "nell'amore, a causa dell'amore e per amore", giungendo perciò ad affermare che la Madre di Dio morì d'amore per suo figlio Gesù.
    Qualunque sia stato il fatto organico e biologico che causò, sotto l'aspetto fisico, la cessazione della vita del corpo, si può dire che il passaggio da questa all'altra vita fu per Maria una maturazione della grazia nella gloria, così che mai come in quel caso la morte poté essere concepita come una "dormizione".
    In alcuni Padri della Chiesa troviamo la descrizione di Gesù stesso che viene a prendere sua madre nel momento della morte, per introdurla nella gloria celeste. Essi presentano, così, la morte di Maria come un evento d'amore che l'ha condotta a raggiungere il suo divin Figlio per condividerne la vita immortale. Alla fine della sua esistenza terrena, Ella avrà sperimentato, come Paolo e più di lui, il desiderio di essere sciolta dal corpo per essere con Cristo per sempre (cfr Fil 1, 23).
    L'esperienza della morte ha arricchito la persona della Vergine: passando per la comune sorte degli uomini, Ella è in grado di esercitare con più efficacia la sua maternità spirituale verso coloro che giungono all'ora suprema della vita.

    Nota di BastaBugie: nell'articolo seguente dal titolo "La Dormizione della Beatissima Vergine Maria" si ricorda l'insegnamento di sant'Alfonso che spiega che Maria morì nella dolcezza e felicità in quanto non aveva nessuna delle tre cose rendono amara la morte a noi poveri peccatori.
    Ecco l'articolo pubblicato su Radio Roma Libera il 8 e 15 Agosto 2020:
    In questa meditazione vogliamo considerare il carattere della morte della Beatissima Vergine Maria. In virtù dell'eccellenza e dell'eccelsa santità della Beatissima Vergine Maria ella è morta come uno che si addormenta. Perciò la sua morte viene descritta più precisamente come 'dormizione'. Se si chiedesse perché non avrebbe potuto evitare completamente la morte, la risposta deve essere perché Iddio voleva la Madonna tutta simile a Gesù, essendo morto il Figlio, conveniva che ancor morisse la Madre. Ora questa morte fu caratterizzata da due tratti: dalla sua dolcezza e dalla sua felicità.
    A questo riguardo insegna sant'Alfonso che ci sono tre cose rendono amara la morte: "l'attaccamento alla terra, il rimorso dei peccati, l'incertezza della salute". Mentre la Beatissima Vergine "morì tutta distaccata, come sempre visse, dai beni mondani; morì con somma pace di coscienza; morì con certezza della gloria eterna".
    1. IL DISTACCO DALLE COSE DI QUESTA TERRA [...]
    La Madonna fu l'esemplare il più insigne di tutti di questo spirito di distacco. Sant'Alfonso scrive: "Sin dall'età di 3 anni lasciò i suoi parenti ed andò a rinserrarsi nel Tempio per attendere solamente a Dio, distaccato dalle robe, contentandosi di vivere sempre povera, sostentandosi colle fatiche delle mani, distaccata dagli onori, ed amando la vita umile ed abietta - benché le toccasse l'onor di regina per ragione della discendenza che traeva dai re d'Israele. Rivelò la stessa Vergine a sant' Elisabetta benedettina, che quando fu lasciata nel Tempio dai suoi parenti stabilì nel cuore di non aver altro padre, e non amar altro bene, che Dio". [...]
    In breve, la Madonna era distaccata dalle cose di questo mondo e quindi la sua morte era dolce.
    2. LA PACE DI COSCIENZA
    Per citare ancora sant'Alfonso: 'I peccati fatti nella vita sono quei vermi che maggiormente affligono e rodono il cuore dei poveri peccatori moribondi, i quali, dovendo allora tra breve presentarsi al divino tribunale, si vedono circondati in quel punto dai loro peccati che lo spaventano e lor gridano intorno al dir di san Bernardo: 'Siamo opera tua. Non ti abbandoniamo.' Si può aggiungere che questo vale soprattutto per i peccati non perdonati, ma anche per quelli perdonati, perché anche questi affliggono la coscienza col rimorso, col rimorso per tempo perso o persino per tutta una vita sprecata, per occasioni mancate per amare Dio e progredire nella santità. Tutti questi peccati divengono vermi, come anche la coscienza stessa diviene verme all'ora della morte, e per i dannati diviene il verme che non muore mai.
    La Santissima Vergine Maria invece non poteva essere afflitta da alcun rimorso di coscienza perché era completamente libera dal peccato: sia originale che attuale. [...]
    3. LA CERTEZZA DI ANDARE IN PARADISO
    I peccatori che muoiono con dubbio della loro salute temono con un grande spavento di passare ad una morte eterna, mentre i santi si rallegrano nella loro grande speranza di andare a possedere Iddio nel cielo. "San Lorenzo Giustiniani, stando vicino alla morte e sentendo i suoi famigliari che piangevano intorno disse: 'Andate altrove a piangere: se volete stare qui con me, avete da godere come godo io in vedermi aprire la porta del paradiso ed unirmi col mio Dio". Similmente san Luigi Gonzaga, quando ricevette le notizie della morte, esclamò: "Mi sono rallegrato quando mi hanno detto: andremo nella casa del Signore".
    Eppure gli altri santi non avevano la certezza della divina grazia, né della propria santità, come ne era la Madonna, che già dalla parola dell'Arcangelo Gabriele aveva somma certezza di essere l'oggetto del sommo favore di Dio. Quanta era la sua certezza della propria salvezza, tanta era la sua allegria alle notizie della morte, del suo transito imminente al possesso pieno e definitivo di Dio. [...]

    Titolo originale: La dormizione di Maria (San Giovanni Paolo II)
    Fonte: Sito del Vaticano, 25 giugno 1997
    Pubblicato su BastaBugie n. 678

  • TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6225

    PROFANATA LA TOMBA DI FRANCO: IL VATICANO SMENTISCE IL GOVERNO ANTICRISTIANO SPAGNOLO di Andrea Zambrano
    Il Vaticano ha smentito il premier spagnolo che aveva attribuito alla Santa Sede un ruolo nell'esumazione della salma di Francisco Franco dal Valle de los Caidos. Ufficialmente si tratta di una smentita ad un capo di Stato e come tale va considerata. Però, i retroscena e gli interrogativi sul destino del Santuario presso il Valle de los caidos di Madrid sono ancora tutti aperti. Ecco perché il comunicato di ieri della Santa Sede non contribuisce a chiare tutto, ma di fatto alimenta il giallo.
    Una cosa è certa, ed è arrivata con l'ufficialità vaticana ieri, quando il portavoce della Sala Stampa d'oltretevere ha smentito il premier spagnolo Pedro Sanchez, negando così un ruolo della Chiesa nella polemica vicenda dell'esumazione del corpo di Francisco Franco come invece affermato da Sanchez in un'intervista al Corsera l'8 luglio. «Nella vicenda del corpo di Franco (Papa Francesco ndr.) mi ha aiutato. Nel Valle de los Caídos c'era una comunità di benedettini contrarissima all'esumazione. Ho chiesto l'intervento del Vaticano. E tutto si è risolto».

    LA REPLICA DELLA SANTA SEDE
    Questa la replica della Santa Sede arrivata 15 giorni dopo: «Riguardo alle dichiarazioni rilasciate dal Presidente del Governo spagnolo, il Signor Pedro Sánchez, si precisa che la Santa Sede, sulla questione dell'esumazione di Francisco Franco, ha ribadito in varie occasioni il suo rispetto per la legalità e le decisioni delle autorità governative e giudiziarie competenti, ha sollecitato il dialogo tra la famiglia e il Governo e non si è mai pronunciata sull'opportunità dell'esumazione né sul luogo della sepoltura, perché non rientra nelle sue competenze».
    Valle de los caidos è il nome che comunemente si dà alla Basílica de la Santa Cruz del Valle de los caidos, dunque, prima di addentrarsi in vicende politico-ideologiche è sempre bene tenere presente che si tratta di un luogo sacro. Luogo sacro dove, per volere del dittatore Francisco Franco vennero sepolti tutti i morti della terribile guerra civile, i vincitori e i vinti, che ha insanguinato la Spagna e che Franco ha di fatto pacificato sconfiggendo le forze comuniste che - giova sempre ricordarlo - stavano massacrando i civili e i religiosi con un odio e una sistematicità che poche altre volte si è visto nel '900.
    Vincitori e vinti, dunque: tutti accomunati nella sepoltura come - direbbe Totò - una livella. E tra questi anche il caudillio, il quale non previde né decise lui di essere sepolto lì, dato che fu portato al Valle soltanto dopo una decisione politica del governo che succedette al dittatore e che era presieduto dal Re Juan Carlos.

    ANTICATTOLICESIMO
    Sul Valle del los caidos si sono accesi i riflettori negli ultimi anni quando dopo il governo Zapatero sono tornati a farsi vive spinte antifranchiste che però celano un anticattolicesimo di fondo.
    Ora arrivano le parole dal Vaticano a prendere le distanze da quell'esumazione che nei fatti è stata una profanazione. Ma il vero obiettivo del governo non è propriamente Franco, la cui presenza in quel luogo assumeva per molti nostalgici di destra una bandierina politica. Profanando la tomba di Franco, che volle il Valle de los caidos proprio per pacificare una Spagna dilaniata, cosa che il Governo anticristiano Podemos-Socialisti non accetta, si è dato il primo colpo di accetta alla presenza cristiana nel luogo. Prova ne è che subito dopo l'esumazione di Franco, sono uscite subito due notizie che sanno di lavoro da finire: la prima è che i benedettini, i soli ad opporsi alla profanazione del corpo di Franco e come ammesso da Sanchez i suoi nemici numero uno, sarebbero in procinto di lasciare la custodia della Basilica. La seconda sono le proposte di legge depositate in Parlamento e sposate dal governo, di trasformare il Santuario in un mausoleo generico, privo soprattutto della Basilica e della Grande croce che oggi svetta sul valle.
    Se il Vaticano non ha avuto alcun ruolo nella vicenda dell'esumazione di Franco, per la cacciata dei benedettini e la riduzione del santuario a mausoleo, qualche parola sarebbe bene che arrivasse.

    Nota di BastaBugie: per approfondire il profondo significato anticattolico della riesumazione del caudillio, leggi un nostro precedente articolo cliccando sul seguente link

    AL DITTATORE BUONO (E CATTOLICO) FRANCISCO FRANCO RIESUMATO IL CORPO PER SPREGIO
    Il governo socialista fa una macabra mossa elettorale... e i vescovi spagnoli tacciono dimenticando che fu lui a salvarli (eppure il papa San Giovanni XXIII disse: ''Franco fa leggi cattoliche, aiuta la Chiesa, è un buon cattolico, che cosa gli si può chiedere di più?'')
    di Gabriel Ariza
    http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5863

    Sui martiri e più in generale sulla Guerra di Spagna consigliamo l'approfondimento dei seguenti film:

    L'ASSEDIO DELL'ALCAZAR (1940)
    La gloriosa resistenza del comandante Moscardò e del presidio militare di Toledo
    http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=40

    UN DIOS PROHIBIDO (2013)
    La gloriosa testimonianza di fede dei 51 frati barbaramente uccisi dal Fronte Popolare in odio alla fede cattolica
    http://www.filmgarantiti.it/it/edizioni.php?id=42

  • TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6205

    LA MANCANZA DI FEDE E IL BENESSERE PSICOFISICO DELLA PERSONA di Aldo Maria Valli
    Ritengo sia il caso di tornare sulla bella intervista che Giulio Meiattini, monaco dell'Abbazia Madonna della Scala a Noci (Bari) e docente alla Facoltà teologica pugliese e al Pontificio ateneo Sant'Anselmo di Roma, ha concesso al Die Tagespost e durante la quale il teologo ha detto fra l'altro: «Sembra, ormai, che l'annuncio del Vangelo si riduca a una terapia che serve a far star bene l'uomo nel suo mondo, invece che trasformare l'umano dall'interno sospingendolo verso il Deus semper maior, nel movimento della glorificazione».
    Da tempo numerosi fedeli cattolici si sono accorti che la Chiesa ormai si occupa quasi esclusivamente del benessere psicofisico della persona, entro un orizzonte tutto terreno, e ha smesso di parlare della legge divina e dei Novissimi. Il tentativo è quello, non certo nuovo, di mettere l'uomo al posto di Dio e di delineare un dio a propria immagine e somiglianza.
    Nell'intervista dom Meiattini parla dei monaci che san Benedetto definisce «sarabaiti» (i quali «chiamano santo tutto ciò che torna loro comodo e respingono come illecito quello che non gradiscono») e dei monaci «girovaghi», che vagano di luogo in luogo, «mai stabili», e finiscono vittime dei loro mutevoli desideri. Ebbene, spiega il teologo benedettino, «direi che qui vengono descritte non solo alcune deviazioni della vita monastica, ma delle tentazioni costanti dell'animo umano. Esse potrebbero essere comprese, in generale, come la tendenza a riportare tutto alla propria misura soggettiva e al bisogno del momento, giustificando e razionalizzando, se necessario, anche l'errore o la ricerca esclusiva del proprio tornaconto, pur di non mettere in discussione se stessi».
    Secondo Meiattini, «anche una buona parte della teologia odierna soffre di questa tendenza a ridurre il mistero di Dio e di Gesù Cristo alla misura umana». Certo, la fede va sempre tradotta nel linguaggio del tempo, così da consentirle di diventare cultura, «tuttavia - rileva il monaco - mi sembra che questo necessario tentativo abbia preso spesso una cattiva piega. La cosiddetta "svolta antropologica", che ha segnato profondamente gli ultimi cinquant'anni di riflessione teologica, all'origine è affetta proprio da questo limite di fondo: riportare Dio all'interno di ciò che è umanamente comprensibile. Concretamente questo si è tradotto in una prevalenza del criterio "pastorale", che funziona sempre più spesso come letto di Procuste entro cui ricondurre l'eccedenza e la trascendenza del mistero divino. Si è così sbilanciato il rapporto fra antropologia e teologia. Sembra, ormai, che l'annuncio del Vangelo si riduca a una terapia che serve a far star bene l'uomo nel suo mondo, invece che trasformare l'umano dall'interno» innalzandolo verso Dio.

    DEMITIZZARE LA FEDE
    Significativo, dice Meiattini, è che dopo il Vaticano II sia il diavolo sia gli angeli siano scomparsi rapidamente dalla teologia e dalla predicazione. «Tutto ciò era sentito come un retaggio ingombrante del passato, davanti alle esigenze del dialogo con le scienze naturali e con il pensiero di ispirazione marxista, che metteva al centro la dimensione sociale. Il cielo impallidiva davanti ai vivaci colori della terra. Il cristianesimo si è sentito improvvisamente quasi in colpa per aver trascurato il mondo e i suoi bisogni, e tutta la dimensione dell'invisibile (non solo l'inferno, ma anche il paradiso) è apparsa anacronistica. Il male, da questione metafisica, è stato ridotto a problema sociologico o psicologico».
    La scelta di «demitizzare» la fede è avvenuta, fra l'altro, proprio mentre dal mondo saliva una richiesta opposta. «La figura dell'angelo, infatti, è ritornata prepotentemente dopo poco tempo con le nuove religiosità e con la New Age (sotto il nome di "spiriti guida"). A ciò si è aggiunta una produzione letteraria, cinematografica e poi musicale, che ha riportato il diavolo e il satanico all'attenzione delle folle, con straordinario successo. La Chiesa, che era stata custode per secoli di questo aspetto della religiosità, è rimasta completamente tagliata fuori e le persone si sono trovate a fronteggiare da sole il fascino di una realtà ambigua e insidiosa, che il Nuovo Testamento indica con l'espressione "le potenze di questo mondo". Il mondo cattolico si è risvegliato con ritardo».
    A questo punto all'intervistatore, che chiede come parlare del diavolo senza mettere paura alle persone, Meiattini risponde: «Ma siamo proprio sicuri che eliminare il linguaggio della paura sia una scelta saggia, anche dal punto di vista antropologico? Provi a pensare al grande proliferare del genere horror, popolato da spiriti malefici di tutti i tipi. Perché milioni di persone guardano questi film spaventosi? Perché hanno bisogno di riti sostitutivi in cui sperimentare una paura "controllata" per pervenire al suo superamento, magari con un finale in qualche modo liberatorio. Al silenzio della Chiesa sulle forze diaboliche, e sulla paura che esse inevitabilmente ispirano, corrisponde il riaffiorare di queste realtà in altri ambiti. Se la Chiesa elimina le simboliche del male e della paura, di cui il diavolo è il rappresentante per eccellenza, dimostra di non conoscere l'uomo e dimentica che per aderire a Cristo c'è da sostenere una battaglia con le forze del male, non solo con i loro epifenomeni sociali e psicologici. Alla fine queste simboliche verranno ricercate altrove, ma in modo distorto, con gravi pericoli e con effetti spesso dannosi. Le riflessioni di un grande studioso come Walter Burckert sul posto dell'ansia nella vita umana e sul ruolo della religione nel controllo di quest'ansia, attraverso i miti e i riti che la intensificano proprio per controllarla meglio, dovrebbero insegnarci qualcosa».

    LA PERDITA DEL SENSO DEL PECCATO (E DELLE VIRTÙ OPPOSTE)
    Il discorso si sposta sui peccati e sulla loro percezione, profondamente cambiata rispetto al passato, e dom Meiattini spiega: «I peccati, come le virtù, sono in fondo sempre gli stessi. E poiché ciascuno di essi è la negazione della virtù corrispettiva, quando non si parla più di certi peccati, significa che si è smesso anche di apprezzare e amare certe virtù che ad essi si oppongono. Detto questo, la mia impressione è che il peccato principale, che oggi non viene più considerato davvero tale e che non viene più chiamato per nome, è l'incredulità, la mancanza di fede, che il Nuovo Testamento chiama apistia. Essa oggi si presenta nella forma dell'ateismo, dell'indifferenza religiosa o anche del sincretismo religioso. Quando al posto della fede cristiana si affermano altre divinità o credenze, o ancor di più il semplice vuoto religioso, è Gesù Cristo che viene estromesso, posto "fuori della città", come dice la lettera agli Ebrei. E edificare la propria esistenza o la città degli uomini escludendo la Parola di Dio è il vero "peccato del mondo", di cui parla il vangelo di Giovanni. Nel vangelo giovanneo il peccato vero continuamente richiamato è la resistenza a credere in Gesù come il Figlio di Dio».
    «Ora io ritengo - afferma Meiattini - che la progressiva scomparsa della fede cristiana e la sua sostituzione con l'ateismo, l'indifferenza religiosa o vaghe forme di religiosità sincretistiche, sia ormai una componente strutturale nella nostra cultura occidentale, soprattutto europea, che si pensa e si edifica sistematicamente a prescindere da Gesù Cristo e resistendo profondamente al Vangelo. A me sembra che anche i cristiani si siano assuefatti a questo fenomeno dilagante, accettando in pratica di considerare Gesù Cristo una "opzione" fra le tante. La crisi dello slancio missionario della Chiesa è un segno preoccupante di questa relativizzazione di Gesù, che dimostra come il peccato contro la fede sia anche penetrato in profondità fra i cristiani, senza che se ne sia effettivamente consapevoli».
    Anche il tentativo di legittimare l'omosessualità, afferma il monaco benedettino, fa parte di questo quadro. «La Chiesa, anche se in misura diversa, è sempre tentata di piegarsi allo Zeitgeist [lo Spirito del tempo, ndr]. Questa non è una novità. Questa tentazione è riconducibile alla mancanza di fede di cui già dicevo. È un segno di debolezza e di raffreddamento della fede». Nel capitolo primo della lettera ai Romani la legittimazione della pratica omosessuale viene considerata in stretta relazione col rifiuto di credere in Dio. «Poiché gli uomini non hanno riconosciuto Dio e non hanno creduto in lui, scrive san Paolo, Dio li ha abbandonati alle loro passioni, fino a cambiare i rapporti naturali in rapporti contro natura. La questione, dunque, non riguarda solo o immediatamente la morale o la morale sessuale: si tratta, alla radice, di una mancanza di vita teologale, di fede nell'unico Dio».

    DARE LA VITA PER CRISTO È LA GRAZIA PIÙ GRANDE
    «Di fatto, il tentativo di legittimare l'omosessualità fa parte di un movimento molto più ampio, che tende a considerare l'essere umano svincolato da ogni "natura", pura costruzione culturale, plasmabile in ogni direzione. Dal punto di vista cristiano, questo significa in sostanza sostituirsi a Dio, considerarsi artefici di sé stessi, creatori invece che creature. L'ideologia omosessualista è solo uno dei volti dell'incredulità o dell'ateismo idolatra. Se vogliamo una corretta antropologia, è dal primo comandamento che bisogna ricominciare: "Non avrai altro Dio al di fuori di me". E a Dio si giunge attraverso Gesù. Dunque, il silenzio complice o pauroso dei vertici ecclesiastici sull'omosessualità è l'altro volto di una crisi della fede che è penetrata anche nel clero».
    La questione più urgente, ma anche più dimenticata oggi, è "formare cristiani che comprendano che dare la vita per Cristo è la grazia più grande. E che a questo sia

  • TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6188

    TRE RIMEDI CONTRO IL DEMONIO da I Tre Sentieri
    Padre Adolphe Tanquerey nel ''Compendio di Teologia Ascetica e Mistica'' elenca i consigli di Santa Teresa d'Avila per opporsi al Nemico.

    PRIMO RIMEDIO: LA PREGHIERA UMILE E FIDUCIOSA
    Il primo è una preghiera umile e fiduciosa, per trarre dalla nostra parte Dio e gli angeli suoi. Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi? Chi infatti può essere paragonato con Dio? "Quis ut Deus?"
    Questa preghiera dev'essere umile; perché nulla v'è che metta più rapidamente in fuga l'Angelo ribelle, il quale, ribellatosi per orgoglio, non seppe mai praticare questa virtù: l'umiliarsi dinanzi a Dio, il riconoscersi impotenti a trionfare senza il suo aiuto, sconcerta i disegni dell'Angelo superbo. Dev'essere pure fiduciosa; perché, premendo alla gloria di Dio il nostro trionfo, possiamo avere piena fiducia nell'efficacia della sua grazia.
    È bene pure invocare San Michele Arcangelo, che, avendo inflitto al demonio una splendida sconfitta, sarà lieto di coronare la sua vittoria in noi e per mezzo di noi. E volentieri lo asseconderà il nostro Angelo custode se confidiamo in lui. Ma non dimenticheremo di pregare specialmente la Vergine immacolata, che col piede verginale non cessa di schiacciare il capo al serpente ed è per il demonio più terribile di un esercito schierato in battaglia.

    SECONDO RIMEDIO: I SACRAMENTI E I SACRAMENTALI
    Il secondo mezzo è l'uso confidente dei sacramenti e dei sacramentali. La confessione, essendo un atto d'umiltà, mette in fuga il demonio; l'assoluzione che dona ci applica i meriti di Gesù Cristo e ci rende invulnerabili ai suoi dardi; la Santa Comunione, mettendo nel nostro cuore Colui che ha vinto Satana, ispira al demonio un vero terrore.
    Gli stessi sacramenti, il segno della croce o le preghiere liturgiche fatte con spirito di fede in unione con la Chiesa, sono pure di prezioso aiuto. Santa Teresa raccomanda in particolare l'acqua benedetta, forse perché è molto umiliante per il demonio vedersi sbaragliato con un mezzo così semplice.

    TERZO RIMEDIO: IL DISPREZZO DEL DEMONIO
    Ultimo mezzo è un sommo disprezzo del demonio. Ce lo dice pure Santa Teresa: "Frequentissimamente mi tormentano questi maledetti; ma mi fanno proprio poca paura; perché essi, e io lo vedo benissimo, non possono muovere un passo senza il permesso di Dio.... Vorrei che si sapesse bene, tutte le volte che noi li disprezziamo, essi perdono di loro forze, e l'anima acquista su loro un sempre maggior impero... Sono forti solo contro le anime codarde, che cedono loro le armi; contro di costoro fanno mostra del loro potere". Vedersi disprezzati da esseri più deboli è infatti una dura umiliazione per questi spiriti superbi. Ora noi, come abbiamo detto, appoggiati umilmente su Dio, abbiamo il diritto e il dovere di disprezzarli: "Si Deus pro nobis, quis contra nos?" Possono abbaiare ma non possono mordere, se, per imprudenza o per orgoglio, noi non ci mettiamo in loro potere: "latrare potest, mordere non potest nisi volentem".
    A questo modo pertanto la lotta che dobbiamo sostenere contro il demonio, come pure contro il mondo e la concupiscenza, ci rassoda nella vita soprannaturale, anzi vi ci fa anche progredire.

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    SAI CHI HA INVENTATO IL CUCCHIAIO?
    Se provaste a dire a qualcuno che l'invenzione del cucchiaio avvenne il 20 giugno del 1976, vi prenderebbero per matto consigliandovi di fare una visitina dal medico per evitare complicazioni. Il cucchiaio nel 1976? E prima? Come si mangiava prima?
    Evidentemente non è del cucchiaio come posata che qui si allude, ma ad un altro cucchiaio, quello calcistico.
    Volete conoscerne l'inventore? Un illustre sconosciuto: un certo Antonyn Panenka, classe 1948.
    Facciamo mente locale. Il 20 giugno 1976 l'Europeo di Calcio si concluse con la finale tra la Germania (c'è sempre lei!) ed una sorpresa: la Cecoslovacchia. Nazionale che oggi non c'è più per ovvi motivi di mutata geografia politica. Il risultato dei tempi regolamentari finì in parità: i tedeschi ancora una volta avevano recuperato uno svantaggio significativo, dal 2-0 al 2-2. Si andò ai tempi supplementari, ma il risultò non si schiodò. Furono necessari i rigori. La svolta avvenne con il tedesco Hoeness che sparò alto. Beckenbauer disse ironicamente che quel pallone lo avrebbero cercato per molti anni ancora per le vie di Belgrado, città dove si giocò la finale. Fu la volta dello sconosciuto centrocampista boemo, Panenka, che mostrò al mondo intero un tipo di rigore che già aveva più volte utilizzato in patria, ma ch'era sconosciuto oltre confine per via dell'allora situazione legata alla chiusura dei Paesi del blocco sovietico.
    Il cucchiaio è uno strano rigore. Si attende che il portiere si tuffi da una parte e poi, invece di far andare il pallone dalla parte opposta, lo si colpisce di sotto e lo si fa andare lentamente in porta facendogli fare anche un piccolo pallonetto. In quel caso il portierone tedesco Maier volò alla sinistra e Panenka fece entrare, dolcemente e lentamente, il pallone al centro della porta.
    L'operazione è ovviamente rischiosissima e anche molto difficile. Se lo possono permettere solo i calciatori con i cosiddetti "piedi buoni" (secondo la nota espressione bernardiniana, cioè di Fulvio Bernardini); chi dà del "lei" al pallone è meglio che si astenga per evitare tristi figuracce.
    Il famoso giornale francese l'Equipe definì Panenka un "poeta del gol". Pelé commentò in questo modo: "Solo un genio o un pazzo potrebbe battere un rigore in quel modo"
    Ma Panenka in patria utilizzava quella tecnica da almeno due anni. Ogni giorno a Praga, alla fine degli allenamenti, sfidava il portiere della sua squadra, Ruske, e chi vinceva si portava a casa birra e cioccolata. Ruske era troppo forte e Panenka non vinceva mai. Fin quando il baffuto centrocampista non s'inventò il cucchiaio e così Panenka iniziò a tornare a casa con birra e cioccolata.
    Ma torniamo alla finale dell'Europeo. Panenka aveva la possibilità di scegliere la via più facile: tirare quel rigore come solitamente tirano in molti, angolando il tiro; oppure, ancora più semplicemente, con una bella staffilata di potenza, una di quelle che mettono a dura la prova la resistenza delle reti. No, Panenka pensò di scegliere la strada più difficile e rischiosa... ma più calma e serena.
    C'è un simbolismo che possiamo trarre. Quante volte nella vita ci si trova dinanzi a situazioni difficili. In questi frangenti la tentazione è quella di risolvere subito, d'impeto, di adottare le soluzioni più immediate. Pensiamo a situazioni potenzialmente litigiose. La voglia di rispondere subito, di alzare la voce, di perdere la calma c'è eccome. Eppure ciò non sarebbe sintomo di forza, ma di debolezza. San Francesco di Sales, che aveva un temperamento irascibile, riuscì, con la forza delle grazia e mortificandosi continuamente, a cambiare il suo carattere e passare alla storia addirittura come il santo della dolcezza. Egli giustamente insegnava: "Quando il cuore è caldo, bisogna tenere la bocca chiusa". E' infatti così: bisogna prima attendere il sereno e poi, se si deve parlare e rimproverare, lo si faccia pure, ma solo quando il cuore è calmo.
    La calma nei momenti difficili è proprio... il cucchiaio di Panenka.
    Questi era dinanzi ad una situazione difficile: la finale di un Europeo, dare alla propria nazione la possibilità di vincere per la prima volta un titolo importante. Mica si trattava di portare a casa birra e cioccolata! E invece, proprio perché la situazione era difficile, occorreva ancor di più mantenere la calma... e, con calma, serenità e lentezza, il baffuto centrocampista fece andare il pallone in porta... e i "panzer" tedeschi rimasero a bocca asciutta.

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    BOSE NELLA BUFERA: IL PAPA OBBLIGA ENZO BIANCHI AD ANDARSENE di Nico Spuntoni
    "Fr. Enzo Bianchi, Fr. Goffredo Boselli, Fr. Lino Breda e Sr. Antonella Casiraghi dovranno separarsi dalla Comunità Monastica di Bose e trasferirsi in altro luogo, decadendo da tutti gli incarichi attualmente detenuti". Con queste parole, un comunicato ufficiale pubblicato sul sito web ha confermato la notizia dell'allontanamento dello storico fondatore dalla nota realtà monastica interconfessionale. A disporlo, un decreto firmato lo scorso 13 maggio dal cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin ed approvato specificamente da papa Francesco.
    La decisione arriva a conclusione dell'indagine portata avanti per quasi sei mesi dal benedettino Guillermo León Arboleda Tamayo, dall'abadessa cistercense Anne-Emmanuelle Devéche e dal padre canossiano Amedeo Cencini. Quest'ultimo, peraltro, è stato nominato Delegato Pontificio "ad nutum Sanctae Sedis" e sarà affiancato nell'esercizio dell'incarico da monsignor Marco Arnolfo, arcivescovo metropolita di Vercelli, e da monsignor José Rodriguez Carballo, segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.
    Proprio a questo dicastero è stata consegnata la relazione finale preparata dai tre religiosi spediti dal papa in Piemonte il 6 dicembre del 2019. Il Delegato Pontificio dovrà, ora, cercare di ricucire lo strappo e mettere Luciano Manicardi, priore dal gennaio del 2017, nelle condizioni di governare la Comunità senza più l'ombra ingombrante del suo fondatore.

    IL CLAMOROSO ALLONTANAMENTO
    Le tensioni che hanno portato al clamoroso allontanamento confermato in questi giorni, infatti, hanno origine con le dimissioni di Bianchi arrivate tre anni fa a più di mezzo secolo dall'inizio dell'esperienza solitaria partita in una frazione abbandonata di Magnano. L'ex priore lo aveva detto al momento del passo indietro: "La trasmissione dell'eredità tra generazioni è uno dei grandi problemi della nostra società".
    Nel suo caso, il problema è diventato grande a tal punto da spingere papa Francesco - di cui è stato un entusiasta supporter fino ad oggi - prima a disporre la visita apostolica e poi il provvedimento più estremo di fronte al quale - a quanto pare di capire dal comunicato già soprammenzionato - alcuni destinatari avrebbero fatto resistenza, determinando così "una situazione di confusione e disagio ulteriori" che ha convinto i vertici di Bose a rompere il silenzio e confermare la notizia.
    Alla base della cacciata dalla 'sua' creatura ci sarebbe l'incapacità ad accettare il pensionamento e l'affidamento del governo al successore: non a caso, nell'annuncio della visita apostolica fatto sei mesi fa dalla Comunità, si era parlato di "un passaggio che non può non essere delicato e per certi aspetti problematico per quanto riguarda l'esercizio dell'autorità, la gestione del governo e il clima fraterno". Clima fraterno che, per via delle presunte ingerenze del fondatore sull'esercizio dell'autorità di Manicardi, si sarebbe guastato al punto da far sì che l'apertura di un'indagine venisse richiesta al Vaticano dagli stessi membri della Comunità.
    Le difficoltà a passare il testimone, d'altra parte, si potevano leggere tra le righe di un'intervista concessa da Bianchi a Repubblica - quotidiano di cui è anche editorialista ascoltato - il 27 gennaio del 2017: "gli anziani - disse al giornalista Paolo Griseri - non si fidano di passare la mano perché spesso loro stessi non hanno un indirizzo preciso da indicare ai successori. E così temono, forse a ragione, che i giovani finiscano per dissipare quest'eredità".

    FONDATORE AUTORITARIO E INGOMBRANTE
    Ma la situazione non doveva essere idilliaca nemmeno prima di quella data se è vero che la prima visita apostolica risale al 2014, quando fu lo stesso Bianchi a chiedere l'invio di due visitatori da lui scelti, padre Michel Van Parys e suor Anne-Emmanuelle Devêche - presente anche nell'ultima ispezione - e che al termine dei cinque mesi d'ispezione incoraggiarono l'allora priore a mantenere l'incarico per almeno altri due anni ma non nascosero nella relazione finale una sottolineatura piuttosto esplicita: "L'esercizio delle diverse autorità in comunità - scrissero - non sia autoritario ma trasparente e sinodale".
    Canonicamente, Bose non è un ordine monastico dal momento che costituisce una comunità interconfessionale formata da uomini e donne e lo stesso fondatore è sempre voluto rimanere un laico, avendo frequentato un seminario soltanto per cinque giorni all'età di undici anni. Tuttavia la realtà piemontese è stata riconosciuta come associazione privata di fedeli nel 2001 dall'allora vescovo di Biella, monsignor Massimo Giustetti e questo status permette, quindi, l'esecuzione del provvedimento vaticano.
    La Comunità nata nel 1965 è lungamente vissuta in una sorta di limbo canonico per via del suo carattere interconfessionale e della presenza mista di uomini e donne: nel 1967 l'allora vescovo di Ivrea, per via della presenza di un non cattolico, vietò le celebrazioni pubbliche. Un divieto, però, che fu vanificato de facto dal cardinale Pellegrino, all'epoca arcivescovo di Torino e grande protettore dell'esperienza fiorita in una cascina abbandonata, che si recò lui stesso a celebrarvi Messa e nel 1973 approvò la regola monastica nel giorno della professione dei primi sette fratelli membri.
    La Santa Sede, avendo concesso lo status di "associazione privata di fedeli" dovrebbe riconoscere i soli membri cattolici della Comunità che sarebbero, quindi, i soli vincolati ai provvedimenti canonici, al contrario di quelli appartenenti alle altre confessioni. L'ex priore, oggi 77enne, con "grande amarezza" dovrà lasciare quel "sogno" che fece diventare realtà più di mezzo secolo fa e che gli ha fatto conquistare nel tempo l'apprezzamento di una parte importante del mondo culturale cosiddetto progressista e le critiche dei tanti che hanno giudicato pericoloso il modello interconfessionale da lui proposto. Cosa ne sarà, ora, di Bose senza il carisma del suo ingombrante fondatore?

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    DICI ''PER FORTUNA'' O ''GRAZIE A DIO''?
    Nelle Lettere a Lucilio Seneca scrive: "Uomo buono, senza Dio, non è nessuno: nessuno può senza l'aiuto di Dio innalzarsi sopra la fortuna".
    Dunque, il famoso scrittore latino dice che senza Dio non ci si può innalzare sopra la fortuna. Cosa significa "innalzarsi sopra la fortuna"?
    Significa poter vincere la sorte. Quella sorte che sovrasta irrazionalmente, senza un perché, senza un significato, senza una ragione che la renda credibile e quindi accettabile.
    È la fortuna come fattore imponderabile o come decisione già precostituita, cioè già decisa, che inevitabilmente costringe in tutto ciò che accade o che accadrà.
    Chi invece si rimette a Dio - dice Seneca - ha la possibilità di oltrepassare la fortuna, di mettersi in un certo qual modo al di sopra dell'ineluttabilità degli eventi, di poter addirittura dominare gli eventi.
    Tutto questo per dire cosa? Per dire quanto siamo caduti in basso ...e tutto a discapito della nostra intelligenza. Oggi si sente continuamente l'espressione per fortuna! Mi è andata bene... per fortuna! Sono guarito... per fortuna! Ho risolto questo problema... per fortuna!
    Invece le nostre nonne non si sognavano affatto di dire per fortuna! Piuttosto dicevano: ringraziando Dio! Ringraziando Dio, mi è andata bene. Ringraziando Dio, sono guarita. Ringraziando Dio, ho risolto questo problema.
    L'alternativa fortuna-Dio non è un'alternativa di poco conto. E' piuttosto un'alternativa tra due modi d'intendere il reale. Da una parte, appellandosi alla fortuna, si legge la realtà come puro non-senso, come caos, come - appunto - fortuità. Dall'altra, appellandosi a Dio, si legge la realtà come logos, come razionalità, come qualcosa che rientra in un progetto più grande, anche se non immediatamente comprensibile.
    Da una parte, con la fortuna, vi è la resa dell'intelligenza; dall'altra, con Dio, vi è il desiderio di intelleggere (cioè leggere dentro) il reale, di renderlo cioè ragionevole, comprensibile, appunto: intellegibile.
    I fatti del mondo, i fatti della vita, tutto ciò che esiste e accade e si pone dinanzi, non sono tessere che fortuitamente e caoticamente si legano fra loro senza che ne venga fuori un mosaico comprensibile. No, sono piuttosto come le singole note che, messe insieme con ordine, danno l'armonia della musica.
    E, proprio a proposito della musica, il grande Johan Sebastian Bach soleva dire: "Io suono le note come sono scritte, ma è Dio che fa la musica". Appunto: Dio fa la musica, non la fortuna.
    Ma Bach non era stupido... era intelligente.

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    LA STORIA DI DON MINUTELLA, IL SACERDOTE SCOMUNICATO NEL 2018 PER SCISMA ED ERESIA di Simone Ortolani
    Il «piccolo resto cattolico» guidato da don Alessandro Maria Minutella è realmente cattolico o è semplicemente diventato, in breve tempo, una delle tante sette di ispirazione cristiana? Cosa sta accedendo al movimento di fedelissimi del prete siciliano, che assicura i suoi oltre 43 mila follower della pagina Facebook Radio Domina Nostra di essere spronato da battagliere locuzioni interiori nell'opporsi alla «falsa Chiesa bergogliana», giudicata «eretica ed apostata»?
    Il protagonista della vicenda è nato a Palermo il 13 settembre 1973 ed è entrato nel seminario del capoluogo dell'isola nell'ottobre del 1992. Dopo essere stato ordinato sacerdote il 27 dicembre 1999 dal cardinale Salvatore De Giorgi, è stato nominato parroco di San Giovanni Bosco nella zona di Romagnolo nella stessa città. Si è laureato in Teologia sistematica presso la Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia con una tesi sulla mistica del Purgatorio in Santa Caterina da Genova nel 2002 e ha conseguito il dottorato in Storia del dogma cristiano presso la Pontificia Università Gregoriana nel 2007 con una tesi sull'Escatologia cristologico-trinitaria di Hans Urs von Balthasar, diventata un corposo volume presentato a Roma e a Palermo nel marzo 2014. Oratore brillante e facondo, autore di alcune pubblicazioni - fra cui una su San Gregorio Magno -, uomo di forte temperamento, appassionato ed ironico, don Minutella afferma di avere avuto come guide spirituali don Pino Puglisi e don Gabriele Amorth. Grazie ai social network assurge ad ampia notorietà con infuocate catechesi trasmesse online: parla con trasporto di spiritualità, devozioni e mariofanie sia riconosciute sia non riconosciute; si presenta come paladino della sana Dottrina cristiana, si richiama incessantemente al Catechismo e, facendo leva sulle sue qualifiche accademiche, combatte eresie e polemizza con i «modernisti».
    I Sinodi sulla Famiglia del 2014-2015 e, nel 2016, la promulgazione dell'esortazione apostolica Amoris Laetitia sono lo spartiacque nei rapporti fra don Minutella e la gerarchia: papa Francesco è accusato pubblicamente ed esplicitamente da lui di avere autorizzato la Comunione ai divorziati risposati, di avere profanato sia il sacramento del Matrimonio che quello dell'Eucaristia e di avere tradito il Magistero. Nel 2017, il sacerdote inizia un tour per l'Italia per la presentazione del libro I tempi di Maria. [...]
    Pur avendo celebrato l'Eucaristia per alcuni anni in comunione con papa Francesco seguendo le rubriche del Messale di Paolo VI, don Minutella arriva gradualmente a sostenere che il pontefice «venuto dalla fine del mondo» non è mai stato nemmeno legittimamente eletto, a causa del complotto della «mafia di San Gallo» e della rinuncia di Benedetto XVI, pretesa come del tutto invalida. In seguito, opta per l'uso esclusivo della liturgia ante-conciliare trasmettendo da Radio Domina Nostra le funzioni da lui stesso officiate secondo il Rito romano antico.

    PRESUNTO MEDIUM PER CONTO DELLA SANTA VERGINE
    L'esibizione costante delle pretese comunicazioni celesti lo aiuta ad accreditarsi presso piccole fasce di sacerdoti e gruppi di laici maggiormente propensi a lasciarsi suggestionare dal racconto di apparizioni, rivelazioni private e profezie.
    «Eravamo in parte delusi e scandalizzati da una certa deriva modernista e il passo successivo è stato quello di vedere in don Minutella un profeta dei nostri giorni. Ci diceva di essere stato scelto dalla Madonna come Suo inviato dal Cielo e di riceverne locuzioni», spiega un ex attivista del «piccolo resto». «Molti di noi eravamo realmente ispirati dal desiderio di servire il Vangelo, ma altri erano soltanto anticlericali guidati dall'odio verso la gerarchia, pontefice compreso, e vedevano in don Minutella un "liberatore dai cattivi", il capo di una rivoluzione per liberare Roma dagli apostati».
    Il parroco assicura di ricevere queste locuzioni interiori da parte del Cielo e ne fa uno dei suoi principali argomenti di persuasione. In un'occasione, documentata, egli cerca grottescamente, di fronte ad alcuni fedelissimi, di imitare la voce di Padre Pio - che ne starebbe possedendo il corpo - intimando agli stessi la più stretta fedeltà alla sua persona. In un'altra, egli parla in falsetto, cercando di presentare se stesso come medium per conto della «Santa Vergine».
    Era stato proprio il ricorso al presunto elemento soprannaturale che aveva contribuito a turbare i rapporti fra questo vivace quanto indocile curato, in precedenza stimato come brillante studioso, e l'arcivescovo di Palermo, il cardinale Paolo Romeo. Il porporato, ricevendolo nel settembre del 2015 in episcopio gli aveva ordinato il silenzio sulle propagandate rivelazioni a causa del turbamento dei fedeli. Questo precetto era coerente con le disposizioni dell'arcivescovo di Monreale, monsignor Michele Pennisi, nell'ambito della cui giurisdizione territoriale, a Carini, sorge, su un terreno di proprietà privata, il centro Piccola Nazareth, gestito da don Minutella: «Le locuzioni sono ingannevoli». Commentando anche la distribuzione a Piccola Nazareth di acqua nemmeno potabile ma spacciata come «prodigiosa», il presule protestava che era «quanto meno strumentale l'invenzione dell'acqua miracolosa, che avrebbe poteri soprannaturali e terapeutici, perché gioca con la sacra sensibilità dei semplici che vivono seri momenti di prova. Corre l'obbligo di avvertire tutti i fedeli che tali pratiche oltre ad essere contrarie al volere della Chiesa, sono fortemente sospette di manipolazione delle coscienze». L'arcivescovo di Monreale si diceva certo della «sicura falsità delle sue affermazioni quando si dichiara "profeta" di messaggi soprannaturali, la cui diffusione mette seriamente a rischio la genuina devozione popolare verso la Madonna, gli Angeli e i Santi».

    SACRE DEVOZIONI E PROFANO MARKETING ONLINE
    Questo esibizionismo che mescola con disinvoltura sacre devozioni e profano marketing online irrita alcuni fra i simpatizzanti della prima ora. Per i meno ingenui, sono le stesse catechesi di don Minutella ad apparire ambigue e confuse: egli inizia a citare, senza un vero e proprio criterio, come maestri di ortodossia autori del tutto diversi fra di loro, da Hans Urs von Balthasar a monsignor Marcel Lefebvre, da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI, fino ad esprimere apprezzamento per i sedevacantisti di varie correnti, ricercando recentemente contatti con i loro rappresentanti, forse per ottenere una certa legittimazione dal confronto pubblico con i sacerdoti di questo ambiente. Ed è proprio dalle pubblicazioni dell'Istituto Mater Boni Consilii di Verrua Savoia, appartenente a questa costellazione, che don Minutella ricava l'espressione «Una cum», tanto da farne una propria bandiera. L'espressione latina è parte del Canone della Messa in cui è commemorato il nome del Papa regnante: «Una cum famulo tuo Papa nostro Francisco», cioè, «Insieme col Tuo servo nostro Papa Francesco». Per i sedevacantisti non è lecito celebrare i sacramenti in comunione con gli occupanti della Sede apostolica dai tempi di Giovanni XXIII; don Minutella sceglie invece di celebrare «una cum Papa Benedicto».
    «Don Minutella ha iniziato a celebrare in comunione con papa Benedetto XVI dichiarando che fosse ancora lui in carica. Ci disse che fu la Madonna a rivelargli che Francesco non fosse il vero papa e che non bisognava assolutamente menzionarlo perché, partecipando alle celebrazioni eucaristiche in unione con Francesco, si rischiava la dannazione eterna delle nostre anime, di tradire Gesù Cristo, di contaminarsi con le eresie», sostiene un gregario ormai deluso. Ma nemmeno la fiducia nei confronti di Joseph Ratzinger è piena. Quando il vescovo bavarese sceso dalla Cattedra di San Pietro ribadisce «ancora una volta», nel contesto dell'intervista contenuta nel libro di Peter Seewald Benedetto XVI. Una vita, la sua «amicizia» con il suo successore, don Minutella appare smarrito ed esclama incredulo che «è in gioco la fede stessa», come in occasione nella catechesi trasmessa da Radio Domina Nostra la sera del 5 maggio 2020. «Dov'è Pietro, chi è Pietro, che fine ha fatto Pietro?», si chiede in diretta su Facebook. Ormai è innegabile una «crepa profonda nei confronti del Romano Pontefice che rimane Benedetto XVI ma che però ci disorienta, ci smarrisce e ci mette alla dura prova. Quest'uomo - denuncia don Minutella - che ha continuato a vestirsi di bianco dopo aver detto che non sarebbe più intervenuto, lì, a 93 anni, scrive questi libri dove dice e non dice, parla e non parla, rendendoci ancora più confusi di quanto fa Bergoglio».

    SCOMUNICA PER ERESIA E SCISMA
    Il preteso campione della «Resistenza cattolica» - affermano alcuni testimoni - «avalla le sue dottrine con autori come San Tommaso d'Aquino stravolgendone i contenuti. Ha esortato tutti a non confessarsi più con altri sacerdoti che non appartengano al suo "piccolo resto". Ha chiesto di non ricevere la santa Eucaristia da costoro, che se celebrata in comunione con papa Francesco non sarebbe il Corpo del Signore, ma quello di satana; ha ordinato di non far battezzare i propri bambini da costoro, a non farsi nemmeno benedire dai pastori della Chiesa "ufficiale" per non riceverne maledizioni».
    Sono diverse le registrazioni audio e video che confermano queste parole, diffuse fra i seguaci su WhatsApp e su Telegram.
    «Ha detto in modo imperativo di non entrare nemmeno nei Santuari. Molte persone, credendo alle sue tesi, hanno iniziato a nutrire dubbi sulla validità dei propri matrimoni, dei battesimi, delle comunioni ricevute, precipitando nella desolazione più nera.

  • TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6105

    MISTICI, APPARIZIONI, MIRACOLI: COME DISTINGUERE I VERI DAI FALSI
    Il miracolo è sempre segno della presenza di Dio, il prodigio può venire da Dio ma anche dal mondo angelico, e quindi dagli angeli cattivi essendo, quelli buoni, completamente vincolati alla volontà di Dio stesso.
    Spesso si crede che quando avvengono fenomeni straordinari l'unico problema da parte della Chiesa sia quello d'indagare se c'è l'imbroglio umano. In realtà questa indagine è relativamente semplice. Il difficile viene proprio quando si capisce che l'imbroglio umano non c'è. È allora che si deve stabilire se ciò che si è verificato è venuto dal "piano di sopra" o dal "piano di sotto", da Dio o dal diavolo.
    Qualcuno potrebbe obiettare: ma quando ci sono visioni buone che interesse può avere il diavolo a procurarle? La risposta non è difficile. Al demonio non interessa il mezzo ma il fine. A lui interessa solo allontanare da Gesù e dalla sua Chiesa, il resto è relativo. Se qualcuno ha tendenza all'ateismo e al materialismo, è evidente che il diavolo cercherà in tutti i modi di radicarlo in questa tendenza; ma se altri hanno la tendenza al relativismo religioso (tutte le religioni sono buone), a vedere Dio in ogni spiritualità, il diavolo alimenterà ugualmente queste tendenze, l'importante, per lui, è solo che ci si allontani dalla Verità.
    Oggi - diciamolo francamente - è difficile trovare qualcuno (sarebbe stato molto diverso negli anni '70) che si professa ateo, è piuttosto molto più facile trovare persone che dicano: sì, io credo in Dio, ma credo che ogni religione sia vera... o sia falsa, il che è lo stesso!
    Ebbene, a dimostrazione di quello che sto dicendo, ricordo che sono accaduti (e possono accadere ancora adesso) fatti emblematici che insegnano come il demonio possa agire nei modi più ambigui e imprevedibili. Per motivi di spazio ne citerò solo due: il caso di Nicole Tavernier e quello di suor Maddalena della Croce.

    1) NICOLE TAVERNIER
    Partiamo da Nicole Tavernier. Tutta Parigi (siamo nel XVI secolo) si entusiasmò ad una domestica, per l'appunto Nicole Tavernier, che faceva "miracoli" (attenzione alle virgolette!). Riusciva a spostarsi quasi istantaneamente da un posto all'altro della Francia: da Parigi a Tours e poi nuovamente a Parigi. Annunciava avvenimenti che accadevano molto lontano. Divenne tanto famosa ed importante che riuscì a convincere finanche l'Arcivescovo ad organizzare una processione pubblica, a cui partecipò finanche il Parlamento francese. Ma proprio in quegli anni, una vera santa, madame Accarie (che diventerà la beata Maria dell'Incarnazione, carmelitana) andava dicendo: "Attenzione! Dio non c'entra in queste cose...". E infatti c'indovinò, e sapete come? Perché aveva colto la Tavernier in palese menzogna e in comportamento di autocompiacimento. E questo poteva bastare. La Tavernier finì con lasciare la Chiesa cattolica e divenne calvinista.

    2) SUOR MADDALENA DELLA CROCE
    Il secondo caso è molto più clamoroso. Accadde qualche anno prima (gli inizi del XVI secolo), in Spagna. Una suora, Maddalena della Croce, riuscì ad ingannare tutta la Spagna. Faceva cose portentose: si alzava da terra, l'ostia partiva dalle mani del sacerdote per posarsi sulle sue labbra, in alcuni giorni dell'anno le comparivano le stimmate... fece poi una cosa che la resa famosissima: annunciò che il re di Francia, Francesco I, era stato sconfitto a Pavia ed era stato fatto prigioniero dall'esercito spagnolo. Verissimo. D'altronde se il demonio non può conoscere il futuro, può certamente spostarsi con molta rapidità da un posto all'altro, potendo così dire cosa è accaduto molto lontano.
    Dopo di questo fu un continuo trionfo per suor Maddalena: popolo, sacerdoti, vescovi, imperatore e imperatrice, tutti la veneravano e la consultavano. Ma (ecco la svolta!) un giorno arrivò da Roma un visitatore apostolico. Entrò nella clausura del convento dove dimorava suor Maddalena e fu colpito da molte ambiguità. Interrogò tutte le suore e anche la Madre badessa. Poi interrogò la stessa suor Maddalena che finì col cedere e confessare che da piccolina, nella sua ingenuità (faceva la pastorella), aveva dato la sua anima al demonio in cambio di poter compiere prodigi. Oggi le bambine chiederebbero di diventare veline o miss Italia, allora la santità costituiva un modello importante (anche questo è segno dei tempi!). La cosa durò per ben trent'anni.
    Ma attenzione! Suor Maddalena non "compiva" miracoli ma solo prodigi.

  • TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6084

    DON CAMILLO E IL RIFIUTO DELLE COMODITA'
    Una mattina arrivarono in piazza alcuni uomini del comune e presero a scalzare coi picconi uno dei colonnotti. Un attimo dopo don Camillo era sul posto.
    "Questo è il sagrato," disse "e non si tocca."
    "Il sindaco ci ha ordinato..." tentò il capo della squadra.
    "Dite al sindaco che, se vuol cavare le colonne, venga lui" lo interruppe don Camillo.
    In altri tempi Peppone non avrebbe esitato un minuto e sarebbe piombato in piazza armato di piccone, vanga e mazza. Ma gli anni passano anche per i sindaci comunisti: così prese le cose con calma e arrivò in piazza soltanto dopo un'ora, al volante di una delle enormi macchine escavatrici impegnate nei lavori del Ponte Nuovo.
    Arrestò il bestione a qualche metro da uno dei colonnotti e abbassò il braccio della macchina. Scese, imbrigliò il colonnotto con la fune d'acciaio penzolante dalla cima del braccio e don Camillo lo lasciò fare. Poi, quando Peppone stava per risalire sul macchinone e azionare il braccio, don Camillo tranquillamente si sedette sul colonnotto.
    Anche se il Concilio ha esautorato i parroci a favore dei vescovi e dei laici, non è consentito sradicare un colonnotto sul quale sta tranquillamente seduto un parroco, e la piazza in un attimo si riempì di gente.
    "Lei non può ostacolare lavori di pubblica utilità decretati dal comune!" urlò Peppone a don Camillo.
    "Lei non può asportare queste colonne piantate sul terreno della chiesa dal molto reverendo parroco don Antonio Bruschini nel 1785" replicò don Camillo accedendosi un mezzo toscano.
    Ma anche Peppone si era preparato.
    "Reverendo," urlò Peppone "lei dimentica che nel 1796 questo territorio entrò a far parte della Repubblica Cispadana e quindi..."
    "Quindi," gli saltò sulla voce don Camillo "se Napoleone non fece cavare queste colonne non le può certo far cavare lei che, mi permetta, è assai meno importante di Napoleone".
    La cosa era arrivata in curia e la curia aveva mandato il segretario del vescovo per convincere quel vecchio e ottuso parroco...
    Due giorni dopo, piombava in canonica il segretario del vescovo. Il giovane sacerdote, come tutti i preti progressisti della nouvelle vague, disprezzava e detestava i vecchi parroci...
    "Reverendo!" gridò. "È mai possibile che lei non perda occasione per dimostrare la sua insensibilità politica e sociale? Che cosa significa questa sua nuova pagliacciata? Giustamente il signor sindaco, per incrementare il turismo e adeguare il paese alle nuove esigenze della motorizzazione, vuol creare nella piazza un ampio posteggio e lei si oppone?"
    "No: noi semplicemente non permettiamo che si tolga alla chiesa il sagrato."
    "Ma che sagrato! Lei non può occupare col sagrato mezza piazza. Non capisce che, oltre al resto, è un vantaggio anche per lei? Non si rende conto che molta gente non va alla Messa perché le chiese non hanno spazio per posteggiare le macchine?"
    "Sì, lo so, purtroppo" rispose calmo don Camillo. "Però non ritengo che la missione di un pastore d'anime possa essere quella di organizzare dei posteggi e delle messe yé-yé per offrire ai fedeli una religione fornita di tutti i comfort moderni. La religione di Cristo non è e non può essere né comoda né divertente."
    Era un banale ragionamento da prete e il segretario esplose:
    "Reverendo, lei dimostra di non aver capito che la Chiesa deve aggiornarsi e deve aiutare il progresso, non ostacolarlo!"
    "Lei, invece, non ha capito che il suo 'progresso' ha preso il posto di Dio nell'anima di troppa gente e il demonio, quando passa nelle strade degli uomini, non lascia più puzza di zolfo, ma di benzina. E che il Pater Noster non dovrebbe più dire 'liberaci dal male' ma 'liberaci dal benessere'." [...]
    "Don Camillo, lei dunque si rifiuta di obbedire."
    "No. Sua eccellenza il vescovo ci ordini di trasformare il sagrato in un parcheggio e noi obbediremo anche se il Concilio ha stabilito che la Chiesa di Cristo deve essere la Chiesa dei poveri e, di conseguenza, non dovrebbe preoccuparsi delle automobili dei fedeli." [...]