Avsnitt
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Resta lì, ad Alghero, tra mura possenti che custodiscono per te ancora molte storie. Scandali e rivolte, guai, miracoli e avventure. La madre sfortunata, il prigioniero coraggioso, il medico della peste, la cassa misteriosa, la popolana e la folla. Mentre le preghiere si fanno canzoni e le canzoni si fanno preghiere. Da sussurrare in un catalano tanto antico quanto vivo: è la lingua de L’Alguer, così tenace, così legata all’anima da diventarne ritmo e respiro. E attraversare i secoli.
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Alghero, L’Alguer, la mia città di vento e di corallo, è mare, scogli, bastioni battuti dal maestrale, arrossati da ogni tramonto. È torri, porte, baluardi e speroni. Cortina possente, che custodisce storie tramandate in una lingua strana, un catalano musicale e antico. Storie di assedi e di commerci, di viaggiatori e di poeti, storie di mestieri, promesse e donne coraggiose. E canzoni, che raccontano di fanciulle e marinai, galeoni, seta vermiglia e amori perduti.
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Saknas det avsnitt?
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Una capanna nuragica, una riunione misteriosa, un popolo ribelle. Mentre il tempo scivola, sino ad un medioevo di eremiti, miracoli e leggende. Quando nasce Luogosanto, il Locus Sanctus custode di fede e di molte storie. Il racconto dipinto, il palazzo incantato, il fantasma del castello, l’impronta del diavolo. E le chiesette campestri, graniti che di notte brillano alla luna. Come fari dello spirito, in una Gallura senza tempo.
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Lo spirito di Orani, terra di Barbagia adagiata ai piedi del Monte Gonare, vibra nell’opera d’artista di Costantino Nivola. Che da qui attraversò il mondo, segnando il suo nome tra i grandi del Novecento. Nel gioco dell’immaginazione sarà lui, Titinu, ad accompagnarti tra questi paesaggi di roccia e d’acqua illuminati dall’arte. Nuraghi, boschi, chiesette, stradine di pietra. E un museo preziosissimo, nato da un lavatoio.
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Questa è terra di paesaggi incantati, gente di talento e storie magiche come fiabe, custodite in luoghi straordinari. Dal Supramonte al mare, dalle vette alle spiagge, tra canyon, sorgenti e profumo di ginepri. L’abisso delle vergini e il villaggio segreto, la santa dei miracoli e il prefetto vanesio, la mappa del giudice e la grotta del bandito. Ma anche la principessa e il terremoto, i monaci del fuoco, i pirati, il grande inganno e Sisaia, l’antenata di tutti sardi.
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Sopra di te le stelle, mai così tante, mai così vicine. Perché Fonni, arrampicato sul Gennargentu che sfiora le nuvole, è il paese più alto della Sardegna. Granito e scisto, rocce e dirupi, ruscelli, sorgenti, querce secolari. Il profumo antico di elicriso, il rosa lucido delle peonie. L’acquedotto nuragico e il bosco sacro, il santuario e il carnevale, i biscotti, i cavalieri e la neve. Fonni che sfida venti e fulmini, scrisse Grazia Deledda, disegnato su un cielo di cristallo azzurrino.
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Una città con due nomi, anche una diocesi con due nomi. Una chiesa con due facciate, un nuraghe con due torri, due le candele, due le bocche della fontana. Due le suore, due i ribelli e due i santi patroni. Preparati, perché questo è un viaggio tutto così. Tra le mille storie di Tempio Pausania, Tempio la bella, la città di pietra che brilla ai piedi del Monte Limbara, saranno quelle doppie a tracciare la tua via. In una Gallura di granito e di boschi, sulla rotta antica del maestrale.
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Il viaggio tra le parole comincia dalla più misteriosa: il nome Ozieri, che fu terra di un Maestro senza nome. Poi quelle non scritte di una cultura antichissima e quelle incise, a Bisarcio, sui muri della grande chiesa. Le centomila del gesuita, le infinite del poeta, le rime del gioco di maggio e le preghiere per i miracoli, veri e falsi. Fino alle parole ardenti del patriota, il monito ai feudatari diventato inno della Regione. Le parole di Ozieri sono le parole della Sardegna.
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Nella Sardegna che guarda a nord-est, aperta sul mare di levante, crebbe una città. Ricca, popolosa, vivace, dedicata ad una dea. Feronia la grande madre, la sciamana, la signora delle fiere. Si perse nel tempo, Feronia. Le sue terre accolsero villaggi, furono feudo, divennero Baronie. Vegliate da un castello poderoso, con un nome di leggenda e molte storie da raccontare.
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Proseguono, i racconti di Marmilla, all’ombra del castello in cima al colle. Oggi sono rovine pittoresche, ma un tempo fu fortezza massiccia, strategica, contesa. Che vide passare castellani e soldati, giudicesse e re. Vide il tormento dei carcerati e la povertà dei contadini, le sfide per il potere e quelle per la libertà. E conobbe gli Zapata, i baroni dagli stivaletti d’argento, le “Orme onorate” pronte ad imprimersi in questa storia.
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Solleva il vessillo d’Arborea, l’albero verde in campo bianco, e tienilo alto al vento. Ti guiderà tra i racconti della Marmilla, terra di campi dorati e un nome di femminilità antica, simbolo di nutrimento, fertilità e vita. Distesa di colline e di nuraghi su cui veglia, da mille anni, un castello alto e solitario. Rovine che furono rocca possente, baluardo di confine, fortezza ambita e contesa. Mura spezzate, dove ancora vibra l’eco di molte storie.
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Lungo l’arco del golfo di Cagliari, oltre l’infinita spiaggia del Poetto, l’acqua si fa paesaggio. Plasmate dal lavoro e dai millenni, le saline furono luogo di fatica e di profitto, di affari, progresso e anime perse. Oggi è il Parco Naturale Regionale Molentargius-Saline, casa dei fenicotteri, percorso di archeologia industriale, regno di quiete e di bellezza. Specchio magico disteso fra terra e mare. A riflettere il cielo e custodire le storie della Città del sale.
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Questo è un luogo di fiaba. Ma una fiaba inquieta, dove tutto lascia un’ombra. Ombra di ulivi e di cascate, di scale e di vento, di case di terra e pietra, arrampicate alla montagna. Ombra di santi e di streghe, di silenzi, dignità e desideri. Ombre antiche, consegnate alla storia della letteratura dallo scrittore Giuseppe Dessì. Le sue parole saranno la guida di questo viaggio. Nel Paese d’ombre e tra le ombre del tempo.
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Questo è un viaggio fatto di altri viaggi, una storia che incrocia altre storie. Il Castello di Quirra, rovine alte a vegliare una terra aspra, dai colori forti e i profumi dimenticati, fu nodo centrale nella rete dei castelli medioevali della Sardegna. Custodisce le cronache dei Carroz, dinastia potente, irriducibile, ambiziosa. Fu sconfitta solo dal tempo, che la consegnò alla leggenda.
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Il racconto continua e ti porta dalla foresta al castello, seguendo l’ombra dei grandi alberi. Ora è il tempo della fortezza arrampicata sulla cima di roccia, a spezzare i venti e dominare l’orizzonte. Di qua passarono personaggi noti, che furono protagonisti della grande storia sarda. E molti altri, dimenticati, fantasmi leggeri che ancora attraversano le notti di luna del Goceano.
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Questa è la prima parte di un racconto lungo millenni, storie di nuraghi e di castelli, di vendette e di cavalli, dentro una natura ancora vibrante di potere arcaico. Foresta Burgos è lo scenario di fiaba selvaggia che custodisce segreti remoti, conoscenze dimenticate, segni un passato offuscato dal tempo e illuminato di leggenda. Foresta Burgos è la casa dell’antico popolo.
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Vega, antica parola spagnola, indica una valle fiorente, coperta di frutteti, bagnata dall’acqua di mille ruscelli. Come questo Campidano di Milis, paesaggio profumato e rigoglioso, foresta d’arance, bosco tanto fitto che la luce del sole quasi non passa tra i rami. Alberi che lungo i secoli fecero ombra a monaci e peccatori, a viaggiatori e curiosi, a principi e re. Ognuno con una storia da raccontare.
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Nel sud della Sardegna, aperta sul mare di levante, c’è una terra disegnata dal fiume, profumata d’arancio, fiorita d’oleandro. Muravera, l’antica terra delle more, custodisce storie piene di luce. Piccole storie di donne intraprendenti, coraggiose, di talento. E la grande storia di Francesca Sanna Sulis, la signora della seta, che vestì orfani e regine.
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Qui abitò l’uomo che ebbe in sorte un destino d’inferno, di fame e di poesia cantato da versi tra i più celebri al mondo. Un luogo inespugnabile, altissimo, arrampicato fin lassù, a sfiorare il volo delle aquile. Vai, scendi lungo le mura, fai calare il ponte levatoio, apri le porte al signore del castello. È arrivato il conte Ugolino.
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Questo è un viaggio lungo sentieri antichi, in terre di rocce e di maestrale, di silenzi e divinità perdute. Fin lassù, fino al tempio chiamato Domu ‘e Urxìa, la casa di Urxìa, custode di segreti, di tesori e di molte storie. Il frate poeta, la lite per i confini, il mercante pericoloso, il canto della jana. E la fiamma sacra della dea, ad illuminare la lunga notte del tempo.
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