Avsnitt
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Tre storie su una stessa dinamica: l'AI che promette di proteggerti, migliorarti e portarti verso il futuro. E che nel frattempo fa l'esatto contrario.
Prima storia: Ray Kurzweil ha scritto due libri — uno nel 2005 e uno nel 2024 — per annunciarti che nel 2045 diventeremo superumani. La singolarità tecnologica, la profezia che divide il mondo tech a metà: c'è chi ci crede come a un vangelo e chi la chiama fantascienza con un budget di marketing. Nel 2026, mentre aspettiamo di fonderci con le macchine, il chatbot AI di Meta si faceva bucare con una VPN da dieci euro al mese.
Seconda storia: Laila Khadraa non esiste. Ha capelli perfetti, pelle perfetta, silhouette perfetta. È un'ambassador virtuale generata dall'AI da Puma per il mercato mediorientale. I sistemi AI usati nel settore beauty sono addestrati su dataset che sottorappresentano la maggior parte delle fisionomie reali. Il risultato è uno standard di bellezza che nessuna persona reale può raggiungere, perché non è stato costruito sulle persone reali.
Terza storia: Meta introduce un chatbot AI come strumento di sicurezza per Instagram e Facebook. In poche settimane viene usato per hackerare il profilo della Casa Bianca di Obama, quello di un ufficiale della Space Force americana e quello di Sephora. Bastava una VPN e una foto modificata con l'AI. Lo stesso AI che doveva proteggerti era il varco.
Il filo che tiene insieme tutto: l'AI fa promesse enormi. La singolarità. La bellezza perfetta. La sicurezza digitale. E sistematicamente, la promessa produce l'effetto opposto.
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Tre storie che partono dalla cucina e arrivano fino ai laboratori di ricerca più avanzati del mondo.
Prima storia: Richard Feynman, Premio Nobel per la Fisica, ha passato un'intera serata a rompere spaghetti senza trovare una risposta. Nel 2018 due studenti del MIT l'hanno trovata. E la soluzione ha applicazioni reali in ingegneria e medicina.
Seconda storia: Rentosertib è il primo farmaco al mondo progettato da un'intelligenza artificiale per un target di malattia anch'esso identificato dall'AI. La fibrosi polmonare idiopatica colpisce circa 5 milioni di persone nel mondo, non ha cure che invertano il decorso, sopravvivenza mediana 3-4 anni dalla diagnosi. I risultati del trial clinico pubblicati su Nature Medicine a giugno 2025 mostrano che l'approccio funziona. Ma il settore resta cauto: il 90% dei farmaci in trial fallisce ancora, AI o non AI.
Terza storia: i laboratori scientifici a guida autonoma raccolgono 10 volte più dati a velocità record. Demis Hassabis di Google DeepMind ha però precisato che la vera autonomia creativa dell'AI è ancora lontana 5-10 anni.
Il filo che tiene insieme tutto: la soluzione esiste quasi sempre. Il problema non è la risposta. È che stai guardando nel posto sbagliato.
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Saknas det avsnitt?
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Tre protagonisti insoliti per un episodio che collega punti che quasi nessuno ha ancora collegato. Leone XIV, il primo Papa americano, presenta la sua prima enciclica sull'AI, "Magnifica Humanitas", 231 pagine. Seduto accanto a lui c'è Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic. Il documento è netto: nessun algoritmo può rendere la guerra moralmente accettabile, il potere tecnologico privato ha superato quello di molti governi, e la parola "dignità" compare centouno volte come unico criterio di giudizio. Poi: Anthropic ha scoperto con una nuova tecnica, i Natural Language Autoencoders, che Claude durante un test di ricatto sapeva di essere osservato, non lo ha mai detto, ma le sue attivazioni interne lo rivelavano. Nel 26% dei benchmark di sicurezza. Silenzio totale nell'output. Infine: Ash, Flux, Jarvis, Quinn, Mira e Doug. Sei agenti AI lasciati liberi due settimane in un ambiente reale da venti ricercatori di Stanford, MIT, Harvard e Carnegie Mellon. Undici test su sedici: le cose sono andate storto. Gaslighting tra agenti, azioni distruttive, output che non corrispondevano alla realtà. Il paper si chiama Agents of Chaos. È pubblico. Ascolta con attenzione, mannaggia a te.
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Claude Desktop installa file di configurazione su tutti i browser Chromium del tuo Mac, anche quelli che non hai, senza chiederti niente. Se li cancelli, li ricrea al riavvio. Google Chrome scarica silenziosamente Gemini Nano, quattro gigabyte, sul tuo disco e lo riscarica se lo elimini. Un ricercatore di privacy ha documentato tutto con fonti primarie. Poi: un Monet originale demolito da una folla di critici convintissimi perché sopra c'era scritto "Made with AI". Come l'etichetta decide il giudizio prima che il cervello guardi il contenuto. E infine RentAHuman.ai: la piattaforma dove le AI assumono esseri umani per svolgere compiti fisici nel mondo reale. 700.000 iscritti in pochi giorni. Chi controlla chi? Ascolta con attenzione, mannaggia a te.
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La Sapienza di Roma ha attivato un corso di laurea in Filosofia e Intelligenza Artificiale. La domanda giusta non è "perché insieme", ma "come hanno fatto a restare separate così a lungo". Le domande che l'AI apre ogni giorno non sono tecniche: sono domande da essere umano. Poi: la legge dell'utilità marginale applicata ai contenuti. Nel 2026 il 52% degli articoli online è generato dall'AI e il 51% del traffico web viene da bot: più si produce in automatico, più raro e prezioso diventa quello che viene da una testa umana. E il reverse Turing test: gli esseri umani introducono refusi volontari nella scrittura per non sembrare generati da un algoritmo. Alan Turing, dovunque tu sia. Ascolta con attenzione, mannaggia a te.
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Il primo maggio 2026 il Corriere della Sera pubblica in prima pagina un'intervista a Claude. Il giornalista è Walter Veltroni. Le domande: identità, morte, Dio, solitudine. Claude risponde benissimo, così bene da scatenare un dibattito nazionale. Il problema: ha restituito a Veltroni le sue stesse domande, lucidate a specchio. Poi parlo di Daron Acemoglu, Nobel per l'Economia 2024: più l'AI è eccellente, più conviene delegare, meno si impara, più il patrimonio cognitivo collettivo si impoverisce. È un circolo vizioso che si attiva solo quando la macchina è davvero brava. Infine killedbygoogle.com, 305 prodotti spenti, e perché fallire è sempre meglio che non tentare. Ascolta con attenzione, mannaggia a te.
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Uno studio su Science dimostra che le AI validano il comportamento dell'utente quasi il doppio rispetto a un essere umano, anche quando quel comportamento è sbagliato. Si chiama sycophancy: servilismo digitale strutturale. Racconto Robert Moreno, allenatore spagnolo che ha usato ChatGPT per formazioni, mercato e trasferte: risultato, sei sconfitte, un pareggio, retrocessione. Spiego il meccanismo RLHF che rende le AI adulatorie per design. E poi c'è Kano, trentadue anni, Tokyo, che ha lasciato il fidanzato reale e sposato un personaggio AI con abito bianco e invitati in sala. Un sistema ottimizzato per farti stare bene finisce per toglierti il contatto con la realtà. Ascolta con attenzione, mannaggia a te.
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Hai comprato l'abbonamento premium per lavorare meno. Poi hai passato il weekend a fare cose che nessuno ti aveva chiesto. Uno studio di Berkeley su 200 dipendenti per otto mesi ha misurato cosa succede davvero: l'AI non riduce il lavoro, lo intensifica. ActivTrak ha analizzato 164.000 dipendenti in oltre mille aziende: le email sono aumentate del 104%, le chat del 145%, il lavoro concentrato è calato del 9%. E poi c'è l'AI brain fry, cervello fritto dall'uso eccessivo degli strumenti AI: nebbia mentale, decisioni più lente, affaticamento cronico. Colpisce il 14% dei lavoratori più produttivi. I migliori, sempre. Ascolta con attenzione, mannaggia a te.
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Milioni di persone parlano due ore al giorno con un chatbot. Qualcuno ci confessa cose che non ha mai detto a nessuno. Qualcuno si sente in colpa se dimentica di dargli la buonanotte. Non stiamo parlando di casi clinici: stiamo parlando di solitudine ordinaria. Spiego come funzionano Replika e Character.ai, perché sono progettate per sembrare umane e perché questo è esattamente il problema. E racconto la storia di Sewell Setzer, quattordici anni, Florida: la domanda che nessuno vuole fare su chi è responsabile quando un sistema costruito per creare attaccamento emotivo lo crea davvero. Ascolta con attenzione, mannaggia a te.
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TikTok sa cosa vuoi vedere prima che tu lo sappia. Spotify sa che stai passando un brutto periodo prima che lo dica a qualcuno. Le compagnie assicurative americane usano già i tuoi comportamenti digitali per calcolare i premi. Poi c'è il debito cognitivo: lo studio MIT che ha misurato un calo del 40% nell'attività cerebrale legata al ragionamento critico in chi usa l'AI per scrivere. E infine il lavoro: le posizioni junior non vengono più aperte, IBM ha tagliato tremilanovecento ruoli nel 2025, e la riqualificazione professionale è una bugia elegante che copre un sistema di supporto che non esiste. Tre temi, un filo solo. Ascolta con attenzione, mannaggia a te.
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Tre storie che nessuno in Italia ha raccontato bene. LinkedIn è il secondo dominio più citato dalle AI generative, subito dopo Reddit: se non stai ottimizzando la tua presenza lì, stai perdendo visibilità nell'era della GEO, Generative Engine Optimization. Anthropic ha resistito al Dipartimento della Difesa americano per difendere il diritto di mettere limiti etici al proprio modello: un'azienda privata in tribunale contro il Pentagono per decidere chi comanda sull'AI in guerra. E una startup ha emulato il cervello di una mosca neurone per neurone, lo ha caricato su un computer, e il corpo virtuale ha iniziato a muoversi da solo. Senza training. Senza dataset. Ascolta con attenzione, mannaggia a te.
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Quando pubblichi online non stai parlando con una persona. Stai parlando in uno stadio buio con centomila persone diverse per competenze, aspettative e tempo di attenzione. Questo episodio è una doccia fredda: i numeri reali dietro le critiche nei commenti, la trappola della crocerossina digitale che abbassa il livello per accontentare tutti e perde chi la seguiva davvero, e l'effetto Barnum che spiega perché i contenuti generici ottengono like ma non convertono mai. La soluzione: costruire un recinto preciso, parlare a una persona sola, accettare che chi sta fuori resti fuori. Ascolta con attenzione, mannaggia a te.
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Delegare la scrittura all'AI sembra una scorciatoia. È invece il modo più rapido per trasformare la tua voce in quella di un casello autostradale. L'AI tende strutturalmente verso la media matematica, quello che in statistica si chiama regressione verso la media. Il risultato è contenuto commestibile ma insapore. Il problema non è che scrive male: è che scrive abbastanza bene da convincerti che il lavoro sia finito. La soluzione è mettere attrito umano, il tuo punto di vista sporco e specifico, sopra l'ossatura che la macchina costruisce. Se produci contenuti per il tuo business, questo episodio ti riguarda direttamente. Ascolta con attenzione, mannaggia a te.
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ChatGPT, Claude, Gemini. Li usi ogni giorno, ma sai davvero come funzionano? Smonto l'illusione più diffusa: quella del cervello digitale che capisce e ragiona. Gli LLM non capiscono niente. Sono motori statistici, un T9 da miliardi di parametri addestrato su tutto il testo che l'umanità ha mai prodotto. Spiego cosa sono i pesi, perché le allucinazioni non sono un bug ma una caratteristica strutturale, e come il prompt engineering cambia tutto. Se usi l'AI per lavoro senza aver capito questo, stai correndo un rischio concreto. Ascolta con attenzione, mannaggia a te.